Torna il Gaza freestyle festival

A breve un’altra carovana partirà per la Palestina per organizzare l’ormai famoso “Gaza Freestyle Festival”.

Il comunicato prima della partenza: 

Ogni primavera porta, da ormai quasi 11 anni, promesse tradite e nuovo dolore, per gli abitanti di Gaza, per i due milioni di palestinesi costretti a vivere in un frammento di terra chiuso a ogni lato dall’inaccettabile blocco imposto da Israele e dai suoi muri.
Una piccola promessa continuerà però a essere al contrario rispettata. Ed è la presenza del Gaza freestyle festival.

L’ultima carovana, ad agosto, aveva portato per 10 giorni 14 formatori nella Striscia. Con loro: un nuovo skatepark di legno costruito vicino al porto, corsi di autoformazione per donne, una canzone rap scritta e prodotta da italiani e gazawi, un laboratorio per insegnanti di circo. E infine una festa, dove per la prima volta dopo anni, uomini e donne avevano potuto assistere insieme, di sera, a uno spettacolo.

Al rientro della carovana, la situazione politica all’interno dei 60 chilometri quadrati di Gaza sembrava sul punto di cambiare radicalmente. Dopo mesi, o meglio anni, di stallo, a ottobre del 2017 infatti Fatah, il partito del leader dell’autorità palestinese, Mahmoud Abbas, e Hamas, la forza islamica che ha il controllo politico e militare della Striscia dal 2007, avevano raggiungo un accordo di riconciliazione.

La prospettiva non intaccava l’insopportabile e illegittimo blocco sulle persone e su moltissime merci imposto da Israele. Che ha sigillato Gaza dal resto del mondo chiudendola dentro muri di cemento alti otto metri. Una prigione. Ma dopo mesi di sofferenze – con soltanto due ore di elettricità al giorno e il valico con l’Egitto aperto solo a singhiozzo – sembrava rappresentare almeno una speranza di cambiamento per la popolazione. Tradita.

Oggi infatti la popolazione di Gaza continua a vivere in condizioni di giorno in giorno peggiori. L’accordo è ancora in stallo. Israele continua una politica di fuoco al confine, con bombardamenti frequenti e incursioni, dopo le guerre degli ultimi anni, oltre a impedire alla popolazione di muoversi, o di esportare i propri prodotti verso l’Egitto. Nelle case di Gaza scarseggiano medicinali, corrente, acqua potabile. E il taglio voluto dall’amministrazione di Donald Trump agli aiuti umanitari (almeno 100 milioni di dollari in meno nel prossimo anno per la Palestina) avrà conseguenze dirette sulla salute e le disponibilità delle famiglie. Così come la scelta scellerata degli Usa di spostare l’ambasciata a Gerusalemme entro il 2019. Le tensioni continuano infatti a minacciare ciò che resta, a partire dal recente attentato contro il primo ministro palestinese mentre era in visita nella Striscia.

Come promesso, invece, il Gaza freestyle festival tornerà. Tornerà portando la stessa energia, la stessa gioia, gli stessi strumenti di vita che costituiscono il cuore del progetto. Dal 28 Marzo al 6 Aprile saremo nella Striscia con diciotto formatori.

Al centro dell’attività questa volta ci saranno:

– una rampa da Skate in cemento sul piazzale del lungo mare

– un workshop sulle tematiche di genere

– un laboratorio di circo

– un progetto artistico di writing

Il festival si concluderà il 6 Aprile sul piazzale del lungo mare dove tutte le attività praticate convergeranno e si darà vita ad un momento di scambio dove musica, ballo, attività sportive e circensi prenderanno forma nello stile che contraddistingue questo progetto: il freestyle.

Da Gaza il nostro pensiero andrà ad Afrin, dove in questi giorni sotto i bombardamenti, nel silenzio complice della comunità internazionale, si sta avverando il progetto di pulizia etnica che Erdogan e i jihadisti vogliono attuare sulla popolazione.
Saremo, come sempre, di parte. Dalla parte del popolo palestinese, dalla parte del popolo curdo. E della loro lotta per la liberazione.

Csoa Lambretta

Avoid group

Centro Vik

Gazafreestyle festival

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