Assalto al rave: la testimonianza di Matteo

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ANALISI SULLO SGOMBERO DEL RAVE A CUSAGO – Matteo Saltalamacchia (Opposticoncordi)

RAVE ON

Questi ragazzi francesi cui è stato sequestrato l’impianto sono veri maestri nell’attività dei Rave. Ricordo perfettamente i loro Rave di diversi anni fa nei dintorni di Milano, Rubattino, San Giuliano, Segrete; ero uscito anche sta volta per andarli a vedere dopo tanti anni che non li vedevo, e mi dispiace pensare che forse non si vedranno più.

Sono stati già denunciati e privati di impianti e mezzi di trasporto in Francia, eppure continuano a infrangere la legge perpetuando questo loro rituale, ostinandosi pacificamente, per cui potremmo dire ostinandosi in questa ‘protesta civile’.

Il rave infatti infrange la legge, in quanto azione sovversiva e TAZ, cioè zona temporaneamente autonoma, nel seno proprio di ‘autonoma’ rispetto alle leggi e alle norme costituite.

E’ questo parte integrante della sua essenza, del suo senso e del suo bello, per chi riesce a vederlo.

LO STRUMENTO DI CONTROLLO E REPRESSIONE: IL TULPS

Il TULPS(1) parla chiaro, in Italia i Rave sono belli che vietati dal 1931 quando venne varato questo decreto regio, strumento di controllo e repressione delle azioni sociali rinnovato da molte legislature fino al 2008. Vietati come qualsiasi altro raduno che per luogo o numero dei partecipanti abbia carattere di riunione pubblica e che non sia stata comunicata e approvata preventivamente dal Questore competente. Con buona pace di chi, nemmeno degno di menzione, ne chiede il divieto ‘come Francia’.

Nella nostra storia recente questo strumento è più usato in casi di manifestazioni politiche, dove si applica lo scioglimento forzato della manifestazione se si rischia il degenero in azione di rappresaglia. Ma un Rave di questo genere, isolato in un capannone nascosto nelle periferie non può certo generare in una rivolta popolare.

Il TULPS è uno strumento malleabile: dice esplicitamente che vanno anche impedite le ‘manifestazioni lesive del prestigio delle autorità’. Il caso delle Pussy Riot è un caso analogo di un altro paese. Nei periodi critici della storia invece le azioni di repressione violenta sono state anche indirizzate su manifestazioni che ledano il principio di autorità anche solo implicitamente. E’ potuto capitare, in certi periodi, a qualsiasi forma di governo e organizzazione sociale di cui si ha notizia.

Forse è questo che spinge a intervenire con la forza per zittire le voci antagoniste e le proteste civili.

E quale manifestazione più lesiva di una che trova senso nel costituirsi zona autonoma rispetto alle norme costituite e salvaguardate dalle autorità?

LA MACCHINA DA GUERRA

La salvaguardia delle norme costituite è garantita in ultima istanza sempre e comunque dal rimando minaccioso o effettivo all’uso della forza bruta. ‘La macchina da guerra’ come la chiamava Deluze in ‘Schizofrenia e Capitalismo’(2) sottolineando che anche nel caso della Forza Pubblica controllata dal Ministero degli Interni è comunque una forza bruta esterna all’apparato di stato, con cui lo stato si allea e a cui rimanda.

La decisione sull’uso o meno di questa ‘Macchina da Guerra’ nelle varie situazioni contingenti di illegalità dipende dalla discrezione dei funzionari che di volta in volta la pianificano. Sono decisioni contingenti basate sul buon senso dei singoli funzionari che vanno al di là delle regole stesse e che si dovrebbero conformare al buon senso comune del momento storico.

Il ragionamento per cui “non potranno certo intervenire perché ormai siamo in tanti e succederebbero casini”, non è fondato su di una regola effettiva e scritta, cioè una legge, ma è solo frutto di un’abitudine contingente basata sul buon senso comune. La decisione in questo caso purtroppo, non è condannabile per un’effettiva infrazione delle regole, ma per una riprovevole valutazione del fenomeno Rave in questione e della sua pericolosità.

Il fatto che gli stessi sindacati dei poliziotti abbiano denunciato l’assurdità della decisione, visto il fenomeno specifico e gli esiti allucinanti dell’intervento, fa notare che la macchina da guerra non è carne da macello ma è un simbionte necessario, e per questo sensibile all’abuso di richieste da parte dell’apparato di stato.

I funzionari possono avere fatto valutazioni assurde. Assurde, secondo il buon senso comune della società in cui ci troviamo noi e i poliziotti.

Forse non siamo in un momento così critico della nostra storia per cui risulti normale alle Forze di Polizia di dover disperdere con la violenza un raduno di persone che sbeffeggiano le leggi dello stato senza però nessun’intenzione di rappresaglia, ne di violenza contro cose o persone. Forse.

IL BUON SENSO COMUNE

Fumogeni in pista e manganellare sotto cassa non si era mai visto..

