Un assaggio di Emilia terremotata – Guarda il video che spiega l’impatto del terremoto

L’Italia è una terra di confine. Al margine tra la zolla africana e la zolla euroasiatica, il Bel Paese è il luogo dove due enormi placche geologiche entrano in contatto.

In Emilia, sotto i campi di granoturco e ai filari di alberi da frutto, sotto alle porcilaie, sotto ai capannoni dell’industria alimentare e biomedica, si nasconde un intricato sistema di pieghe e fratture della crosta terrestre.

Lungo queste linee di discontinuità, la Terra lo scorso maggio ha liberato un’enorme quantità di energia, il cui impatto sull’edilizia e sulle infrastrutture dell’area colpita è stato amplificato dalle caratteristiche geologiche del territorio emiliano, composto in prevalenza da sabbie, limi e argille.

Quando sottoposte alle onde sismiche, le sabbie come quelle emiliane, sature di acqua per la presenza di falde superficiali, si liquefanno: l’acqua si separa dai granelli di sabbia e risale dagli strati più profondi, trascinando con sé parte dei componenti del sottosuolo e destrutturando il terreno.

Ma non sono solo geologiche le questioni venute a galla con il terremoto.

Pochi giorni tra le macerie, le tendopoli e i casolari emiliani bastano infatti a mettere in luce almeno una parte delle contraddizioni che popolano e che in gran parte già popolavano il cratere colpito dal sisma.

L’Emilia è in un silenzioso subbuglio.

Ogni edificio colpito dal terremoto è una fonte di ricchezza per ingegneri, architetti, imprese che gestiscono il movimento terra, lo smaltimento delle macerie e la ricostruzione.

Ogni casa inagibile un potenziale business per le aziende di vigilantes che forniscono guardie armate contro lo sciacallaggio.

Ogni punto di distribuzione un’occasione per potenziali strozzini dei mercati neri.

Ogni appalto pubblico un’opportunità per gli affari delle famiglie casalesi, notoriamente radicate nel territorio emiliano.

Ogni chiesa inagibile che blocca una strada una fonte di conflitto tra curia, sovrintendenza alle belle arti e interessi dei cittadini.

Ogni tendopoli un luogo dove la capacità di convivere tra persone di origine, età ed estrazione sociale diverse diventa una sfida.

Ogni capannone crollato uno spunto di riflessione e d’indagine per la sicurezza sul lavoro nell’industria emiliana.

Ogni ordinanza emessa dai comuni e ogni intervento delle istituzioni un momento per riflettere, capire e combattere quello che non funziona.

Se fosse un libro, l’Emilia di oggi sarebbe una raccolta di fotografie. Immagini contraddittorie e complementari, coraggiose e pavide, agresti e industriali, ricche e povere. Soggetti, contesti e relazioni che già esistevano, ma che nessuno vedeva, messi in luce dalle dinamiche dell’emergenza. Istantanee rintracciabili, diverse ma uguali, in ogni angolo del Paese.

Guardare al terremoto come a un’opportunità sarebbe poco rispettoso per chi in questo momento non ha più una casa, non ha più un lavoro o ha perso una vita di fatica e ricordi tra le macerie. Il rischio di speculazione è altissimo, il livello di abbandono da parte delle istituzioni sconfortante e la crisi rende ogni tipo di reazione ancora più faticosa.

Ma non mancano le iniziative e le idee per  fare di necessità virtù: dalla vendita diretta del parmigiano terremotato dal produttore al consumatore, alla costituzione di comitati di cittadini per una maggiore partecipazione alla vita pubblica.

Le pratiche che si stanno sperimentando nei campi auto-organizzati sono un successo e le idee per una ricostruzione socialmente, ecologicamente ed economicamente sostenibile non si sprecano.

Occhi, cervello e muscoli puntati sull’Emilia. Abbiamo tutti da imparare.

Guarda il video di LaScienzaInRete sul fenomeno della liquefazione delle sabbie:

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