[DallaRete] Invalsi, disobbedienza civile con tweet, ironie, test in bianco

 

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Studenti. Larga adesione alla campagna di boicottaggio. Per i Cobas il 30% delle classi ha boicottato la prova, per il Miur l’1,79%.

A metà pome­rig­gio, l’hashtag #invalsi2014 aveva supe­rato #veri­tà­pi­ran­del­liane. Una coin­ci­denza molto più che sim­bo­lica che ieri ha fatto esplo­dere la rete ita­liana dove, a migliaia, si sono river­sati i tweet iro­nici e di pro­te­sta con­tro le prove Invalsi che hanno coin­volto 562 mila stu­denti in seconda superiore.

Tra foto di prove boi­cot­tate nelle maniere più fan­ta­siose, e alcuni dise­gni inge­gnosi, gli stu­denti ita­liani hanno mostrato di avere appreso la lezione piran­del­liana sull’ironia. Lo sber­leffo, il segno gra­fico, la bat­tuta anche pesante sul per­so­nag­gio di «Nello» — l’incolpevole astra­zione che verrà ricor­data per tutta la pros­sima gene­ra­zione — hanno fatto per­ce­pire l’estraneità degli stu­denti rispetto ai valori di una società neo­li­be­rale che affida alla valu­ta­zione di que­sti test la distri­bu­zione delle risorse alle scuole e l’aumento degli sti­pendi dei docenti «meri­te­voli». Meri­te­voli di avere modi­fi­cato la loro didat­tica e per­met­tere ai loro stu­denti di sce­gliere la rispo­sta giu­sta con una cro­cetta. Non sono man­cate le frec­ciate agli esperti che hanno sti­lato il test. A comin­ciare dall’indicazione che impo­neva di «non girare pagina fin­chè non ti sarà detto di farlo». Qual­cuno ha rispo­sto, «Dobby non ha padroni, Dobby è un elfo libero».

Oppure: «Non girare il foglio altri­menti arri­vano i par­ti­giani in classe». Il migliore è stato chi ha rispo­sto a que­sta ingiun­zione così: «Genny ’a Caro­gna ha detto che posso girarla!». Alla domanda «metti una sola cro­cetta« tra maschio e fem­mina i ragazzi si sono sca­te­nati, dimo­strando tra l’altro una certa cono­scenza sul dibat­tito sul Queer. «Pen­savo di met­terne due», ha scritto qual­cuno. Oppure: «Sono un periodo di tran­si­zione». E ancora: «Signori e signore, pen­savo fos­simo ibridi». Lo spi­rito irri­ve­rente ha colto il punto: i ragazzi vivono i test come un’imposizione dall’alto. Non sop­por­tano di essere le cavie della didat­tica neo­li­be­rale e riba­di­scono i dubbi espressi da illu­stri acca­de­mici in tutto il mondo sulla vali­dità peda­go­gica e cono­sci­tiva dei test.

In molte città ci sono state anche mani­fe­sta­zioni e cor­tei par­te­ci­pati. Abbiamo scritto ieri dell’occupazione dell’ex tea­tro Lirico a Milano, ribat­tez­zato «Boy­cott Invalsi Space» dagli agguer­riti stu­denti mila­nesi. Senz’altro l’azione poli­tica più riu­scita della set­ti­mana di boi­cot­tag­gio lan­ciata da tutte le orga­niz­za­zioni stu­den­te­sche (l’Uds. la rete degli stu­denti medi, l’Udu e nume­ro­sis­simi col­let­tivi). «Gli stu­denti — hanno soste­nuto i Cobas — hanno ridi­co­liz­zato in mille modi i quiz annul­lan­done ogni vali­dità o impe­den­done l’effettuazione e infi­ciando ogni cre­di­bi­lità dei risul­tati in circa il 30% delle classi». Negli isti­tuti di Vene­zia e Mestre cen­ti­naia di stu­denti hanno orga­niz­zato cor­tei sel­vaggi. A Napoli in 500 tra stu­denti e pro­fes­sori hanno sfi­lato tra fumo­geni e con le maschere, non di Ano­ny­mous ma con la «X» del test stam­pata sul volto. Così poi a Vicenza, Rimini e Padova, men­tre a Bolo­gna è stata scelta una forma di pro­te­sta «erme­tica». Così l’hanno defi­nita que­gli stu­denti che hanno «chiuso» con il sili­cone e catene le ser­ra­ture dei por­toni, accom­pa­gnando l’azione con un mas­sic­cio volan­ti­nag­gio con­tro «l’inutilità e la dano­sità» della som­mi­ni­stra­zione dei test.

Una mobi­li­ta­zione dif­fusa e capil­lare che ha sor­preso gli stessi orga­niz­za­tori della pro­te­sta. L’Uds ha anche pro­mosso uno «spor­tello SOS #invalsi2014»: «Il prof valuta le invalsi? è ille­gale!». L’invito agli stu­denti è scri­vere a unionedeglistudenti@​gmail.​com o tele­fo­nare allo 06/69770332.

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