Milano rompe i divieti di Meloni
Si sono inventati un nuovo decreto sicurezza, hanno blindato un’intera città, vietando qualsiasi corteo. Piazza Duomo nel primo pomeriggio sembrava un raduno di poliziotti in borghese e nei dintorni si aggiravano inquietanti pattuglie, queste sì inedite, in moto e in borghese, con i volti coperti, in pieno stile Basij.
Ma tutti i luoghi “sensibili” erano presidiati e militarizzati e ovunque scattavano controlli su ragazzi e ragazze, preferibilmente con background migratorio, e fermi preventivi. D’altronde, avevano iniziato già la mattina presto con le perquisizioni, sempre preventive. Il messaggio del governo era chiaro: non doveva volare una mosca.
Invece, è andata diversamente, molto diversamente, perché Milano ha rimandato al mittente la voglia di regime delle destre di governo. O, per essere più precisi, l’hanno fatto le ragazze e ragazzi, che non si sono fatti intimorire da minacce, insulti e nuovi reati inventati su misura per limitare la libertà di manifestare e dissentire. L’hanno fatto in tutta Italia, ma il banco di prova principale era indubbiamente Milano.
E l’hanno fatto davvero da sole e da soli, perché al loro fianco non hanno trovato nemmeno le forze dell’opposizione, che si sono mostrate completamente fuori fase. A Milano, dove governano, il Sindaco Sala ha persino applaudito ai parà per strada, mentre non ha speso mezza parola per contestare i divieti governativi.
Il 24 ottobre la libertà di manifestare, che sarebbe poi un diritto costituzionale, è stata conquistata sul campo dalla splendida ostinazione di una generazione che, contrariamente a quello che sostengono gli incessanti proclami del mainstream, non si fa manovrare e comandare da nessuno.
È stato un bel corteo, anzi l’unione di due cortei, partito uno dal centro e l’altro da piazza Leonardo Da Vinci, per poi finire tuttə insieme al Politecnico. Tanta gente, sicuramente più di diecimila, e una dinamica che ricordava le manifestazioni dell’autunno scorso per la Flotilla e contro il genocidio, ingrossandosi man mano e con le persone che ne volevano sapere di tornare a casa. E che ci fosse una certa continuità lo ricordava anche il fatto che gli slogan per la Palestina libera erano tra quelli più gettonati, accanto al sempre dominante “siamo tutte antifasciste”.
Non sottovalutiamo quello che è successo a Milano e nelle altre città, in un senso o nell’altro. Il governo ha cercato il salto di qualità repressivo per zittire chi non si arrende al presente e reprimere il crescente conflitto sociale, conseguenza diretta della sempre più accentuata disuguaglianza e del drenaggio di risorse pubbliche dal welfare al riarmo. E possiamo esserne certi, continuerà su questa strada.
Ma ieri non gli è andata bene, perché i divieti di Meloni sono stati infranti. Le ragazze e i ragazzi hanno disobbedito e, da quello che si è visto ieri per strada a Milano, trovando l’approvazione di una parte significativa della città.
Da qui bisogna ripartire, da questa lezione, se non vogliamo soffocare nella postdemocrazia di Meloni e Salvini.
di Luciano Muhlbauer