VIA D’ACQUA PER EXPO 2015: costose devastazioni per un’opera inutile

cropped-striscioneCon i colori dell’autunno sulle fogli sono arrivate al Parco di Trenno le prime cantierizzazioni per quella che dovrà diventare la Via d’Acqua per Expo2015. Nata dall’idea malsana e megalomane della Moratti di far rinascere il sogno di Leonardo da Vinci di Milano città d’acqua, realizzando un nuovo naviglio navigabili, la Via d’Acqua sarà in realtà un canale secondario del Canale Villoresi, da cui si stacca all’altezza del Parco delle Groane, con la funzione di portare acqua ad alimentare il lago artificiale che abbellirà il sito Expo e poi di farla defluire da questo fino al Naviglio Grande con immissione in zona Via Gonin/Corsico. 90 mln di € il costo stimato per portare 2mc/sec dal Villoresi al Naviglio (che ha una portata di 30 mc/sec) e, visto che non saròà navigabile, con il motivo di fornire maggiore acqua al sud-ovest agricolo e arido (ma viste le proporzioni parliamo di un bicchiere aggiunto ad una damigiana) e rendering sensuali per dare l’idea che il canale sarà una sorta di giardino dell’eden, quando in realtà sarà tutto di cemento armato o manto bentonitico, impermeabilizzato e in rottura con il paesaggio circostante, da cui sarà fisicamente separato da protezioni, soprattutto nelle zone di attraversamento di parchi e ambiti pedonali. Insomma per svuotare il laghetto di Expo si fa un inutile canale che costa milioni di euro di denaro pubblico e che trasforma in peggio irreversibilmente tre parchi urbani (Pertini, Trenno e delle Cave), aree agricole e zone mai bonificate (sia al Gallaratese che in via Bisceglie), In pratica ‘na fetecchia. Aggravata dal fatto che, come ha dimostrato Italia Nostra, per risolvere il problema basterebbe usufruire del vecchio reticolo di fontanili e condotte sotterranee, tuttora mantenuto, senza spendere soldi e salvando il territorio.

La comparsa del cantiere a Trenno ha colto di sorpresa gli abitanti, non gli attivisti di Offtopic e della rete NoExpo e immediata è stata la reazione e la sensazione che bisognasse fare qualcosa. In maniera autorganizzata, insieme a un gruppo di abitanti dei quartieri limitrofi al Parco di Trenno e di abituali fruitori dei suoi spazi, con singoli attivisti di altre realtà milanesi di movimento, sabato scorso 9 novembre, è stata convocata a Trenno un’assemblea pubblica per provare a fermare l’assedio, che in nome di Expo2015 (ma non solo, vedansi la Gocci in Bovisa o il Giardino degli Aromi al Pini o il Pagiannunz ad Abbiategrasso) minaccia parchi, terreni agricoli, aree verdi, ovunque nel territorio metropolitano.

L’intuito dell’attitudine noexpo ha funzionato e ci siamo ritrovati in un centinaio, soprattutto semplici cittadini, tutti molto determinati e incazzati per quello che minaccia l’integrità del Parco. Tra curiosità, voglia di sapere di più, memoria del quartiere e disponibilità alla lotta, si susseguono numerosi gli interventi tutti concordi che va evitato lo scempio del parco e lo spreco di denaro pubblico in tempi di crisi (e in un quartiere dove non c’è più la scuola perché non ci sono soldi per ristrutturarla senza amianto). Lanciamo quella che appare l’unica proposta ragionevole e di prospettiva: la difesa dal basso del Parco attraverso la partecipazione, la mobilitazione, la controinformazione e il presidio del nascente cantiere. Non che altre vie, più istituzionali, siano sbagliate a prescindere, semplicemente, i poteri speciali di cui l’A.D. di Expo SpA gode, rendono necessaria una forte resistenza all’opera sul territorio, se vogliamo portare a casa il risultato.

Dal dibattito si passa all’organizzazione; si parla di blocchi, di recinzioni da rimuovere, di materiale comunicativo da produrre; tra i meno avvezzi c’è chi teme il penale e chi vuole fermare via Cascina Bellaria. Una bella atmosfera giovani e anziani, attivisti e quelli che è la prima volta, si alternano nel lanciare idee o fornire disponibilità e dopo più di due ore l’assemblea termina lasciando nella sala e in chi vi ha partecipato un’aspettativa positiva. Certo i partecipanti erano eterogenei e in alcuni l’approccio è stile nimby, ma nell’autunno milanese abbiamo colto segnali “primaverili”: il calore di molti interventi, il richiamo al valore territorio bene comune in stile valsusino, segnali che forse, anche nella città vetrina Expopolis. ci si rivolta a un futuro chiamato debito-cemento-precarietà.

C’è già un primo appuntamento,sabato 16 alle ore 15 in via Lampugnano (e noi ci saremo con la mente in Valle così come saremo in Valle sempre il 16 con il cuore a Trenno), dove il parco è stato cantierizzato, per un’assemblea itinerante che porterà per Trenno e il parco le ragioni di chi si oppone all’inutile Via d’Acqua https://www.facebook.com/events/312773592195281/?ref_newsfeed_story_type=regular#!/events/312773592195281/?ref_dashboard_filter=calendar e dietro l’angolo è già prevista una manifestazione cittadina.

Nel frattempo, occhi bene aperti e pronti all’azione se arriveranno le ruspe.

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