Antifascisti sempre!


Tra piazze ribelli, manganelli e sciacalli democratici.

 

Mai come in questa campagna elettorale 2018, l’antifascismo è stato al centro del dibattito politico e degli eventi, non solo per la protezione militare assicurata ai fascisti del Terzo Millennio e ai peggiori razzisti (dalla Lega a Fratelli d’Italia), ma come tema di fondo che ha interrogato e mobilitato movimenti, associazioni e partiti di sinistra.

I fatti parlano chiaro: in decine di città, ogni giorno, molteplici, differenti e radicali piazze autoconvocate dal basso hanno contestato e limitato l’agibilità degli imprenditori della paura Salvini e Meloni e soprattutto degli squadristi accoltellatori di CasaPound Italia e Forza Nuova.
Tutto questo si è svolto nonostante il dispositivo di terrore e repressione messo in atto dal novello Scelba/Marco Minniti, dal Partito Democratico e dalla grande stampa (in primis Corriere della Sera e La Repubblica).
Abbiamo letto infatti, tra ieri e oggi, l’editoriale militaresco di Ernesto Galli della Loggia (sul Corsera), “Nelle democrazie il capo della Resistenza è il Ministro degli interni. Punto…e il ministro Minniti appare da ogni punto di vista perfettamente calato nel ruolo”, e di Mario Calabresi (Direttore di La Repubblica), che parla di “violenza senza scusanti” e di “terrorismo” riferendosi alle mobilitazioni antifasciste di queste settimane.
Sempre il Corriere della Sera schiera, inoltre, Marco Imarisio il suo decennale “sociologo dei Centri Sociali” (autore del fazioso libro La Ferita) per disquisire velenosamente, lui che “era a Genova al G8”, sulla “rabbia pavloniana” priva di “immaginazione” degli antifascisti cattivi che “lanciano bombe carta”, mentre invece i buoni eredi dei partigiani a Roma sfilano sorridenti.
Per la grande stampa insomma il vero candidato premier è Minniti, con la benedizione del Direttore del Corsera Luciano Fontana che solo poche settimane fa, nel suo libro Un paese senza leader, strigliava l’intera classe politica italiana accusandola di averci portato “sull’orlo del burrone” con la sua irresolutezza.
Da parte sua Renzi ha provato, invece, a spedire tutti i razzisti e fascisti nel centro di Milano per non avere contraltari a Roma al suo PD, dopo la scivolata di Macerata, e chiedere il voto utile di tutta la sinistra contro le destre: sbandierando un “antifascismo” salottiero, moralista, a scadenza ma sorridente, fatto di solo di belle intenzioni e di retoriche repubblicane alla Macron.
Inutili e parziali tentativi che non possono nascondere come solo l’antifascismo dal basso si sia reso protagonista, opponendosi, dalla tentata strage di Macerata in poi, ai messaggi di terrore, all’odio razzista e alla sfacciata esaltazione del fascismo che gruppi come CasaPound e Forza Nuova hanno provato, ben difesi e impuniti, a propagandare in giro per l’Italia.

Nella nostra Milano ci siamo trovati di fronte ad un vergognoso “sabato nero” in cui è stato consentito a Salvini-Meloni-Di Stefano e Forza Nuova di occupare il centro città contemporaneamente, mentre l’unica piazza antifascista è stata accerchiata, bloccata per ore, manganellata e gasata.
Il tutto in maniera molto precisa: mentre lo striscione di testa di “Milano ripudia fascismo e razzismo” (la coalizione organizzatrice) provava a partire in corteo (per giunta non verso “obiettivi sensibili”) iniziava una violenta carica e venivano lanciati contemporaneamente diversi lacrimogeni in mezzo alla piazza.
Nei piani di Minniti, dei suoi uomini (arrivati fisicamente da Roma) e della sua celere si è cercato insomma di “isolare” la testa autodifesa (“i violenti dei centri sociali”) e di far scappare il corpo del corteo; purtroppo gli è andata male.
Un clima di terrore creato ad arte (sui giornali) i giorni prima e organizzato in strada con esibizioni muscolari di uomini, elicotteri, transenne e chiusura di ben tre stazioni della metro.
Peccato però che la piazza sia rimasta compatta per tutto il pomeriggio, tanto da decidere autonomamente dopo ore di stallo (e dopo comunicazione ufficiale del Viminale che non ci si sarebbe potuti muovere) di riprendersi le strade facendosi corteo e muovendosi in modo determinato e liberatorio da Largo La Foppa, lambendo la cerchia dei bastioni per arrivare poi alla Stazione Centrale, luogo simbolo del rastrellamento poliziesco dei migranti, e al Pirellone, dove la Lega (della “razza bianca”) di Maroni e Salvini prova a ritornare.

Solo due settimane fa a Milano 30.000 persone scendevano in piazza sfidando il boicottaggio della dirigenza ANPI e l’invito di restare a casa del PD provinciale e di Minniti, organizzando in maniera completamente spontanea una delle manifestazioni antifasciste più partecipate degli ultimi anni.
Un ulteriore segno di condivisione e capacità mobilitativa dal basso che dal 12 Dicembre 2017 a questo 24 Febbraio rafforza ulteriormente le coalizioni antifasciste e antirazziste verso le iniziative del 25 Aprile, oltre lo scenario incerto e oscuro di queste elezioni.

Pubblicato da E_Mim, il 26 febbraio 2018 alle 18:45

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