L’ennesima oscena riforma della Sanità Lombarda?

Incuranti della catastrofica gestione dell’emergenza pandemica, il vergognoso duo Letizia Moratti e Attilio Fontana continua a derubarci del nostro diritto alla salute rappresentando così un esempio vivente dell’eccezione alla regola del “chi rompe paga” e “sbagliando si impara”.
Nonostante la pandemia abbia dimostrato tutti i limiti del sistema lombardo, la controriforma alla legge sanitaria Moratti-Fontana sta spingendo la sanità ancora di più nelle braccia dei privati. Dopo più di 35 mila morti per Covid-19 in Lombardia di questi quasi 2 anni e un numero imprecisato di morti dovuti alla sospensione e i ritardi di visite e interventi, siamo ancora qui a prendere atto fin troppo inermi dello smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata.

Facciamo però un passo indietro. Da mesi si sta parlando della riforma della sanità regionale, resa necessaria dalla bocciatura della riforma Maroni del 2015 da parte dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e per le direttive date dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del governo. E’ di pochi giorni fa la notizia che la giunta regionale avrebbe fretta di approvare la proposta di revisione, ponendo come termine il 20 febbraio 2022, per poter accedere direttamente come regione a parte dei fondi del Pnrr.

Il tempo quindi scorre velocemente per salvaguardare quello che dovrebbe essere interesse di tutt*: la salute collettiva e individuale come diritto fondamentale, non come privilegio per poch*.

Ma cosa prevede esattamente questa controriforma?

Il testo aumenta il peso, già estremamente gravoso, dei privati nella sanità lombarda. In particolare nella medicina territoriale si verificherebbe un coinvolgimento dei privati nella gestione delle tanto agognate case della salute e ospedali di comunità. Queste strutture potenzialmente dovrebbero fortificare la sanità territoriale e di prossimità, smantellata da 25 anni di politiche neoliberiste portate avanti da Formigoni, Maroni e adesso Fontana e Moratti stessi. Quindi una espansione dei soggetti privati, senza invece prevedere un incremento della rete territoriale pubblica. Non si parla nemmeno di programmazione sanitaria, né di coinvolgimento delle realtà di territorio.

Ma non finisce qui, uno dei tanti problemi della sanità lombarda, oltre alla mancanza dei medici di base e della insufficienza di personale, sono le lunghe, a volte interminabili, liste d’attesa per visite diagnostiche e specialistiche. La prevenzione praticamente è inesistente. La “libertà” di scegliere se rivolgersi a ospedali pubblici o privati per farsi curare, tanto decantata da Roberto Formigoni, ex Presidente della Regione Lombardia, condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione, “si è ridotta in pratica a un’unica scelta: aspettare un anno per una visita o farla a pagamento” come dice Maria Sartor, autrice del libro “La privatizzazione della sanità lombarda dal 1995 al Covid-19: Un’analisi critica”. Il governo per andare a risolvere un disservizio molto grave, che va a ledere il diritto inalienabile alla salute, decide di distribuire fondi per diminuire il tempo delle liste di attesa e per risposta la Regione Lombardia inserisce nel testo di dare una forte quota di questi fondi ai privati accreditati, che ricevono già il 40% di fondi pubblici. Insomma, cornuti e mazziati.

Che fine faranno invece le tanto “efficienti e amate” Ats (Agenzie di tutela della salute)?

Rimarranno in vita e continueranno ad avere una missione prevalentemente di tipo regolativo ma perderanno peso a vantaggio delle Asst (Aziende socio sanitarie territoriali), ovvero le strutture come gli ospedali. Le Asst saranno responsabili della medicina territoriale, anche delle case della salute e degli ospedali di comunità.

Oltre a tutto questo, i nostri amministratori si sono rifiutati di bloccare l’intramoenia, cioè l’attività privata che il medico pubblico svolge all’interno del servizio sanitario pubblico stesso.

Una situazione a dir poco allarmante che si va ad aggiungere a moltissimi altri punti di criticità che ci portiamo avanti da fin troppo tempo, come il grave problema dell’assistenza domiciliare che non funziona e delle RSA totalmente lasciate ai privati, che ne gestiscono il 70%.

Il privato per sua stessa natura deve fare profitto e se si occupa di sanità su cosa andrà a lucrare? Sulla nostra salute? Sul nostro benessere? Sulla prevenzione? Oppure sulla nostra sofferenza e sulle nostre malattie? La risposta appare scontata ma forse è necessario rifletterci seriamente e risolvere questa contraddizione strutturale una volta per tutte.

Come siamo arrivati a questo punto? Quando ci siamo arres* davanti alla distruzione dei nostri diritti?

L’alternativa a questo DISASTRO LOMBARDO senza fine sembra esistere da diverso tempo, con battaglie territoriali e vertenziali che durano da più di 20 anni che però rimangono inascoltate. Anche la Rete Dico 32, di cui fanno parte anche alcuni dei maggiori partiti italiani, qualche sabato fa ha presentato i suoi punti per avere nuovamente una sanità rivolta alla prevenzione, pubblica, territoriale e garantita a tutt*. Ma questa è veramente una battaglia politica che può essere vinta solo attraverso le elezioni e i partiti di rappresentanza? Che responsabilità hanno anche i partiti come il Pd e il Movimento 5 stelle nello sfacelo della sanità non solo Lombarda ma Nazionale?

Perché non si riesce a organizzare un Movimento di massa dal basso intorno al tema della sanità e della salute, in questo momento storico così delicato e importante proprio per questi temi? Cosa deve succedere in più per farci aprire gli occhi e comprendere che molti dei diritti che avevamo conquistat* con la lotta negli anni ’70 sono ormai stati svuotati della loro sostanza e materialità e che ne rimangono solo i nomi di facciata?

La sanità deve essere SOLO pubblica, laica, preventiva, territoriale e accessibile a tutt*.
Il tempo è già scaduto.

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