Dax, l’Orso, la strada – un ricordo del 2008.

Dax resiste
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Emiliano ha i capelli rossi naturali e infatti molti lo chiamano “il rosso”. Da alcuni anni ha preso in gestione il Tipota, piccolo pub birreria nel quartiere Ticinese, a Milano. Già prima del suo arrivo, il Tipota è sempre stato un locale frequentato assiduamente da tanti giovani dei centri sociali milanesi, ma da quando Emiliano serve birra al bancone è un vero punto di ritrovo per tutti
Emiliano ha sempre frequentato tanti degli spazi autogestiti della città, e al Tipota ci si sente a casa.

Sarà per il graffito di Atomo e di Schwarz che campeggia su una delle pareti, sarà che in tanti/e ci hanno lavorato come camerieri/e per dei periodi, svoltando un po’ di soldi per campare in un ambiente pieno di amici, sarà che, come ogni tanto accade, dopo un po’ che diversi giri e compagnie iniziano a farne punto di ritrovo, poi si prende l’abitudine di passare in Tipota per incontrare le facce amiche senza bisogno di appuntamenti, sarà che Emiliano ti accoglie sempre in un modo che non ti fa sentire cliente, saranno questi o mille altri motivi, fatto sta che in Tipota ci si passa, spesso, per fare serata o come tappa per poi girovagare nei centri sociali della zona, come il Cox 18 o l’Orso [l’Officina di resistenza sociale].

La notte tra domenica 16 marzo e lunedì 17 in giro dalle parti del Tipota c’era anche Davide, con un paio di amici e compagni dell’Orso. Nulla di nuovo, nulla di strano. Come mille altre volte. Ci sono persone che crescono con storie profondamente diverse ma che hanno nella strada qualcosa che li accomuna. La strada non è solo quel mostro di cui spesso si sente parlare, il luogo del pericolo dove tutto può accadere. La strada è una palestra di vita e si può crescere imparando le sue lezioni migliori così come le cose più aberranti. Stiamo parlando, ovviamente, di quelle strade e piazze che stanno ai “margini”, sul confine della città, della legalità, del concetto di bene e di male.

Per le strade e nelle piazze, da sempre, la criminalità recluta la sua manodopera, che, attratta dai soldi facili e dal prestigio conferito dalla forza e della sopraffazione, si presta numerosa e disponibile a mettere a rischio la propria libertà per le briciole dei grandi traffici. Per la strada, anche a Milano, nei quartieri più degradati, la destra estrema, radicale, ha da sempre convissuto intrecciata alla malavita in uno scambio di favori, coperture e interessi di reciproca soddisfazione, pescando nel malessere come un pescatore esperto in un vivaio. Per la strada e nelle piazze della cintura più estrema di Milano, nei paeselli dell’hinterland come Rozzano, Buccinasco, Corsico, Cinisello e tanti altri, crescono gli ultras delle curve di Milan e Inter, quelli che allo stadio ci vanno a vedere la partita ma anche a fare gli incidenti, i “tafferugli”, a “muovere” fumo e cocaina. Per le strade, infine, ci crescono anche altri. Davide tra questi. Imparando altre lezioni e insegnamenti. Incontrando altre storie diverse, che con la sua si sono intrecciate.

L’Orso non esiste da tanto ma la sua storia ha precedenti complessi. Risale ai tempi in cui, al centro sociale Leoncavallo, si riuniva una delle brigate Sharp tra le prime nate in Italia.

