Giambellino – Legalità non vuol dire giustizia

Ieri nuovo sgombero della Base di Solidarietà Popolare in Giambellino.

“I tempi rapidissimi della giustizia italiana”. Così si potrebbe intitolare, con amara ironia, un eventuale saggio sulle vicende surreali che stanno avendo come palcoscenico il quartiere Giambellino e che hanno avuto inizio il 13 dicembre con gli arresti di nove attivisti per il diritto alla casa con la roboante accusa di “associazione a delinquere”.

Un’accusa già di per sé infamante che di solito, nel senso comune, viene automaticamente associata alla criminalità organizzata.

Ma non è questo il caso…

Gli attivisti del Comitato Abitanti Giambellino Lorenteggio vengono accusati di aver organizzato in quartiere la lotta per il diritto ad avere un tetto sopra la testa anche per i più poveri.

Le accuse sono state rilanciate in una roboante conferenza stampa con presenti gli alti gradi dell’Arma dei Carabinieri e il capo del pool antiterrorismo della Procura di Milano Alberto Nobili (che ha nel suo curriculum le inchieste dei primi anni ’90 contro le famiglie calabresi della ‘ndrangheta). Una conferenza stampa degna dell’arresto di un sanguinario boss mafioso o di una pericolosissima cellula di ISIS e dedicata invece a…nove ragazzi e ragazze accusati di occupare degli appartamenti!

Gli inquirenti, bontà loro, devono ammettere che le lotte politiche messe in campo per il diritto alla casa non avevano come scopo l’arricchimento personale e mandano quindi gli arrestati ai domiciliari.

Quella mattina il quartiere viene militarizzato e, oltre a diversi appartamenti, viene sgomberata anche la Base di Solidarietà Popolare di via Manzano.

La gestione ALER del diritto alla casa è vergognosa. Buchi di bilancio e liste di attesa lunghissime…cosa c’è di meglio se non imbastire una bella campagna stampa contro il capro espiatorio di turno, ovvero i diabolici occupanti? Come a dire che quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito.

Ai primi di gennaio 2019 la Base di Solidarietà viene rioccupata.

Di ieri, 5 febbraio, la nuova operazione di sgombero che, ancora una volta, svoltasi con uno spiegamento di forse fantascientifico ha portato al sequestro dell’immobile che è stato murato.

Di oggi invece la notizia comparsa sulla stampa della decisione del Gip (giudice delle indagini preliminari) di mandare a processo gli imputati direttamente senza udienza preliminare accogliendo la richiesta dell’accusa rappresentata dal pubblico ministero Basilone.

La prima udienza è stata fissata per il 2 aprile.

Ciò significa che per l’estate il processo di primo grado potrebbe essere già concluso.

Sei mesi! Un tempo record per la giustizia italiana.

Ma quando si tratta di repressione verso le lotte sociali, si sa, vale tutto.

 

Qui il comunicato appena pubblicato dal Comitato Abitanti Giambellino Lorenteggio.

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