Non sono razzista, ma… – Qualche riflessione sul piccolo razzismo quotidiano

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione stimolata dai fatti di Fermo degli ultimi giorni.

Strisciante, sottile, pericolosa…è l’inconsapevolezza di essere divenuti razzisti… “Non odio i negri, ma…/I froci mi stanno simpatici…ma basta che stiano lontani dal mio culo”. Devo andare avanti? Non credo sia necessario, di frasi simili ne avrete sentite a bizzeffe, magari qualcuna è pure uscita dalle vostre bocche, senza che gli abbiate dato il giusto peso, con la leggerezza di chi crede di essere “open minded”, ma poi nei fatti ha la mente più chiusa e incastrata di una scatola cinese…il razzismo è ovunque: televisioni, radio, nei mezzi di comunicazione più comuni, nelle battute, nella leggerezza di chi volge lo sguardo altrove per non affrontare la realtà e si trincera dietro alle scuse più banali per non ammettere di essere stato contagiato da questa brutta malattia…sì perché di razzismo ci si ammala, non si nasce razzisti, non si nasce con l’odio dentro…il razzismo come ogni altra malattia per essere trattata e sconfitta necessita della giusta cura, ma ancora prima della cura è necessario ammettere di essere malati…perché il problema oggi è proprio questo. Questo paese si è ammalato di razzismo e non se ne vuole rendere conto…del resto come potrebbe?

Vent’anni di tv spazzatura hanno fatto più danni di quanti ne potrebbe fare un qualsiasi imbonitore di destra, la nostra testa è continuamente esposta a flussi di notizie e ha perso la capacità di porsi domande, la notizia che gira di più è quella data per buona, parolai di quart’ordine vengono visti come messia scesi in terra e le loro parole colpiscono diritte al segno fomentando i germi dell’odio dentro le persone…perché loro, i parolai, di questa cosa ne sono consapevoli (in quanto artefici del contagio) e non esitano a soffiare sul fuoco ogni qualvolta serva, perché l’infezione cresca o diminuisca secondo la loro volontà o convenienza…loro sono consapevoli, è la massa a non esserlo…per curarsi la prima cosa da fare è ammettere di avere un problema, è la consapevolezza che manca ed è questo uno dei punti focali su cui si gioca questa battaglia…come rendere consapevoli delle persone la cui mente è talmente tanto e inconsapevolmente razzista da non ammettere di essere razzista? Come si può dire ad una persona “sei razzista, hai un problema”, se la maschera della negazione è più forte di quella della ragione? Come può una persona qualunque ammettere con facilità di essere divenuta razzista? Come può accettare una simile onta (sì perché il razzista inconsapevole vede il razzismo come una cosa che non gli appartiene)?

Indiscutibilmente l’opzione che ci si para di fronte e che rappresenta l’unica cura efficace e sensata al momento è quella culturale…una epidemia così diffusa non può essere affrontata in altra maniera se non attraverso la diffusione di un antidoto in grado di scardinare i processi di appiattimento culturale attualmente in atto. Bisogna essere capaci di rimodulare i linguaggi, se necessario semplificarli per renderli accessibili e di facile comprensione, bisogna tornare a parlare ad una massa di persone i cui unici interessi sono divenuti i reality e il calcio, bisogna essere in grado di trovare forme e mezzi di comunicazione in grado di raggiungere veramente tutte e tutti, dobbiamo essere in grado di essere meno legati agli slogan e dare più concretezza, dobbiamo ricordarci che ciò che per noi è scontato e naturale (antirazzismo e antifascismo) oggi non lo è più, che il mondo è cambiato e va veloce e facciamo fatica a stargli dietro, che sono crollate le ideologie e che oggi queste non vengono viste in altra maniera se non come una zavorra che ci lega al passato…dobbiamo renderci conto che il livello culturale medio che abbiamo attorno è molto più basso di quanto lo sia mai stato fino ad ora, che i più banali strumenti di comprensione oggi non sono alla portata di tutti, dobbiamo avere pazienza e riparte da zero, dobbiamo essere consapevoli dell’inconsapevolezza e della debolezza delle menti altrui, dobbiamo essere in grado di rivoluzionare noi stessi accettando il fatto che se oggi siamo arrivati a questo livello è perché noi abbiamo sbagliato strategia, dobbiamo renderci conto che è necessario ripartire dall’inizio, ingoiando bocconi amari e accettando il fatto che dobbiamo essere noi i primi a fare “mea culpa” perché diversamente saremo destinati a soccombere di fronte alla superficialità con cui questa società affronta e accetta le cose, dobbiamo essere pronti a ripartire da zero, perché a parte il piccolo e minoritario seguito che ci portiamo dietro (eredità dei tempi che furono) non abbiamo altro, dobbiamo essere in grado di ammettere che nessuna rivoluzione è possibile senza che la consapevolezza diventi patrimonio di tutti e tutte, che la cultura al momento è l’unica arma che ci rimane, ed a oggi è l’arma più efficace che abbiamo in mano.

Jack

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