Voci da ZIP, a un anno dallo sgombero (Vol.5)

Una raccolta di testimonianze sull’importanza e il valore che ha ricoperto, per centinaia di ragazzi sotto i 20 anni, l’esperienza di ZIP, lo spazio occupato e gestito da soli studenti medi di cui, il 9 Agosto, è caduto il primo anniversario dello sgombero.

“ZIP mi manca. Mi mancano gli aperitivi sociali con le birre a poco e i comodi divani su cui rilassarsi. Mi manca Il Panino Guzzo e il calcetto senza porte. Mi manca l’aula studio che di studio aveva ben poco. Mi mancano le corse ai baracchini di Forza Italia per rubare le bandiere e i piazzi del tardo pomeriggio dove alla fine conoscevi tutti. Mi mancano i collettivi spostati nella grande sala per il brutto tempo e le assemblee di gestione. Mi manca quel messaggio dell’amico che ti diceva: “Vieni subito a ZIP, ci sono gli sbirri qua davanti”; e quelli in cui ti chiedeva di venire con lui alla serata organizzata all’ultimo. Ma perché farsi mancare ZIP? Alla fine lo sappiamo tutti che c’è ancora e che è inutile piangerci sopra, specialmente se è ancora vivo”.

Costanza, Liceo Classico Manzoni

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“Ci dicevano che non avevamo voglia di fare niente. Ci dicevano che non ci impegnavamo in nulla. Ci dicevano che non avevamo interessi e che saremmo finiti a lavorare al McDonald’s. Non era accettabile.
Eppure un giorno un gruppo di ragazzi, tutti studenti, decide di occupare e occuparsi di uno spazio.
Un gruppo di ragazzi decide di mettersi in gioco e di tirar fuori quell’impegno e interesse tanto sperato.
Nasce Zip. Nascono assemblee, dibattiti, laboratori artistici e musicali, aperitivi, serate e molto altro. Incredibile, dei ragazzi si impegnano senza neanche avere un compenso, senza che nessuno glielo chieda; lo fanno per la città e per i loro coetanei.
Eppure c’è qualcosa che non va.
Il 9 Agosto le “forze dell’ordine” chiudono questo spazio. Non andava più bene.
Scopriamo allora che ci preferiscono buoni e in silenzio. Volevano che ci impegnassimo sì, ma non troppo.
Scoprono che possiamo diventare pericolosi, poi non rispettiamo più a bacchetta ciò che ci dicono, forse adesso ci poniamo più domande di quelle che si aspettavano.
Allora meglio se torniamo a tacere.
Però non avevano fatti i conti con un problema, molte volte siamo pigri e disinteressati è vero, ma se decidiamo che una cosa ci interessa e vogliamo farla tiriamo fuori una determinazione inimmaginabile. Possono ostacolarci e lo faranno sempre, ma non ci fermeranno mai. Zip è stato sgomberato ma la città ora è più viva che mai. Zip ora è nelle piazze e nei parchi insieme a tutti gli studenti che ancora si mettono in discussione e portano avanti i loro interessi.
Zip esiste e resiste in tutti gli studenti che ancora vivono la nostra città a testa alta”.
Paolo, Liceo Classico Tito Livio

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