Rogoredo: l’arresto che smonta il “sempre dalla parte del poliziotto” | Osservatorio Repressione
È stato arrestato Carmelo Cinturrino, l’agente che il 26 gennaio ha ucciso Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo. Arrestato. Non indagato. Arrestato.
Fermato su richiesta della Procura di Milano per omicidio volontario, con l’ipotesi di depistaggio, con il pericolo di reiterazione del reato, di inquinamento probatorio e di fuga. La Procura parla addirittura di un rischio concreto che possa “uccidere ancora”. Parole pesanti. Non slogan. Atti giudiziari.
E allora una distinzione diventa inevitabile. Anzi, necessaria.
Essere garantisti non significa essere indulgenti. Non significa nemmeno parteggiare per una parte sociale o per l’altra. Significa una cosa sola: pretendere che i fatti vengano accertati da una inchiesta, non da un talk show.
Per settimane abbiamo assistito al contrario. Alla retorica del “sempre dalla parte delle forze dell’ordine”. Al “senza se e senza ma”. Alla raccolta firme. Alle pistole sventolate in televisione. Alla pedagogia della paura costruita su un ragazzo ucciso.
La versione iniziale era chiara: Mansouri aveva puntato un’arma contro l’agente. Legittima difesa. Fine della storia.
Ma la storia non è finita lì.
Le indagini della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica, coordinate dalla Procura di Milano, hanno ricostruito un quadro diverso. L’arma non sarebbe stata nelle mani della vittima al momento dello sparo. Sarebbe stata posizionata in un secondo momento. Una pistola a salve, con il tappo rosso rimosso per farla sembrare vera. Lo zaino recuperato in commissariato. Le telecamere che riprendono un agente entrare a mani vuote e uscire con qualcosa. I 23 minuti prima della chiamata ai soccorsi. Ventitré minuti.
Quattro colleghi indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. L’ipotesi di un tentativo di depistaggio. Un’agenda di contrasti precedenti tra l’agente e la vittima. Una precedente inchiesta per falso ideologico. Sospetti di richieste di pizzo a spacciatori. Operazioni borderline. Un profilo che, secondo la Procura, presenta elementi di pericolosità.
I fatti, semplicemente, hanno smentito la narrazione.
Ed è qui che si misura la differenza tra garantismo e giustizialismo.
Il garantismo è dire: sarà un giudice a decidere. Vale per Mansouri, che aveva diritto alla presunzione d’innocenza anche se aveva precedenti. Vale per Cinturrino, che ha diritto a un processo equo. Vale per tutti.
Il giustizialismo è l’opposto: condannare subito. Ma anche assolvere subito. Per appartenenza. Per divisa. Per identità.
Il “sempre dalla parte della polizia” non è garantismo. È una delega in bianco. È una sospensione preventiva del controllo democratico sull’uso della forza. È la negazione stessa del principio che fonda lo Stato di diritto: nessuno è al di sopra della legge.
In queste settimane abbiamo visto cosa succede quando la politica anticipa i tribunali. Dichiarazioni immediate, accuse ai giudici, insinuazioni di accanimento. E abbiamo visto cosa succede quando l’informazione si trasforma in megafono: una scena costruita in studio, un’arma mostrata al pubblico, una paura alimentata prima ancora che le perizie parlino.
Oggi quella narrazione è crollata.
Non perché lo dica un’opinione. Perché lo dicono atti giudiziari, analisi forensi, testimonianze, intercettazioni, ricostruzioni tecniche.
Chi gridava alla legittima difesa senza attendere un giorno di indagine dovrà ora spiegare come mai un agente arrestato per omicidio volontario, con sospetti di messa in scena e depistaggio, fosse stato presentato come simbolo dell’ordine minacciato.
Essere garantisti oggi significa una cosa molto semplice: difendere la magistratura che indaga, difendere gli investigatori che hanno lavorato controcorrente, difendere la presunzione d’innocenza come principio universale, non selettivo.
Perché la tentazione autoritaria non nasce quando si punisce un colpevole. Nasce quando si decide in anticipo chi non può essere colpevole.
E se un potere politico pretende immunità per chi esercita la forza, allora non sta difendendo la sicurezza. Sta minando la democrazia.
La differenza è tutta qui. Garantisti sempre. Complici mai.
Osservatorio Repressione
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