Sea Watch 5: l’Italia non salva vite. Processa chi lo fa

Prima sparano i libici. Poi indaga l’Italia.

Prima sparano i libici. Poi indaga l’Italia.
La Sea Watch 5 salva 90 persone in acque internazionali, a 27 miglia dalla costa libica e la risposta tripolina arriva immediata: 15 colpi di arma da fuoco, minacce di abbordaggio, tentativo di dirottamento verso Tripoli.

A sparare è la motovedetta Ras Jadi, acquistata con fondi pubblici italiani, consegnata a Tripoli nel quadro del Memorandum d’Intesa tra i due paesi, un accordo, questo, costruito in nome del controllo dei flussi migratori, nella pratica, un accordo che arma chi spara. Questa è stata la linea politica italiana sul controllo dei flussi.

E non finisce qui; la Sea Watch five arriva a Brindisi con 166 persone, 138 uomini, 3 donne, 25 minori non accompagnati, quasi tutti dal Bangladesh. A mezzogiorno salgono a bordo polizia e guardia costiera italiana, che se ne vanno a notte fonda, portando via con sé documenti e attrezzature. Inoltre, due menti dell’equipaggio vengono portati in una stazione di polizia per un interrogatorio.Il capitano viene indagato per “favoreggiamento dell’ingresso illegale”. Hai tenuto in vita 166 persone, ora ne rispondi davanti alla legge italiana.

E intanto la narrativa ufficiale fa il suo lavoro: viene costruita e sostenuta una post-verità in cui i criminali sono chi salva e i salvatori sono chi respinge. C’è un’intesa in nome della disumanità che punisce chi prova a riportare umanità e resistenza nel Mediterraneo.
Chi dovrebbe proteggere le vite indossa i panni del carnefice e lo fa alla luce del sole, con il silenzio complice dell’Europa.

Questo è il metodo che, dal caso Rackete in poi, ha aperto in Italia oltre 20 procedimenti penali contro chi soccorre nel Mediterraneo. E non è rilevante che quasi tutti i processi siano stati archiviati perché la criminalizzazione non punta alla condanna, ma all’esaurimento, all’intimidazione, alla resa.

Il Mediterraneo continua a fare il lavoro sporco che nessuno vuole nominare mentre l’Europa, immobile e silente, guarda.
Solidarietà al capitano della Sea Watch 5, a tutto l’equipaggio, e a chi ogni giorno affronta quel mare sapendo cosa rischia.

Da entrambe le parti.

foto da Sea Watch

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