Storie di Zona 3: il movimento contro il trasferimento della Statale

Esattamente tre anni fa al Dipartimento di Fisica con un’assemblea partecipata da centinaia di persone nasceva il movimento contro il trasferimento ad Expo delle facoltà scientifiche della Statale. Un’esperienza che lascerà per sempre un segno indelebile nella vita mia, in quella di altri, ma soprattutto nella storia del quartiere di CittàStudi. Era il mio primo anno da matricola a Fisica e ricordo ancora, come fosse ieri, le voci dei miei compagni di università più grandi che commentavano quella grande folla che si era data appuntamento nell’aula A. Era dai movimenti dell’Onda del 2008 che quell’aula non si riempiva così per un assemblea. Già prima che iniziasse era chiaro che da lì in avanti sarebbe successo qualcosa di inedito. Tutte le anime del quartiere avevano risposto alla chiamata. C’erano gli studenti della Statale e del Politecnico, i professori e i ricercatori di Fisica, Matematica e Informatica. C’era Anna Romanelli dell’ANPI sezione CittàStudi. C’erano i residenti del quartiere con le loro diverse anime e sensibilità e gli amici urbanisti di Progetto Lambrate. C’erano i lavoratori della statale, l’RSU e i sindacati. Un quartiere intero si era dato appuntamento e voleva essere protagonista di quello che di li in avanti sarebbe cambiato nel quartiere e a Milano.

L’assemblea a Fisica contro il trasferimento all’ex-Area Expo.

Da quel giorno sono iniziati due anni pieni di iniziative, volantinaggi ai mercati, raccolte firme porta a porta, cortei, fiaccolate e moltissime altre iniziative. Ricordo innumerevoli presidi e le inutili commissioni a Palazzo Marino in cui il Comune di Milano ci ha dimostrato come la parola “partecipazione” può essere utilizzata a sproposito e perdere significato nella bocca delle persone sbagliate. Ricordo le cene di raccolta fondi alla balera dell’ortica piene di politici della zona e di vino scadente. Ricordo le manganellate della polizia il 6 marzo 2018, che voleva impedirci di portare la nostra voce al Rettore e al Senato dell’Università che stava prendendo delle decisioni sulla nostra pelle.

6 marzo 2018, il giorno delle cariche vicino alla Statale

 

Ricordo la nostra prima manifestazione, migliaia di persone, centinaia di fiaccole che avevano portato i comitati dei residenti e le persone affacciate dai balconi che applaudivano o ci guardavano senza capire cosa stesse accadendo. L’invasione del Municipio 3, con i politici locali del PD che si grattavano la testa e guardavano migliaia di persone entrare per un assemblea nell’aula consiliare.

Il corteo di quartiere del novembre 2017 che portò in piazza più di mille persone

Ricordo le delibere dei dipartimenti di Matematica e Informatica che quasi all’unanimità votavano di rimanere a CittàStudi e il Dipartimenti di Fisica che li ha seguiti dopo alcuni mesi. Ricordo le assemblee nell’oratorio di via Pinturicchio. Ricordo le litigate con Rosy Rosato (non me ne volere male) e Antonino Nucera e tanti altri. Le critiche anche dure che spesso ci siamo fatti a vicenda e che, ammetto, ho fatto finta di non ascoltare anche se lasciavano sempre qualcosa dentro di me. Con tutto questo sono cresciuto e sono uscito da uno dei periodi più duri della mia vita, ma questi sono affari miei.

Quello che conta davvero è che più andavamo avanti più appariva chiaro che non stavano difendendo gli interessi nostri, di uno specifico gruppo o di una categoria, ma che stavamo lottando per un bene comune e un interesse collettivo. Lottare per il bene del quartiere e dell’università era lottare per tutti e per una città migliore.
Dopo due anni di battaglie il neo-eletto Rettore della Statale annuncia che il progetto di trasferimento è stato ridimensionato, che solo alcuni dipartimenti verranno trasferiti e rilancia l’idea dei tre poli per l’università: uno in Festa del Perdono, uno a Expo e uno a CittàStudi. Tuttavia rimane ancora per molti versi incerto il futuro del quartiere su cui incombe comunque l’ombra dello smantellamento di alcuni dipartimenti e le speculazioni edilizie che ne seguiranno.

Il corteo del 6 marzo 2018 quando il Senato Accademico venne blindato per impedire le contestazioni

Ma il più grande risultato che abbiamo ottenuto (se non l’unico a mio avviso) è stato dimostrare a noi stessi che se gli abitanti della città si organizzano insieme possono fare la differenza e riscrivere la storia, che non bisogna rassegnarsi quando dall’alto vengono calate delle decisioni sulla città ma avere il coraggio di combattere insieme.
La dimostrazione di ciò è che il movimento contro il trasferimento della statale e la sua rete di contatti si è di nuovo attivata quando ce ne era bisogno in quartiere. Nella battaglia per salvare il parco Bassini il quartiere si è mostrato unito e sempre dall’oratorio di via Pinturicchio (quartier generale dell’assemblea di CittàStudi) è partita l’assemblea che ha lanciato la manifestazione in risposta alla distruzione del parco.

Mentre scrivo queste righe Milano è diversa, le strade sono vuote e le persone sono chiuse nelle loro case (quelle che hanno una casa) per evitare la diffusione del virus Covid-19 che sta paralizzando la nostra città e la società globalizzata.
Ma l’anima del quartiere batte ancora forte. A partire da martedì la Brigata di Solidarietà Lena-Modotta composta da volontari e giovani della zona è attiva per portare cibo e medicinali nelle case di chi non ha la forza o l’età per uscire e a consegnare cibo ai senza tetto e a chi una casa non ce l’ha. Questa per me è la più grande dimostrazione che la solidarietà è più forte di qualunque nemico. Nessuno rimarrà solo a CittàStudi perché CittàStudi è una comunità.

Un abbraccio a tutti gli amici citati, ci rivediamo presto nelle strade del quartiere.

Sergio_MiM

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