Passando attraverso mille vicessitudini e battaglie, a un certo punto, da questo gruppo originario, insieme ad altri compagni, nasce la Raf, Resistenza Antifascista, che dà vita all’occupazione di via Torricelli, una piccola stanza vicina allo storico ed omonimo circolo anarchico nel quartiere Ticinese. È una storia, quella della Raf, di battaglie antifasciste convinte e decise, alla luce del sole, con manifestazioni, dibattiti, iniziative, ma è una battaglia che passa anche attraverso più invisibili ma non meno importanti elementi. Presenza sul territorio costante, nel tentativo continuo di segnare una presenza quotidiana, pratica e informale, come un primo e fondamentale baluardo al dilagare delle aggregazioni di destra nei cortili, attorno alle panchine dei giardinetti, lungo i muretti o nei pub e birrerie della zona.
È una battaglia tutta politica, che individua nella strada, nelle sue contraddizioni, ma anche nella sua fertilità e potenzialità, il luogo principale. Dalla Raf e dall’occupazione di via Torricelli nasce l’Orso, l’Officina della resistenza sociale, luogo molto più ampio e ricco di attività sociali e di aggregazione, che, non a caso, prende sede in quella via Gola dove, solo poche settimane dopo la mattanza del G8 genovese, polizia e carabinieri effettuano uno degli ultimi sgomberi che Milano ricordi.

Stiamo, ancora una volta, parlando del quartiere Ticinese, quel cono di territorio che collega i quartieri dormitorio del sud cittadino al centro della città, tessendo una improbabile e paradossale rete tra i casermoni della Barona, del Lorenteggio, di Corsico e Rozzano con “la Rimini meneghina”, il divertimentificio dei navigli milanesi. Un territorio che se negli anni settanta, come spesso ricordava Primo Moroni, ha visto la più alta concentrazione di sedi politiche della sinistra radicale mai esistita, vede oggi non a caso il più alto concentrato di locali, discoteche, pub, birrerie, discopub, trattorie finto rustiche dai prezzi proibitivi. Ma anche, è bene ricordarlo, un quartiere di origini popolari, con tantissime case di ringhiera e una quantità notevole, ancora oggi, di abitazioni occupate in edifici di edilizia comunale e convenzionata.
Nasce difatti il Comitato di lotta per la casa, tentativo in parte riuscito di arginare le centinaia di sfratti che si riversano sulla zona, frutto del lavoro che tanti ragazzi, ma soprattutto ragazze, dell’Orso mettono in piedi insieme agli inquilini. Ci sono quindi le compagne di Autsisters, gruppo di donne interno all’occupazione di via Gola, ma ci sono anche giovani e meno giovani che nelle case di via Palmieri, via Gola, via Barrilli hanno, nel corso del tempo, trovato una possibile soluzione ai prezzi proibitivi che il mercato immobiliare impone a Milano.

Ed è qui che arriva Davide. O meglio, Dax, come tutti lo chiamavano. Dopo aver vissuto per anni a Brescia, come molti giornali hanno scritto, dopo aver militato in Rifondazione comunista sia nella sua città che a Milano, approda a Rozzano, con la sua famiglia che ancora lì vive. Ma è per le strade che incontra gli occupanti di case sotto sfratto, gli antifascisti dell’Orso, i “balordi” della zona che se la sfangano in qualche modo, spesso mica tanto lecito, ma che hanno ancora quella cultura da “vecchia” mala popolare che li rende anche sensibili ai tanti temi di un’esperienza come quella di via Gola. “Animali” da strada lui come gli altri, passionali, generosi, testardi e irascibili, dentro fino al collo nelle contraddizioni, nei difetti, nella bellezza che è solo di chi è cresciuto per strada. Un ragazzo, Dax, come ricordavano all’Orso prima che partisse il corteo, il giorno dopo la sua morte, sicuramente pieno di difetti, ma che si concedeva con quella totale e assoluta generosità e disponibilità che solo la strada insegna.

Insieme ad altri ragazzi e ragazze, occupanti di via Gola, con i quali era frequente il dissenso, di parte di tante delle altre realtà del movimento milanese, ma di cui nessuno ha mai potuto mettere in discussione l’onestà, la correttezza, la trasparenza, la chiarezza e la linearità di quello che dicono e fanno. Anche a costo di essere, a volte, soli sulla strada. Su quella strada che, contraddittoria più che mai, si vive di tante passioni e poche parole, si vive tutti i giorni, quotidianamente, mettendo assieme gioie e dolori, splendori e abissi. Su quella strada dove Dax è stato ucciso e dove adesso, anche e ancor più di prima, potete trovare gli occupanti dell’Orso portare avanti la loro storia, la storia di Dax.

 

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