12 giugno, sciopero generale della cultura

Nel 2025 veniva presentato un appello per la costruzione di uno sciopero generale del settore culturale. Nella giornata di venerdì quell’appello si trasformerà azione concreta con un’agitazione che vedrà diverse mobilitazioni su tutto il territorio italiano (a Milano è previsto un presidio-assemblea alle 18 davanti alla Triennale).

Nonostante l’Italia campi sulla facile e abusata (e nauseante) retorica dell’importanza del suo sterminato patrimonio culturale trent’anni di politiche neoliberiste di privatizzazione di tutto ciò che era possibile mettere a profitto oltre alla mercificazione del patrimonio pubblico hanno portato al dilagare della precarietà e della povertà salariale di tutti e tutte coloro che si fanno carico di far vivere quotidianamente questo immenso settore.

Il settore della cultura, come tanti altri in Italia, è frantumato e atomizzato e, come dice la piattaforma d’indizione dello sciopero: “…costituito da una grande eterogeneità di figure professionali con formazione, retribuzioni e inquadramenti contrattuali differenti”. Nonostante questa eterogeneità i problemi sono comuni e ricorrenti e proprio questa constatazione ha portato alla necessità di uno sciopero il più trasversale possibile che cercasse di rompere i confini della parcellizzazione dei vari microsettori del mondo della cultura spesso ripiegati su se stessi.

I punti di rivendicazione sono molto chiari:

Riconoscimento e dignità del lavoro culturale contrastando l’abuso dilagante di stage (ovvero lavoro gratuito) o false partite IVA.

Retribuzione e lavoro dignitosi con l’individuazione di un salario minimo legale e l’applicazione dei CCNL più rappresentativi e non dei vergognosi contratti pirata.

Rispetto della salute psicofisica.

Welfare universale che garantisca una continuità di reddito e una protezione in un settore dove la precarietà è ormai un fattore strutturale e non contingente.

Contro l’economia del riarmo e l’art-washing ovvero l’utilizzo delle istituzioni culturali per normalizzare guerre, occupazioni e pratiche coloniali.

-Il testo di Redacta sullo sciopero

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