Mangiamoci le Invalsi – Parco Vetra – 12/05/2016

13100693_1718452918404867_1825432045781405447_nINVALSI, ovvero Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e Formazione, nasce il 20 Luglio 1999, dalla trasformazione del CEDE (Centro Europeo dell’Educazione), dopo la decisione da parte della Conferenza Nazionale della Scuola (1990) di individuare e definire un sistema di valutazione oggettivo a livello nazionale.

L’Istituto, sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), nasce con lo scopo di valutare l’efficienza e l’efficacia del sistema di istruzione nel suo complesso ed analiticamente, inquadrando la valutazione nazionale nel contesto internazionale, tramite le prove Invalsi, test (resi obbligatori per gli esami di terza media con la Legge 176/2007, mentre per le classi seconda e quinta della scuola primaria e nella classe seconda della scuola secondaria di secondo grado con il Decreto Legge 9 Febbrario 2012, convertito in seguito in Legge n. 35) volti a rilevare il quadro di riferimento statistico riguardo al livello di istruzione in Italia, confrontandolo con le altre realtà europee ed extra-europee.

Avendo analizzato i suddetti scopi didattici delle prove e il conseguente impatto che le stesse hanno avuto e continuano ad avere all’interno del contesto scolastico, riteniamo che i test Invalsi costituiscano una delle più evidenti intrusioni nelle dinamiche di insegnamento e di apprendimento della scuola pubblica e presentino differenti problematiche che contribuiscono ad alimentare la svalutazione del sistema scolastico, allontanandolo sempre di più dalla dimensione formativa alla quale da anni auspichiamo.
Essi infatti sostituiscono ad una valutazione comprensiva e ragionata, un modello asettico e acritico di giudizio, che azzera qualsiasi possibilità di interfacciarsi con l’individuo, perdendo così il possibile valore formativo della verifica.

Le criticità individuate si possono riassumere in quattro principali concetti:

1) Alimentano una concezione prettamente nozionistica della scuola, diametralmente opposta quindi ad un modello che incentivi e promuova lo sviluppo di capacità di analisi e pensiero critico dell’individuo.
I test Invalsi, verificando infatti unicamente la predisposizione dello studente a recepire determinati dati, non sono in grado di valutare quali competenze effettive l’alunno testato possiede ed è capace di rielaborare, confrontandosi anche con la specifica situazione dello stesso e considerando il lavoro svolto dal docente.
Ne consegue che il modello di insegnamento venga adattato a tale sistema di valutazione, che non contempla tra le sue finalità quella di promuovere la rielaborazione e l’analisi dei dati ricevuti, come si può osservare analizzando il Decreto Carrozza (2013), all’interno del quale, nell’articolo 16 riguardante la formazione del Personale Docente, si sancisce l’obbligo da parte degli insegnanti delle scuole che hanno conseguito risultati “inferiori alla media nazionale” e “meno soddisfacenti” nei test di valutazione, di frequentare corsi di formazione specifici per aumentare “l’attesa di successo formativo”, sempre e solo in riferimento alle prove Invalsi. Per tali corsi è autorizzata quindi una spesa di 10 milioni di euro.

2) Contribuiscono all’aumento della classificazione delle scuole, riconducendo a categorie di serie A e di serie B determinati istituti, sulla base dei risultati conseguiti nelle prove Invalsi.
E’ infatti presente una graduatoria, i cui primi posti sono occupati dalle scuole che, rispetto alle rilevazioni INVALSI, hanno ottenuto risultati migliori. Queste, essendo dunque considerate maggiormente meritevoli, riceveranno un finanziamento massimo di 700.000 euro, incrementando così gli squilibri già fortemente presenti nell’istruzione italiana, aumentando le differenze tra istituti di diverso indirizzo, collocazione, e composizione socio-economica, andando ulteriormente a penalizzare e discriminare gli istituti che hanno effettivamente bisogno di incentivi economici, ma che non rientrano nelle prime posizioni.
Ciò determina una negazione del diritto costituzionale dell’eguale livello di istruzione per tutti gli individui, preferendo garantire che il livello conseguito sia migliore per alcune scuole.
Un altro fattore da analizzare è lo scopo di indagine statistiche di INVALSI, che non dovrebbe perciò rendere disponibili al pubblico i risultati, trasformando così le sue finalità ad un ambito economico-finanziario.

3) I test Invalsi utilizzano i fondi che dovrebbero essere devoluti al miglioramento del funzionamento didattico e dell’amministrazione scolastica.
Come è definito nella Legge di Stabilità del 2015, infatti, sono stanziati 10 milioni per l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e Formazione, a discapito dei sopracitati utilizzi.
Il finanziamento delle prove Invalsi, nonostante i numerosi tagli che l’istruzione pubblica continua a subire, viene invece incoraggiato e annualmente garantito.
Considerando inoltre la situazione dell’edilizia scolastica italiana, in cui il 36% degli edifici necessita di interventi di manutenzione urgenti, oltre il 50% è in aree a rischio sismico e solo il 58% possiede il certificato di agibilità, è inaccettabile che vengano assicurati fondi pubblici di circa 14 milioni di euro annui a tale Istituto.

4) I test Invalsi sono inoltre dichiaratamente inseriti nella politica di aziendalizzazione della scuola (colpevole anche la Legge 107), in quanto rappresentano un sistema meritocratico sia a livello individuale sia a livello di classifica nazionale. La deriva di stampo economico che l’istruzione sta seguendo è riconducibile al testo “I futuri obiettivi concreti dei sistemi di educazione” (CCE 2001), che propone come obiettivo principale per l’Europa “diventare l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, capace di una crescita economica duratura” attraverso la diversificazione, la flessibilità e la deregolamentazione dei sistemi di istruzione e formazione.
L’insegnamento si apre dunque ad una visione economicistica, l’educazione a una concezione di dominio dell’etica del profitto.

Per tali motivazioni intendiamo opporci, tramite la campagna #BoycottInvalsi, ad uno strumento di schedatura e non di valutazione, di annullamento dell’analisi critica e non di promozione del libero pensiero, di competitività e non di confronto, di alienazione e non di partecipazione.
Riteniamo necessario denunciare ciò che non permette di sviluppare in tutte le potenzialità e in tutte le sue forme il nostro interesse nel rielaborare e nell’elaborare il nostro senso critico, le nostre conoscenze e il nostro modo di applicarle.
Per questo invitiamo tutti gli studenti e tutte le studentesse di Milano e provincia a partecipare, il 12 Maggio 2016 dalle ore 9.00, alla colazione “ Mangiamoci le INVALSI”, con successiva assemblea pubblica, al parco Vetra, assentandosi così da scuola, realizzando in questo modo il boicottaggio dei test. Rivendichiamo il nostro diritto e la nostra volontà al pensiero critico!
Durante la mattinata ci saranno svariate attività artistiche, accompagnate da tanta buona musica. #BoycottInvalsi

“Gli studenti non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere”. (Plutarco)

Rete Studenti Milano

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