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Elezioni “Midterm”, la crisi democratica per Trump

Redazione_Mim

Mondo

Il voto di midterm del 3 novembre consegna ai democratici il controllo “formale” di entrambe le Camere del Congresso. Al Senato la destra partiva da un vantaggio di 53 a 47. I democratici superano la soglia dei 51 seggi e strappano ai repubblicani Ohio, Iowa, Kansas, Maine, North Carolina, South Carolina e Texas. Alla Camera le proiezioni parlano di circa 250 seggi su 435.

È una bocciatura di Trump e del progetto Maga. A determinarla potrebbero aver pesato due fattori, come sottolinea il prof. Alessandro Volpi su un post. Sul piano economico inflazione, debito federale e dazi che colpiscono la stessa struttura produttiva statunitense. Sul piano della politica estera la guerra all’Iran, che l’elettorato avrebbe bocciato come «causa primaria dell’inflazione», insieme alla repressione del dissenso interno. Senza dimenticare le politiche di rasstrellamento razziale.

Perdere anche il Senato è un colpo durissimo per la Casa Bianca. La nuova maggioranza potrà bloccare le nomine presidenziali e quelle dei giudici federali. Alla Camera le commissioni avranno poteri d’indagine sull’amministrazione. In un paese così polarizzato, una frattura istituzionale di questa portata promette due anni di forti turbolenze.

Senza farci troppe illusioni su quello che saranno le politiche statunitensi da domani in poi, considerata anche la forte condivisione bipartisan rispetto a una serie di scelte, dentro l’onda ci sono però segnali che parlano anche a noi. In Michigan Abdul El-Sayed diventa il primo senatore musulmano della storia Usa. In Texas Gina Hinojosa, di origini messicane, scalza il governatore Greg Abbott, e James Talarico batte Ken Paxton. Divers* candidat* socialist*, osteggiat* dall’establishment democratico, conquistano il seggio, e alcun* sono su posizioni apertamente antisioniste. A prendersi la scena sono proprio le figure vicine ai Democratic Socialists of America, più dei soliti liberal prudenti e timorosi.

L’ultimo biennio di Trump parte azzoppato. Dopo la rimonta di Lula in Brasile, è un altro segnale: alle destre si può resistere, e le piazze europee di questo autunno lo sanno bene. Il ghiaccio è più sottile di quanto sembri.

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