No Muos: dal territorio all’anti-imperialismo. Dal diritto alla salute al No alla guerra

DSCN00291. Puoi dirci che cos’è il Muos?

Un sistema di comunicazione  della marina militare americana che dovrà assicurare il funzionamento dell’ultima generazione della rete satellitare in UHF (altissima frequenza) che collegherà tra loro i Centri di Comando e Controllo delle forze armate Usa, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (UAV-velivoli senza pilota).Insomma qualcosa che serve a controllare/fare guerra.


2. Quali sono i problemi che genera quest’operazione?

In molti direbbero come prima cosa “problemi di salute” , io parlerei di problemi di salute se parlo dell’intera base NRTF che esiste già bella e operativa a Niscemi con le sue 46 antenne.

Quelle sono antenne a bassa frequenza, per intenderci, non troppo differenti da quelle per cui Radio Vaticana ha subito una condanna in quanto le onde provocate dalle sue emittenti superavano ampiamente i limiti di cautela traducendosi in molestie permanenti e invasive.

Il Muos andrebbe ad aggiungersi a queste antenne, ma ha una tecnologia diversa, più avanzata, con un fascio che è comunque unidirezionale … certo in ogni caso dovremmo sempre augurarci che non vi sia mai un errore di puntamento.

Personalmente la cosa che trovo più terrificante è invece lo scopo, l’uso che se ne vuole fare. Da parte degli Americani.

Trovo ancora più orrido, il modo in cui tutti i governi nazionali e regionali che si sono dovuti scontrare con questa vicenda, si siano mostrati servili e complici concedendo tutte le autorizzazioni del caso, in barba alla volontà dei cittadini, di un popolo, che almeno apparentemente ha una carta costituzionale che dichiara che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Si continua a dire che è uno strumento di difesa …ma difesa da cosa? tutto questo lo vivo come un renderci complici di guerre che non ci appartengono, che nessun Italiano (non solo Siciliano) mi sembra voglia.

Il Muos non lo voglio a Niscemi (tra l’altro dentro una riserva naturale, territorio Sic, con tutto il devasto ambientale che comporta) ma non lo  voglio in nessun altro posto d’Italia. e del pianeta. Non mi piace l’idea di ospitare in casa mia (che è si Niscemi, in Sicilia, ma è soprattutto Italia), uno strumento che serve a controllare tutti i movimenti che stanno avvenendo nel Mediterraneo, nel mondo arabo da parte di quella superpotenza che si fa portatrice di una democrazia che tale non è, ma che soprattutto non si esporta, non si impone. Insomma ci si sente stanchi di rendere grazie ancora dopo quasi 70 anni a questi conquistatori, ops volevo dire liberatori. si insomma …

3. Definiresti il No Muos una “lotta territoriale”? Perchè?

Territoriale fino ad adesso, per come è andata avanti la lotta magari si. Ma credo non sia solo una lotta che va portata avanti dai pochi cittadini che vivono quella zona o pochi km più in là. Credo sia una lotta che possa riunire più anime, più pensieri. Si può essere No Muos perché questa installazione devasta il territorio, perché fa male alla salute, ma anche e soprattutto perché è uno strumento di controllo globale, e di guerra verso altri popoli e che ci rende di conseguenza obbiettivo sensibile nel caso qualcuno decidesse di attaccare a sua volta l’America. 

4. C’è un minimo comune denominatore tra le lotte No Tav, No expo, No grandi navi, No dal Molin e la lotta No muos? Se si, quale?

la repressione che stiamo subendo? vale come risposta? sicuramente ci accomunano i metodi la partecipazione attiva, la democrazia diretta, i blocchi che vengono dal basso,…questo metterci il corpo perché altro non possiamo. Si sono create delle relazioni meravigliose dalla valle all’isola, noi abbiamo imparato tanto da tutti, non eravamo per nulla abituati a lottare così per i nostri diritti, ad alzare così tanto la voce. la forza invece ci viene dalla solidarietà! 


DSCN00435. Quali sono stati i momenti più importanti della lotta no muos?

Sicuramente la nascita del presidio nei pressi dell’ingresso alla base, con l’acquisto del terreno che è diventato un laboratorio sociale, luogo di dibattiti, assemblee, mostre, eventi più e meno goliardici, blocchi fisici e resistenza passiva per impedire l’accesso di mezzi e materiali all’interno del cantiere Muos.

C’è stata poi la notte tra il 10 e l’11 gennaio 2013, notte di scontri, di repressione violenta nonostante la resistenza passiva degli attivisti. Da lì, la nascita del comitato delle mamme che ha dato una visibilità che invece prima il movimento non era riuscito ancora ad ottenere. Gennaio è stato il mese in cui sono nati poi la maggior parte dei comitati no Muos fuori dall’isola, tra cui il nostro. Le immagini di quella notte hanno dato un bello scossone anche a tutti noi fuori sede, che a quel punto non ci siamo più sentiti di avere la distanza come alibi per non fare nulla, per continuare a mostrare una solidarietà sterile. A livello di risultati poi ottenuti, il bilancio adesso è ancora triste, dopo la revoca della sua stessa revoca da parte di Crocetta. sicuramente abbiamo creato disagi, li abbiamo rallentati…ma i lavori proseguono con il beneplacito di tutti i nostri politicanti.


