Unioni civili e Comune di Milano: qual è il problema?

Prevista per oggi pomeriggio alle 16.30 la discussione per l’approvazione del tanto discusso “Regolamento per il riconoscimento delle unioni civili” al Comune di Milano.

Questo regolamento, uno dei “cavalli di battaglia” della campagna elettorale della Giunta comunale Pisapia, sarebbe in verità un primo passo per un riconoscimento delle coppie conviventi e non sposate, che potrebbe aprire loro opportunità nei servizi, oltre a rappresentare un’applicazione dei principi di non discriminazione e, non ultimo, aprire all’accettazione da parte dell’opinione pubblica.

Il coraggio e l’aspetto culturalmente innovativo di questa proposta sono evidenti soprattutto grazie alle reazioni che ha suscitato: si è parlato di “ favoreggiamento della poligamia”, di mancanza di riconoscimento da parte della Chiesa (qualora dovesse entrare in vigore), di operazione di facciata (tipica critica mossa per sminuire un intervento facendolo sembrare un’operazione di marketing del consenso da parte della Giunta).

Ma perché una coppia non sposata fa tanta paura?

Sappiamo bene che l’Italia si porta dietro una cultura pesante e conservatrice, in gran parte dettata dalla tradizione cattolica, ma anche dalle enormi difficoltà che il nostro Paese ha (culturalmente e socialmente) nello stare al passo con i tempi e con gli altri Paesi d’Europa e del mondo.

In Belgio vige dal 1998 un regolamento che riconosce le unioni civili, a cui è seguita, nel 2003, una legge che regola i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

La Francia, nel lontano 1999, ha istituito i PACS, forma laica di unione civile, che offre ampia tutela giuridica e sociale alle coppie conviventi.

Persino la non proprio laica Irlanda è riuscita, con un lungo iter, a rendere operativa, nel 2011, una legge proposta nel 2005 per la regolamentazione delle unioni civili (etero e omosessuali).

L’elenco dei Paesi che hanno fatto questo percorso è ancora lungo, e comprende Inghilterra, Portogallo, Paesi Bassi, Ungheria, Spagna, Slovenia e molti altri.

L’Italia è uno dei pochi Paesi che, con un meccanismo di procrastinazione e temporeggiamento (tutto suo), è riuscita fino ad adesso a non legiferare in merito.

Per questo motivo la scelta del Comune di Milano è importante: sebbene sia vero che non si prevedono sostanziali modifiche concrete nel breve termine, si compirebbe un primo passo nell’adeguamento delle normative ai cambiamenti della società, elemento essenziale per uscire dalla profonda e grave paralisi (non solo economica ma anche e soprattutto sociale e culturale) nella quale il nostro Paese si trova.

 

 

 

 

 

 

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