[DallaRete] Teatro Valle, arriva l’avviso di sgombero dal sindaco Marino

 

valle-occupatoDopo un anno il sindaco chiude lo spazio per la trattativa e lancia l’idea di una gara d’appalto. Agli attivisti del teatro occupato dal 2011 chiede di liberarlo al più presto. La risposta degli occupanti è dura: “Una gaffe clamorosa, non ci considera cittadini. Se non riconosce la legittimità di questa esperienza, si prenda la responsabilità politica di sgomberarci con la forza pubblica”.

Strap­pata con le tena­glie, stan­ca­mente è arri­vata la prima dichia­ra­zione sul tea­tro Valle occu­pato da parte del sin­daco di centro-sinistra Igna­zio Marino. Una chiu­sura rispetto al per­corso di par­te­ci­pa­zione e inno­va­zione isti­tu­zio­nale pro­po­sta dagli occu­panti con l’idea di fon­da­zione e il pro­getto di auto-governo degli arti­sti e dei 5600 soci fon­da­tori che hanno ver­sano un capi­tale sociale di 250 mila euro. In una pausa delle trat­ta­tive con il governo sul piano di rien­tro sul debito «Salva Roma», che ha impo­sto alla Capi­tale un piano di tagli e razio­na­liz­za­zione da 440 milioni di euro, Marino ha tro­vato il tempo di dire agli occu­panti di lasciare al più pre­sto il tea­tro: «Affin­ché il tea­tro possa tor­nare ai romani, serve anche un’assunzione di respon­sa­bi­lità da parte degli occu­panti che devono al più pre­sto ren­dere dispo­ni­bile la strut­tura per favo­rire il pro­cesso di rilan­cio del pre­zioso spa­zio cul­tu­rale, anche facendo tesoro dell’esperienza fino ad ora maturata».

Il pro­to­collo fantasma

Il sin­daco pro­pone una strada che fino ad oggi ha por­tato in un vicolo cieco: «Stiamo lavo­rando – ha detto – per ban­dire nel più breve tempo pos­si­bile una gara d’evidenza pub­blica d’intesa con il Mini­stero dei beni cul­tu­rali». Marino ha giu­sti­fi­cato que­sta scelta per rista­bi­lire la «lega­lità di fronte alle enormi dif­fi­coltà che tanti tea­tri della nostra città affron­tano per man­te­nersi in vita».

È un’allusione all’accusa ricor­rente che l’ambiente romano del tea­tro sov­ven­zio­nato dallo stato, come i mono­po­li­sti della Siae, hanno rivolto in que­sti tre anni all’occupazione del Valle. Il disa­stro poli­tico, cul­tu­rale, eco­no­mico del sistema tea­trale della capi­tale sarebbe respon­sa­bi­lità degli atti­vi­sti, non di una poli­tica che ha tagliato i fondi, facendo implo­dere il sistema della coop­ta­zione che governa le nomine come al tea­tro di Roma, por­tando infine ad una poli­tica dei prezzi fuori dalla por­tata dei cittadini.

Sul piano pra­tico, Marino si è impe­gnato a risol­vere il con­flitto di attri­bu­zione esi­stente sul Valle tra il Mibact gui­dato da Dario Fran­ce­schini e il comune di Roma. All’origine di que­sta sto­ria ci fu la can­cel­la­zione dell’Ente tea­trale ita­liano (Eti) da parte dell’ex mini­stro dell’Economia Giu­lio Tre­monti nel 2010. Il tea­tro Valle, di pro­prietà dell’Eti, e quindi del mini­stero, doveva pas­sare al Comune. Il 14 Giu­gno 2011 il tea­tro fu occu­pato e, da quel momento, tutto si è fermato.

La sto­ria del pro­to­collo fan­ta­sma è con­ti­nuata. Negli ultimi mesi,  Fran­ce­schini ha rispe­dito la palla nel campo di Marino, sug­ge­rendo che la que­stione dovesse essere affron­tata dal Cam­pi­do­glio. Insomma nes­suno in tre anni ha voluto pren­dere in mano la que­stione, e invece di accet­tare la pro­po­sta di un tavolo tec­nico e giu­ri­dico tra il Comune gli occu­panti e la cit­ta­di­nanza inte­res­sata avan­zata dai giu­ri­sti che par­te­ci­pano alla «Costi­tuente dei beni comuni» al Valle, oggi Marino torna indie­tro e, forse, vuole siglare con il Mibact un nuovo pro­to­collo e chia­mare una gara pub­blica insieme al mini­stero. Si vedrà cosa farà, a que­sto punto, Franceschini.

Il caso del tea­tro Quirino

La gara di evi­denza pub­blica pro­messa da Marino per «risol­vere» la que­stione del Valle è uno stru­mento molto pro­ble­ma­tico. L’unico esem­pio cono­sciuto a Roma è la gara del Tea­tro Qui­rino. Anch’esso inse­rito nel pac­chetto liqui­dato dall’Eti, pro­prio come il Valle, è stato messo a bando per una gestione pri­vata che si è tra­sfor­mata in una gestione fami­liare. Era un tea­tro impor­tante, oggi si è tra­sfor­mato in qualcos’altro. Marino non sem­bra avere pre­stato atten­zione alle pole­mi­che sol­le­vate negli ultimi mesi.

