Fermiamo i data center: cresce l’opposizione sociale alle Big Tech nella provincia di Milano

La Lombardia ospita quasi il 65% della “potenza di calcolo” nazionale, e ben 40 dei 82 gigawatt richiesti in tutta Italia sono concentrati solo nella provincia di Milano, che ha superato la densità energetica di Zurigo e Madrid.

Da Lacchiarella a Rho, da Certosa a Bollate e Cesate, spuntano come funghi progetti di data center di proprietà delle Big Tech. La recente proliferazione dei progetti di questo tipo è da ricercare ovviamente nell’impetuoso sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, di cui i data center sono infrastruttura.
Ciò che interessa principalmente a chi vuole costruire un data center è la vicinanza dei terreni all’alta tensione e alle falde idriche. L’enorme quantità di energia che serve a queste strutture dipende principalmente dall’esigenza di raffreddamento e del controllo termico di questi capannoni riempiti di computer.

Se negli USA e in altri luoghi di Europa la battaglia è già cominciata, il diffondersi delle notizie sull’arrivo di queste strutture nei nostri comuni – quasi tutti unanimemente concordi nell’accoglierli in cambio di cospicui oneri di urbanizzazione e ben più misere compensazioni o mitigazioni ambientali – ha messo in allerta i cittadini dei nostri territori, che subito hanno costituito comitati perché si ponga un argine a questa corsa senza trasparenza né pianificazione.

È in questo clima che nella serata di giovedì 30 luglio più di 150 persone hanno riempito l’assemblea pubblica convocata dal Centro Sociale Fornace per opporsi all’avanzata incontrastata dei colossi del digitale sul nostro territorio e per richiedere una moratoria immediata alla costruzione di Data Center nel Rhodense, territorio investito da ben 10 nuovi progetti, di cui 3 solo a Rho, uno di proprietà di Amazon Web Services valutato di “preminente interesse strategico nazionale” anche per la conservazione di dati provenienti da enti pubblici, con la conseguente nomina di un Commissario dai poteri speciali in grado di aggirare le normative vigenti.

Quella di giovedì scorso è stata una forte partecipazione popolare e democratica che ha visto singol* cittadin, attivist di realtà organizzate, comitati territoriali e centri sociali confrontarsi per creare insieme un’opposizione sociale a un modello predatorio di sviluppo che vuole rendere le nostre città delle colonie asservite agli interessi delle Big Tech.

Gli interventi che si sono susseguiti durante la serata hanno messo in luce le tante criticità dei data center, strutture fortemente energivore, ecomostri di cemento che destano perplessità quando non allarme per le isole di calore generate dai sistemi di raffrescamento, il rumore e le emissioni climalteranti prodotti dai generatori, lo stoccaggio di grandi quantità di carburante, i grandi consumi idrici, lo stress causato dagli enormi consumi alla rete energetica locale (già soggetta a continui blackout) e altre questioni di salute pubblica, per citarne solo alcuni.

Oltre alle nocività, le Big Tech beneficiarie dei ricavi miliardari derivanti da questi progetti vomiteranno sui nostri territori anche miseria economica, preparando il terreno ai licenziamenti di massa causati dall’Intelligenza Artificiale, una tecnologia che, pur venendo addestrata dall’attività umana collettiva, non verrà usata per liberarci dal bisogno e dalla fatica del lavoro ma al contrario verrà utilizzata dalle Big Tech per cancellare milioni di impieghi in ogni settore. I data center sono inoltre infrastrutture su cui si basano sistemi di sorveglianza, controllo sociale e repressione, oltre che nodi logistici strategici sui quali si articola la moderna macchina bellica.

La volontà emersa dal confronto assembleare del 30 luglio è quella di mantenersi in contatto, di stringere mutuo appoggio in vista di una mobilitazione diffusa a difesa dei territori che si farà più stringente dall’inizio di settembre.

L’obiettivo politico individuato è comunque Regione Lombardia: l’istituzione che dovrebbe governare la transizione digitale e tutelare il territorio ha invece scelto di abdicare, trasformando la regione nel parco giochi delle Big Tech. Non possiamo accettare che la politica istituzionale stenda i tappeti rossi agli speculatori mentre i cittadini ne subiscono solo i danni.
L’orizzonte verso cui ci muoviamo da oggi è una grande manifestazione contro le politiche regionali, per esigere una moratoria immediata sulla costruzione dei Data Center e pretendere una regia pubblica, democratica e partecipata sulle infrastrutture, rivendicando la redistribuzione della ricchezza che i giganti del web estraggono ogni giorno dalle nostre vite.

Il Centro Sociale Fornace è a disposizione di chi si sta organizzando per far crescere una mobilitazione orizzontale, plurale e di tutta la comunità alla devastazione dei nostri territori.

L’assemblea si è sciolta dotandosi di strumenti di comunicazione comune in vista degli appuntamenti di mobilitazione a difesa delle nostre città che verranno comunicati in seguito.

SOS Fornace

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