Germania, i giochi sono aperti nel nome della «stabilità»

Dopo il voto. «Trattative a buon punto», verso la coalizione Cdu-Verdi-Fdp. Schulz punta sull’opposizione. Alta l’affluenza, al 76,5%. La batosta più sonora la incassano gli ultra conservatori della Csu in casa.

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Il giorno dopo il «terremoto» elettorale che ha sconvolto la Germania, a Berlino si registra la magnitudo delle scosse di assestamento, che impongono di interpretare le urne con la giusta lente d’ingrandimento.

I numeri profilano l’orizzonte della coalizione «Giamaica» (Cdu-Csu, Fdp e Verdi), l’alleanza preferita dalla cancelliera Angela Merkel già prima della consultazione. Tuttavia il cerchio del nuovo governo e il quadrato dell’opposizione non sono affatto chiusi. Anche perché in Germania l’accordo di programma fino al 2021 non è una formalità e soprattutto ha bisogno del consenso degli iscritti ai partiti.

L’ULTRA-DESTRA di AfD conquista il Bundestag sull’onda del clamoroso 12,6% (quasi tre volte i voti del 2013, anche grazie all’alta affluenza: 76,5%) ma già 24 ore dopo mostra la prima spaccatura.

I Verdi – in pole position con Fdp (forte del 10,7%) per il ruolo di gregario nel futuro esecutivo – al di là delle parole della co-segretaria Katrin Göring-Eckardt («Un risultato positivo che non immaginavamo») sono andati peggio del previsto: alla conta finale (8,9%) si classificano all’ultimo posto tra i partiti che hanno superato lo sbarramento.

La Linke, pur perdendo 400 mila voti a favore di AfD, non solo «tiene» (+0,6%) ma ne guadagna 430 mila dagli ex elettori Spd e certifica il secondo miglior risultato di sempre. Per di più in Baviera, roccaforte dei conservatori, addirittura «esplode» grazie al 6,1% dei consensi (+2,3% rispetto a 5 anni fa).

Proprio a Monaco si assiste al crollo perfino più fragoroso di quello della Cdu (33%, meno 8,5% dal 2013). La Csu del governatore Horst Seehofer lascia per strada ben il 10,5% dei voti e per la prima volta scende sotto la soglia del 40%: il peggior risultato dal 1949. Un dato che fa vacillare il leitmotiv della sconfitta causata dalla «politica di benvenuto» dei migranti, nel Land che più di ogni altro ha propagandato il limite all’ingresso dei rifugiati sigillando (di fatto) i confini, moltiplicando i controlli e rallentando i transiti.

Nonostante la «brutale sconfitta» (così il capogruppo uscente Thomas Oppermann sul 20,5% della Spd) e il passaggio all’opposizione dichiarato da Martin Schulz, la rottamazione della Grosse Koalition non è ancora stabilita e i giochi ufficialmente ancora aperti.

«Prendo atto della decisione ma cerco ancora il dialogo con la Spd, così come parlo con Fdp e Verdi. L’importante è avere un governo stabile. Le trattative sono a buon punto, ma non faccio anticipazioni» riassume Merkel nella prima conferenza stampa post-voto.

«Non farò parte del gruppo AfD in Parlamento» annuncia Frauke Petry, ex pasionaria del partito. Rappresenta l’ala «moderata» e l’altra faccia del movimento xenofobo: il volto presentabile che progettava l’equivalente tedesco della «svolta di Fiuggi». In primavera al congresso di Colonia aveva perso la battaglia contro i «radicali» Alexander Gauland e Alice Weidel, ora esce definitivamente di scena entrando al Bundestag come indipendente. Così AfD è totalmente nelle mani (tese) dell’ala destra: antisemita, islamofobica, irriducibile ai dettami costituzionali.

IN ATTESA DI TESTARE la tenuta «politica» della Bundesrepublik, nessun problema per la stabilità finanziaria, saldamente ancorata alla politica economica immune alle dinamiche sociali interne. L’eurozona non è stata scossa dal boom di AfD, come prova l’andamento delle principali piazze finanziarie: ieri la Borsa di Francoforte ha chiuso con più 0,2% seguita da Parigi (0,15%) mentre solo Milano ha perso lo 0,25%. La moneta unica, quotata sotto 1,2 dollari, è comunque destinata a rafforzarsi con la prevedibile riduzione del Quantitative Easing non più «protetto» dalla presenza Spd nel futuro governo. Del resto, il marchio Merkel è una garanzia.

CON IL 9,2% DEI CONSENSI la Linke si annuncia come primo argine contro i «filo-nazisti». Il co-leader Bernd Riexinger ha lanciato il messaggio inequivocabile: «AfD sappia che saremo il suo avversario più duro. Ci opporremo a qualunque posizione nazionalista o razzista».

Prima di ammettere la necessità di una «correzione» sulla politica sociale dopo che «AfD è riuscita a sfruttare le divisioni di classe a suo favore».

Nessuno sconto ai «fascisti» neppure dalle centinaia di persone che domenica a Berlino hanno circondato il club dove si teneva il «party della vittoria» di AfD. «Niente spazi per chi professa ideologie condannate dalla storia e dalla Costituzione» hanno scandito gli Antifa, mostrando i cartelli di divieto di accesso.

di Sabastiano Canetta

dal Manifesto

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