6. Gli ultimi avvenimenti sono la manifestazione a Palermo e un presidio a Milano? Ce li racconti brevemente?DSCN0207

Si, il 28 era appunto stata indetta dal coordinamento regionale una manifestazione nazionale a Palermo. E’ successo che il giorno prima 12 attivisti si sono recati a Palazzo dei Normanni e comprando regolare biglietto sono entrati per poi finire ad occupare la Sala d’Ercole, sede dell’Ars, chiedendo ancora una volta una revoca delle autorizzazioni da parte di Crocetta. La manifestazione del giorno dopo ha visto la presenza di circa 10000 persone, ma per i giornali saranno state 2000 e forse anche meno. il corteo è arrivato fino a Palazzo dei Normanni, per andare a riprendere i compagni che avevano occupato e fare in modo che per nessuno scattasse alcun provvedimento da parte della questura. in contemporanea il comitato No Muos Milano ha deciso di organizzare un sit-in sotto il consolato americano, dal quale sono stati fatti collegamenti telefonici sia con gli occupanti, che con i manifestanti giù a Palermo. in collegamento telefonico è intervenuto anche Antonio Mazzeo e da piazza Repubblica qui a Milano, sono state circa venti le realtà che hanno aderito e partecipato.

Inizialmente la richiesta era stata fatta per un sit-in in via Principe Amedeo, ma anche qui la questura si è resa più favorevole agli interessi imperialisti statunitensi che alla libertà di movimento di liberi e non violenti cittadini che esercitano i loro diritti sempre sanciti dalla costituzione  (artt. 16, 17 e 21).

 Il nostro intento di ribadire il NO alle logiche guerrafondaie americane, si è scontrato con la preoccupazione della Digos di assecondare la “psicosi americana”. Alla fine però siamo riusciti ad ottenere il permesso per fare un corteo da piazza Repubblica fin sotto il consolato. Hanno però fatto chiudere la metro prima. Disagio. si, ci piace creare disagio, basta che se ne parli. perché di Muos bisogna ancora parlarne, troppa gente non sa, e i media… in questo paese. in italia. in questa democrazia. insomma…


DSCN00387. Quale direzione deve prendere la lotta, a tuo avviso?

questa domanda oggi. perché?! ho visto girare un comunicato del comitato di base di Niscemi che mi lascia un po’ l’amaro in bocca. Pur consapevoli del fatto che il movimento cresca sempre di più altrove, in Sicilia e in Italia, gli attivisti di Niscemi, quelli che chiunque sia passato dal presidio per forza conosce che tanto sono sempre gli stessi, i soliti venti, trenta, non sono cambiati da novembre 2012, si sentono stanchi di essere multati, maltrattati, denunciati e stanchi delle continue critiche mosse da quei concittadini che invece avrebbero voluto al loro fianco in questa lotta. E’ vero il corteo a Palermo è andato bene, ma io ho provato vergogna quando ho saputo il numero di niscemesi partito…e non è una questione di numeri…è che una lotta del genere richiede impegno, energie, ti cambia le giornate, ti fa ritagliare tempi che non avevi, ti fa sacrificare cose tue personali, perché il Muos lo vogliono fare adesso, non domani. o quello dopo. e hanno pure fretta. non sembra che tu ti possa concedere il lusso di stare a guardare, rimandare, delegare. se ci sei dentro. se hai deciso che posizione prendere. se c’è qualcosa che ti smuove da dentro più del senso di impotenza che il paese in generale ha e cerca di trasmetterti. può una lotta essere territoriale se non cambia neanche le menti che per forza di cose ci sbattono contro?  Ci ripetiamo sempre che la lotta in qualche modo paga, tutti quelli che abbiamo incrociato ci hanno lasciato qualcosa e ne hanno prese delle altre…..e i niscemesi? parlo sia di quelli impantanati…sia di quelli che si muovono in associazioni di cui è nota l’esistenza, ma che poi di fatto, non si “sentono” nel concreto, non ne avverti la presenza nel territorio.Il nostro auspicio e desiderio più grande e che si perseveri nel cammino iniziato di “unire le lotte”,  lo sforzo di creare rete con le associazioni pacifiste, con le realtà di lotta locali, ci ha permesso di focalizzare un punto fondamentale: ogni possibilità di vittoria passa dalla comune difesa dei nostri diritti, diritti sanciti dalla nostra Costituzione, per questo motivo il Comitato No Muos Milano aderisce alla manifestazione del 12 Ottobre a Roma, Costituzione: la via maestra e anche alla giornata di mobilitazione nazionale in difesa dei territori e dei beni comuni.

Ylenia, No Muos Milano

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