Ora che Marino ha sco­perto le sue carte, è pre­ve­di­bile che ci saranno scos­soni nella sua mag­gio­ranza. Il Valle, infatti, è un punto di rife­ri­mento della sini­stra cit­ta­dina, oltre che dei movi­menti. Nel Par­tito Demo­cra­tico è signi­fi­ca­tiva la presa di posi­zione di Ste­fano Pedica, della dire­zione Pd del Lazio: ««La fon­da­zione Tea­tro Valle bene comune – ha detto –è stata costruita gra­zie al con­tri­buto di tutti, anche del sot­to­scritto, merita almeno un rin­gra­zia­mento per avere tenuto in piedi un pro­gramma nato a difesa della cul­tura». Per Pedica, a cui va bene la gara pub­blica, il Valle occu­pato «non può essere liqui­dato con un sem­plice invito a slog­giare. È sem­pli­ce­mente ver­go­gnoso». Dichia­ra­zione distante da altri espo­nenti del Pd locale che salu­tano invece l’iniziativa di Marino come un ritorno alla «nor­ma­lità» e alla «legalità».

Pre­vi­sti sus­sulti nel centro-sinistra romano

L’invito del sin­daco, che pur aveva escluso in una tra­smis­sione tv il ricorso allo «sgom­bero e ai man­ga­nelli», è inter­pre­ta­bile come un via libera alla solu­zione di ordine pub­blico. La debo­lezza mostrata negli ultimi sei mesi rispetto alla magi­stra­tura, come nel caso dell’Angelo Mai e del comi­tato popo­lare di lotta per la casa, o nel caso dei duri sgom­beri delle occu­pa­zioni abi­ta­tive sem­bra con­fer­mare que­sta inter­pre­ta­zione. Dopo l’approvazione del «piano Lupi» a Roma è stato isti­tuito uno «stato di ecce­zione». Espo­nenti dei movi­menti per la casa come Luca Fagiano e Paolo Di Vetta con­ti­nuano a restare agli arre­sti domi­ci­liari. Il segnale è chiaro: non c’è alcuna inten­zione di rico­no­scere nulla al di fuori della poli­tica isti­tu­zio­nale. Si vuole negare ogni spa­zio alle oppo­si­zioni sociali e di movi­mento. Il Valle è un sim­bolo sul piano nazio­nale e inter­na­zio­nale. Can­cel­larne il valore, signi­fica negare il signi­fi­cato delle occu­pa­zioni e della ricerca di un’alternativa sui beni comuni.

Una situa­zione che mette in dif­fi­coltà l’ala sini­stra della coa­li­zione al governo a Roma. Quella di Sel che, con il vice­sin­daco Luigi Nieri è impe­gnata in un’operazione di ricu­ci­tura con i movi­menti e gli spazi sociali, nel ten­ta­tivo di tro­vare una solu­zione all’articolo 5 del piano Lupi che taglia le utenze alle occu­pa­zioni abitative.

«Il governo della città deve sem­pre sce­gliere la strada del dia­logo e deklla media­zione soprat­tutto quando affronta temi di impatto sociale e cul­tu­rale come il Valle – ha con­fer­mato Gian­luca Peciola, capo­gruppo Sel in Cam­pi­do­glio – E’ neces­sa­rio aprire un con­fronto con la città e con l’amministrazione di centro-sinistra per tro­vare una solu­zione con­di­visa per la valo­riz­za­zione del tea­tro Valle».

Con­si­de­rata la posi­zione del sin­daco, è pre­ve­di­bile che la mag­gio­ranza capi­to­lina sarà tor­men­tata da nuovi sus­sulti nelle pros­sime set­ti­mane. L’autismo poli­tico di Marino non aiu­terà a governarli.

Il Valle: «Marino si assuma la respon­sa­bi­lità di sgom­be­rare il teatro»

«Leg­giamo con pre­oc­cu­pa­zione le dichia­ra­zioni del Sin­daco Marino che sem­brano orien­tate verso il disco­no­sci­mento di un’esperienza gene­rata da lavo­ra­trici e lavo­ra­tori dello spet­ta­colo e della cul­tura che coin­volge arti­sti e migliaia di cit­ta­dini – affer­mano gli atti­vi­sti del Valle — Fac­ciamo fatica a com­pren­dere cosa intenda Marino per metodo del con­fronto, se non con­si­dera pro­prio que­sti sog­getti come inter­lo­cu­tori. Una gaffe cla­mo­rosa che esclude mol­tis­simi soci fon­da­tori, arti­sti ed ope­ra­tori che da tre anni sosten­gono que­sta espe­rienza a livello cit­ta­dino, nazio­nale e inter­na­zio­nale. Appren­diamo così con stu­pore di non essere con­si­de­rati cit­ta­dini di que­sta città. Se il Sin­daco ritiene que­sta espe­rienza tal­mente priva di legit­ti­mità al punto di negare qual­siasi tipo di incon­tro e inter­lo­cu­zione, allora — fuori da ogni ipo­cri­sia — si assuma la respon­sa­bi­lità poli­tica di sgom­be­rarla con la forza pubblica».

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