Secondo il Questore che si attribuisce la responsabilità dell’intervento: ‘Se ci si sposta dalla Francia con quattro mezzi del genere, impianti del valore di diverse migliaia di euro e se non si fa pagare un biglietto d’ingresso, non lo si fa per il piacere di socializzare. E’ evidente che il guadagno deriva soprattutto dalla vendita illegale di alcol. […] È evidente. Socializzare è un’aspettativa legittima. Noi ce l’abbiamo con chi vuole lucrare sulla pelle dei giovani, nonostante i morti e le lesioni che abbiamo già registrato in passato.’ (3)

Ma se i morti e le lesioni avvengono per l’intervento delle Forze dell’Ordine, non possono essere attribuite all’attività concreta della Rave.

Nessun Rave che si sia svolto indisturbato, è mai degenerato in azioni sociali di rivolta.

E dopo vent’anni che milioni di giovani in tutta europa partecipano settimanalmente ai Rave possiamo dire che i casi di intossicazione non hanno sconvolto le cronache come epidemie pestilenziali.

Che poi la vendita di alcool senza ricevuta fiscale possa infastidire di questi tempi ok, ma non è per questo che si avvia un azione di guerriglia reagendo ai fischi degli avventori che tutt’al più vogliono comprare l’alcol di sottobanco.

Per fortuna allo stato attuale del sistema in cui siamo non si giustifica così, un’azione violenta che porta a 40 feriti e una ragazza al coma.

Non si giustifica,

né con un mandato per violazione di proprietà privata,

né per prevenire l’abuso di stupefacenti e alcol,

né per salvaguardare il prestigio delle autorità.

Per fortuna nessuno di questi pericoli giustifica questi esiti secondo il nostro buon senso comune.

Il Questore, forse sapendo di non avere giustificazioni condivisibili intervenendo per salvaguardare il principio di autorità, ha cercato di accattivarsi il buon senso comune sollevando una questione importante.

Commercio contro Solidarietà.

COMMERCIO CONTRO SOLIDARIETA’ – RAVE ON AND ON

Cosa spinge queste persone a radunarsi di nascosto, isolandosi dalla società civile, senza compiere né organizzare nessuna azione sovversiva se non quella di ballare e alterarsi al di fuori delle limitazioni previste?

E più in generale, che senso ha l’attività del ballo? Che legame ha con il commercio? Che legame con la solidarietà?

E’ solo un settore commerciale come gli altri che in questi casi cerca di infrangere le regole finanziarie? E’ evidente che non è questo il caso.

No, il senso di questo rituale è anche il rifiuto ostentato della società produttiva, non è l’appropriazione indebita di un settore commerciale. E’ il ritrovarsi e sintonizzarsi collettivo senza alcun senso o progetto ulteriore anzi, è la celebrazione della mancanza di senso progettuale e progressivo propria di ogni commercio.

Forse il buon senso comune vieta, allo stato attuale delle cose, di intervenire reprimendo violentemente queste manifestazioni collettive.

Speriamo che al più presto i meccanismi della politica regolino questo scollamento tra sentire comune e sensibilità degli apparati decisionali spostando qualche persona inadatta dalle poltrone coinvolte in questo schifo.

Ma il fatto che molte persone ci abbiano hanno rimesso l’incolumità, sia tra i ravers sia tra i poliziotti, e in particolare la ragazza di Ernesto che è finita in coma per questo, ci deve portare a una riflessione più accurata su questa importante normativa che riguarda la Pubblica Sicurezza.

Siamo pronti a modificare una regola così fondamentale come il TULPS, che prevede invece l’intervento violento e la condanna penale contro spettacoli e raduni non autorizzati, oltre che il controllo di ogni produzione culturale, ogni esercizio e ogni comunicazione? Che prevede questo intervento non in tutela delle norme economiche, che hanno iter lunghi e mediati dalla magistratura, ma anche in nome della ‘Pubblica Sicurezza’ per cui è concesso l’intervento immediato della forza?

Forse una società in grado di modificare questa regola e tollerare un livello così incondizionato di autocritica è molto di la da venire.

Augurandoci di trovare ancora organizzatori di Rave di questo livello e godere ancora del loro lavoro, speriamo di più.

Speriamo che il sintomo sociale dei Rave che si rivolge simbolicamente contro i collanti sociali del commercio cumulativo, del progresso e della sobrietà, indichi e spinga verso la necessità di un organizzazione più condivisibile, fondata su collanti sociali improduttivi come l’arte e lo spettacolo e su valori più disinteressati dei nostri.

 

(1) <a href=”https://alloggiatiweb.poliziadistato.it/PortaleAlloggiati/Download/TULPS.pdf”>https://alloggiatiweb.poliziadistato.it/PortaleAlloggiati/Download/TULPS.pdf</a>

(2) <a href=”http://it.wikipedia.org/wiki/Capitalismo_e_schizofrenia”>http://it.wikipedia.org/wiki/Capitalismo_e_schizofrenia</a>

(3) <a href=”http://www.ilgiorno.it/sudmilano/cronaca/2012/10/29/794079-Cusago-Rave-Party.shtml”>http://www.ilgiorno.it/sudmilano/cronaca/2012/10/29/794079-Cusago-Rave-Party.shtml</a>

 

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