Il Municipio di Zona 5 difende la 194 – “Questa mozione non passerà!”

Riprendiamo il comunicato scritto dalle compagne e dai compagni di ZAM che lavorano sulla periferia di Zona 5 a Milano.

 

In questo periodo storico di “nuova” caccia alle streghe non poteva mancare l’ennesimo attacco al diritto sull’ aborto, sancito dalla legge 194 del 1978, da parte di organizzazioni cattoliche e partitelli fascisti.
Al Municipio 5, lo scorso 25 ottobre, è stata proposta una mozione per “informare le donne sui danni provocati dall’aborto” da parte della consigliera Roberta Perrone di Forza Nuova, insieme ad altri consiglieri di Lega e Fratelli d’Italia.
Ma cosa dice questa mozione? Quali intelligentissime argomentazioni portano per avallare la loro tesi?

I promotori decidono di partire da dei dati estremamente discutibili, non solo per noi ma anche per il Ministero della Salute italiana e l’OMS.
Nel dettaglio:

<<Nel 2016 si contano 84 926 interruzioni volontarie di gravidanza , 214 532 donne hanno assunto la pillola del giorno dopo e in 189 589 quella dei 5 giorni>>
Peccato che riportare il numero delle IVG, insieme a quelli della pillola del giorno dopo e dei 5 giorni dopo, non abbia alcun nesso logico. Infatti queste ultime non sono pillole abortive ma definite “contraccezione d’emergenza” (la FIGO, Società Internazionale dei Ginecologi, ha chiarito in una nota ufficiale che il principio attivo della pillola del giorno dopo ha effetti solo sull’ovulazione e NON sulle fasi successive come fecondazione o annidamento dell’ovulo nell’utero).
<<L’OMS dichiara che le donne morte per aborto ogni anno in Europa sono almeno 150>>
150? Considerando che l’Europa conta 741.4 milioni di abitanti (circa la metà donne), 150 morti all’anno corrispondono circa allo 0.00005% della popolazione. Un numero che si rivela ancora più trascurabile se confrontato ad esempio con il numero di donne che, solo in Italia, muoiono ogni anno per complicazioni connesse al parto: sono ben 62.
<<L’ultima relazione del Ministero della Salute sull’applicazione della legge 194/1978 fa una stima parziale di 640 casi di complicanze fisiche a seguito dell’interruzione volontaria di gravidanza, nel solo 2015.>>
Caspita! Pensate che le infezioni in ospedale uccidono più degli incidenti stradali, sono 7 000 all’anno, contro i 3 500. Ma quindi le complicanze fisiche non saranno forse legate alla mala sanità che caratterizza la nostra amata Italia? A noi un pò il dubbio viene!

Ma le loro menti geniali non si fermano qui, oltre a dare dati statistici totalmente fuorvianti sulle conseguenze fisiche dopo la IVG, infatti, decidono di proporci una sfilza di conseguenze psicologiche che in confronto i sintomi da nevrosi traumatica da guerra sono solo una inezia:

<<Le conseguenze psichiche possono essere innumerevoli, tra le più gravi: stati d’ansia generali; sensi di vergogna, rimorso, colpa, abuso di farmaci, alcol e droghe; sproporzionato turbamento alla vista di una donna incinta; rancore verso il padre, il medico che ha praticato l’aborto, gli uomini in generale; propositi di suicidio.>>

Leggendo questa ultima parte non riusciamo più a fare ironia.
In Italia su 94 ospedali con reparti di ostetricia e ginecologia solo 62 effettuano la IVG a causa dell’obiezione di coscienza che lede ogni giorno il diritto all’autodeterminazione delle donne sul proprio corpo.
Ma anche quando la donna è riuscita a superare la barriera anti-abortista, la strada tortuosa che deve intraprendere non finisce. Bisogna infatti sottoporsi a un colloquio psicologico obbligatorio per indagarne le motivazioni. Questi colloqui sono spesso umilianti, giudicanti e dolorosi per le donne che decidono di fare questa scelta, perchè è di questo che si tratta. Sono dei colloqui che, usando le parole dei promotori di questa mozione, possono generare stati d’ansia generali; sensi di vergogna, rimorso, colpa, abuso di farmaci, alcol e droghe.

L’aborto è una scelta che deve essere informata, libera e gratuita. Una scelta che non deve essere giustificata con nessuno. Troppo spesso, infatti, le donne vengono criminalizzate per questo, perchè la morale cattolica e patriarcale è convinta che lo scopo principale del genere femminile sia diventare madre e moglie, e se non vuoi/puoi stare all’interno di questo ruolo allora non sei una vera donna: sei un’assassina, una degenerata.

Prima della legge 194 c’era la mammana del paese che usava un ferro da calza che faceva roteare nell’utero della donna per provocare il distacco della placenta e l’aborto. Se andava bene la donna abortiva, se no rischiava di morire dissanguata. Molte altre donne invece si preparavano un decotto di prezzemolo, un concentrato di veleno che se fatto correttamente provoca l’aborto, ma il più delle volte fa morire le donne avvelenate.
La legge 194 nasce da questa realtà e da queste sofferenze.

Perché anziché perdere tempo e spendere denaro pubblico con queste inutili e disinformate campagne “pro vita”, non viene invece promossa l’educazione sessuale in ogni scuola, facendo prevenzione e dando ai giovani informazioni chiare e veritiere sul sesso e sul rischio di rimanere incinta?
Perché anziché colpevolizzare le donne per una loro legittima scelta, non si crea un reale stato sociale che vada ad aiutare chi davvero decide di abortire per mancanze economiche?
Perché anziché riportare i dati sull’aborto non si riportano i numeri della violenza sulle donne in ambiente domestico? Dei femminicidi? Delle molestie sul lavoro?

Perché viviamo in un epoca storica dove ogni diritto è sotto attacco e dove i problemi reali, tangibili, vengono soffocati e nascosti per crearne di inesistenti.
Perché con campagne informative del genere si torna di fatto indietro di decenni, imponendo una società basata su una ideologia sessista, razzista e fascista.

Il governo giallo-verde è uno dei tanti esecutivi nel mondo che sta tentando di farlo, ma siamo in ottima compagnia dal Brasile di Bolsonaro (che dal primo momento ha fatto dichiarazioni apertamente misogine) alle leggi anti gay della Russia di Putin. La lista purtroppo è davvero troppo lunga.

Ma la storia ci insegna che la resistenza continua a rinnovarsi, generazione dopo generazione, non estinguendosi mai. Ed è qui che entriamo in gioco noi, le comunità che resistono ogni giorno, e che si mettono in gioco in prima linea per creare un mondo migliore per tutte e tutti, senza distinzioni di classe, genere e razza.

QUESTA MOZIONE NON DEVE PASSARE E NON PASSERA’!

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