Nuova sorveglianza, vecchia repressione
L’Italia, nell’ambito dell’attuazione dell’AI Act, sta introducendo l’uso dei software AI nell’ambito delle indagini affidate alle Forze di Polizia che, stando allo schema delineatosi, diviene molto pericoloso ma in linea con l’attuale gestione dell’ordine pubblico che vede il diritto penale non più extrema ratio ma unica forma di gestione del dissenso.
Le attività di polizia giudiziaria potranno essere coadiuvate da software AI che vengono collocati all’art. 359-ter c.p.p. tra i “mezzi di ricerca della prova nelle indagini preliminari”: assoggettando l’uso al regime di segretezza tipico degli atti d’indagine. Sul punto l’Unione delle Camere Penali Italiane esprime forte preoccupazione: “L’introduzione dell’IA nelle indagini penali e nell’attività di polizia non garantisce adeguatamente trasparenza, verificabilità degli algoritmi e diritto di difesa”.
Il Regolamento UE 2024/1689 classifica la maggior parte delle applicazioni di IA per il law enforcement come sistemi ad alto rischio imponendo obblighi di trasparenza sistemica, tracciabilità, qualità dei dati e supervisione umana ma senza specificare il diritto individuale all’informazione del soggetto scansionato
Essendo posto l’uso nell’ambito delle indagini preliminari, il/la cittadino/a non ha alcun canale ufficiale per esserne edotto. L’unico modo sarebbe essere ufficialmente sotto indagine della magistratura. Se si è stati oggetto di profilazione tramite AI e non è emersa alcuna notizia di reato I dati (biometrici e non solo) del soggetto saranno stati trattati senza alcuna informative e catalogati.
Esisterebbe uno stridere con la normative in tema di Privacy: gli artt. 13-14 GDPR (e norme equivalenti) prevedono un obbligo informative in ambito penale salvo possibilità di inquinamento delle indagini che diverrebbe regola e non eccezione nel caso di specie.
Altro horror vacui si ha per la raccolta e conservazione per sette giorni dei dati biometrici del volto di tutte le persone presenti in occasione di eventi con esigenze di ordine e sicurezza pubblica. Il trattamento sarà generalizzato e senza alcun consenso informato (si pensi allo stadio, in corteo, a un presidio etc.) salvo affidarsi a comunicati generici del Ministero.
Appare chiaro ormai come la distopia della società del controllo totale da parte dello Stato stia divenendo quotidianità e prassi giuridica andando a minare, come ormai è di prassi, lo stato di diritto. Le applicazioni pratiche potrebbero divenire ancor più inquietanti se supportate da normative sulla scia dei noti decreti sicurezza che fanno del mezzo penale l’unica forma di governo della società.
* Image credits: Workshop Ghóstati, Nina Festival 2026
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