NOT MY TAXONOMY! Racconto delle proteste a Strasburgo

Il 6 luglio 2022 si è tenuto il voto per la finalizzazione della tassonomia europea, pensata per guidare gli investimenti privati verso energie sostenibili.
La tassonomia europea è una classificazione – una vera e propria lista – degli investimenti ritenuti sostenibili in Europa dal punto di vista ambientale.
Il voto avrebbe confermato o rigettato il veto che criticava l’attuale bozza della tassonomia, in cui gas fossile ed energia nucleare erano inseriti nella categoria degli investimenti sostenibili.

Il 3 luglio, come delegazione italiana, in circa settanta persone abbiamo raggiunto Strasburgo da Roma, passando per Milano, per partecipare ai due giorni di mobilitazioni e per fare pressione specialmente sugli europarlamentari italiani per votare a favore del veto. Attivisti e attiviste di Fridays for Future, Legambiente, Ultima Generazione, Extinction Rebellion e del L.E.A. Berta Càceres di Roma, hanno raggiunto il Climate Camp a un’ora da Strasburgo raggiungendo le delegazioni di realtà arrivate da oltre dodici paesi europei.

La mattina del 4 luglio sono iniziati i momenti assembleari del Camp, che contava quasi centocinquanta attivisti e attiviste europee.
In un angolo si preparano materiali per le azioni, in un altro si fa una riunione per organizzare la disobbedienza civile e il lavoro del gruppo media, e i vari portavoce dei movimenti iniziano a creare contenuti social e a rilasciare le prime interviste.

Nel pomeriggio, una parte di noi riesce ad ottenere l’accesso al Parlamento per  cercare di raccogliere informazioni sull’intenzione di voto e portare i nostri punti di vista.
Ci spartiamo gli e le europarlamentari di centrodestra, di cui per ora la stragrande maggioranza è contro il veto, con pochi indecisi.
Bussiamo agli uffici di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Incontriamo risposte vaghe, poca disponibilità, e molti silenzi ostinati. Alcuni attivisti vengono scortati all’uscita dalla security, nonostante il movimento Fridays for Future sia registrato per fare lobbying.

Alle otto di mattina del 5 luglio, la coalizione del Climate Camp è già sulla strada di Strasburgo che porta al Parlamento, attirando l’attenzione degli europarlamentari e dei passanti.
Altri gruppi di attivisti francesi si trovano alle entrate degli edifici del parlamento. Di nuovo, alcuni di noi si avviano verso gli uffici degli europarlamentari, e riescono ad entrare nonostante le difficoltà. Arrivano autobus da altri paesi, prevalentemente dalla Germania, e a mezzogiorno siamo più di trecento attivisti nella piazza iniziale della manifestazione.
Mancano 24 ore al voto finale quando il corteo inizia a sfilare per le strade di Strasburgo.

Foto di Maxime Burgun

In prima linea ci sono anche attivisti e attiviste ucraine, per ribadire che l’inclusione del gas nella tassonomia significa pagare ulteriormente le spese militari di Putin.
“Ogni giorno l’Ucraina combatte per la propria esistenza, indipendenza e democrazia. Ma l’Unione Europea rafforzerebbe la propria dipendenza dai combustibili fossili russi se il gas entrasse nella nuova tassonomia”, commenta Ilyess El Kortbi, portavoce di Fridays for Future Ucraina, durante la conferenza stampa davanti al Parlamento.
Durante questa, come portavoce italiana della campagna, ho sottolineato l’inazione e l’ignorare della crisi idrica del nord Italia, denunciando anche la morte delle persone investite dal ghiacciaio staccatosi dalla Marmolada qualche giorno fa.
L’EU ha intenzione di incentivare il combustibile fossile che è la prima causa delle loro morti.

Nel frattempo, un gruppo di attivisti in canoa e a nuoto ha attraversato il fiume che circonda il Parlamento Europeo, urlando lo slogan della campagna: “Not My Taxonomy”. Sono stati fermati dalle forze dell’ordine i francesi, portati in questura nonostante tutti i documenti in regola, e infine multati.

Durante il tardo pomeriggio, un gruppo di noi si organizza per passare la notte davanti al Parlamento. A mezzanotte componiamo la scritta luminosa “No gifts to Putin”, compare anche uno striscione “Not My Taxonomy” su una gru davanti all’edificio.
All’alba del 6 luglio siamo quindi già lì, ricompare la scritta, e raggiungiamo il resto del gruppo per il presidio che si inoltrerà fino alla votazione. Dall’altro lato della strada si trova anche un piccolo gruppo di nuclearisti francesi, divisi da noi dalla polizia.

Riceviamo una buona copertura mediatica, sia francese, che tedesca.

Due attivisti italiani e pochi altri riescono ad entrare nella plenaria del voto. Ci vengono confiscate bandiere e adesivi e veniamo scortati dalla security che ci intima di non fare foto o video. Intanto, gli attivisti all’esterno hanno calato lo striscione con la scritta “MEPs: Stop greenwashing gas and nuclear” dal ponte che attraversa il fiume.

Solo 282 parlamentari hanno votato a favore del veto. Mancano 353 voti per confermarlo. Fra questi, ben 43 voti italiani. Vicino a noi, otto spettatori si alzano, togliendosi le giacche e scoprendo magliette che formano la parola “Betrayal”- Tradimento. Insieme a loro iniziamo ad urlare la stessa parola verso la plenaria sotto di noi, e iniziamo a filmare. La security ci impedisce di fare i video, veniamo zittiti, gli attivisti vengono scortati fuori e schedati. Usciamo anche noi e li aspettiamo all’ingresso, dove li accogliamo con applausi mentre vengono portati fuori dal Parlamento.

Pochi minuti dopo la pubblicazione del risultato. Austria e Lussemburgo, come preannunciato, denunciano la commissione europea. Segue Greenpeace internazionale.

L’inclusione del gas e del nucleare segna il più grande fallimento nelle politiche climatiche europee, smentendo patti e promesse precedenti. I potenziali investimenti nel gas fossile porteranno alle costruzioni di nuove centrali con l’etichetta “green” fino al 2030, e potranno restare in funzione anche dopo (solo senza l’etichetta). In totale contrasto con la promessa dell’EU di dimezzare le emissioni entro al 2030 ed annullarle del tutto entro il 2050. Per non parlare del via libera a nuove centrali nucleari che permetteranno a moltissimi paesi, fra cui la Francia, di deviare milioni di euro dalle energie rinnovabili. Nelle tassonomie di moltissimi altri paesi, fra cui la Cina, i combustibili fossili stanno venendo tolti dalla categoria green.
L’Unione Europea ha fatto cento passi indietro nello spianare la strada ad una vera ed immediata transizione ecologica, fallendo in tutto e per tutto nel ruolo di leadership nella lotta alla crisi climatica.

Cecilia Fiacco

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