La musica è un’arma: Homo Ruderalis

non siae maiL’industria musicale è l’ennesimo frutto dello sfruttamento operato dal sistema capitalista sulle attività dell’essere umano per trarne guadagno: il capitale ha preso l’arte e la creatività, che permettono all’uomo di esprimersi, crescere, confrontarsi e stare bene, e li hanno costretti all’interno delle logiche del mercato regolato dal profitto. Nel mercato, la cultura – che è un bene comune e di tutti – diventa vantaggio di pochi, e quei pochi mettono regole, barriere, truccano il gioco in maniera da trarne sempre più profitto e creare un popolo di consumatori consenzienti. I potenti del sistema prendono le culture giovanili che per anni hanno criminalizzato, le “addomesticano”, le svuotano dei loro contenuti e le confezionano per il mercato. L’hip hop ne è un esempio palese. Le case discografiche decidono qual è la nuova star da lanciare sul mercato, la fanno comparire su tutti i giornali, le televisioni, le radio, i negozi di dischi e mentre impongono il loro monopolio nella distribuzione alzano i prezzi del nuovo “prodotto”. E mentre il costo marginale della produzione di album e singoli diminuisce il loro prezzo cresce, e altrettanto crescono i prezzi dei biglietti dei concerti. I diritti d’autore richiesti da Siae aumentano ulteriormente i prezzi di tutto: vengono applicati non solo sui dischi degli artisti, ma anche su eventi, supporti fisici e addirittura sugli stereo. A ricevere questa enorme somma (e parliamo di milioni di euro!) sono raramente gli artisti: a spartirsi la torta sono i cantanti mainstream e i burocrati di Siae, che guarda caso sono i proprietari e gli amministratori delle maggiori case discografiche. Agli artisti underground non restano neanche le briciole, visto che nella maggior parte dei casi i costi di iscrizione alla Siae sono più alti dei loro introiti, non hanno alcun potere decisionale e anche organizzare concerti diventa impossibile per chi vuole supportare la scena: non ci sono soldi e non ci sono spazi, o si rinuncia al cachet o ci si obbliga a un biglietto d’ingresso troppo alto. Alcune case di produzione indipendenti cercano di barcamenarsi cercando un punto d’incontro tra industria e musica in un’ottica più etica, ma è difficile pensare che questo possa realmente rappresentare un’alternativa credibile, quando 3 case di produzione detengono il 75% del mercato musicale del pianeta.

La creatività non può sottostare ai meccanismi dell’industria musicale. L’arte non può sottostare ai meccanismi del capitale.

Come Zam Hip Hop Lab e Rap Caverna Posse ci siamo a lungo interrogati su questa problematica, chiedendoci come avremmo potuto entrare in questo mondo senza snaturare i nostri valori, nella consapevolezza che la condivisione di saperi e conoscenze ed esperienze siano atti doverosi e legittimi. Non solo: la cultura è e rimane uno dei pilastri per la crescita e il benessere degli esseri umani, ed è quindi da ritenersi un bene comune, libero e inalienabile. La diffusione della cultura dev’essere quindi liberata non solo dai meccanismi perversi del mercato della plastica e della commerciabilità, ma anche dalle assurde dinamiche che derivano dalla possibilità di trarre profitto dalla sola riproduzione di tali beni culturali, ovvero i diritti d’autore. Se il caso di Siae, gigante della burocrazia e dei poteri forti, campione della corruzione a tal punto da rimanere monopolio nonostante una direttiva europea glielo impedisca formalmente, rende palesi queste contraddizioni, non possiamo dimenticare che il diritto d’autore costituisce di per sé e in ogni caso un freno alla distribuzione, e quindi alla fruizione da parte di tutti, dell’arte e della cultura. Riteniamo importante la retribuzione di ogni lavoro, e contribuiamo come possiamo a supportare gli artisti. Partendo dalle considerazioni qui sopra, riteniamo perciò che la migliore retribuzione sia legata ai concerti, all’acquisto dei dischi o a pratiche come il crowdfounding, e non riguardi invece la riscossione del diritto d’autore sulla riproduzione.

Per quanto ci riguarda, crediamo nella riappropriazione degli spazi e abbiamo insieme a tanti altri e altre occupato uno spazio abbandonato, abbiamo creato uno studio di registrazione, autocostruito e autogestito, grazie all’autofinanziamento che raccogliamo organizzando serate e concerti con artisti che rimangono al di fuori del circuito mainstream, cercando di garantire agli artisti un compenso e ai supporters un ingresso a prezzi popolari. Lo studio di registrazione esenta dal “possesso” tradizionale, perchè è patrimonio di tutti e spazio di condivisione di esperienze e cultura hip hop che attraversa un sacco di dimensioni diverse (dai giovanissimi alle prime armi ai decisamente più rodati OTR, dalla scena militant agli amanti della trap).

Per gli stessi motivi, abbiamo deciso di mettere in piedi la campagna NonSiaeMai e il 22 settembre c’è stato il primo incontro pubblico a cui sono stati invitati agenzie di booking, artisti, esperti del settore.

La Rap Caverna Posse sta facendo uscire il suo disco, totalmente autoprodotto nello studio, stampando i cd uno a uno pur di non lasciare nemmeno un euro alla dittatura della Siae.

Ci piace pensare al mondo della cultura come a una comunità che vive in simbiosi in uno scambio di competenze e di esperienze, e rifiutiamo il meccanismo economico che sta dietro una distribuzione di massa di un prodotto che dovrebbe essere culturale e che finisce con l’essere uno squallido gioco di interessi di individui che con l’arte non hanno niente a che fare.

Riprendiamoci l’arte, la cultura e tutto ciò che ci spetta!

Che siamo artisti o supporter, rompiamo insieme il ricatto del mercato, dettato da chi si appropria di una cultura collettiva in nome del denaro e cerca di dividerci sulla base di vane promesse di successo.

Aderisci alla campagna NonSiaeMai: La musica è un’arma, insorgi ora!

E’ da poco disponibile Homo Ruderalis, un ricchissimo progetto targato Rap Caverna Posse che consiste in un doppio cd dalle sonorità più differenti, che spaziano dai motivi funk e classici dell’hiphop passando per sonorità cupe e taglienti fino a sfociare nell’hardcore vero e proprio. Homo Ruderalis è il primo progetto musicale nato all’interno del centro sociale zam che parte dalla volontà di rinsaldare il rapporto tra musica e contenuto, in un cerchio che unisca le piazze della metropoli e gli spazi occupati.

Homo Ruderalis è scaricabile qui e sarà disponibile in copia fisica fra qualche giorno.

ZAM HIP HOP LAB

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