Se sono queer è perchè ho visitato Atlantide

atlantideStamattina sono stata svegliata con la notizia dello sgombero di Atlantide: sapevo che era annunciato e quasi certo, ma è stato comunque un colpo al cuore, una stretta dei muscoli del perineo e un momento di sospensione, perché io un mondo senza Atlantide non lo so immaginare (e lo so che lo sgombero non ferma nulla, ma è un ferita e per adesso sanguina).

Ci sono dei luoghi che sono dei simboli, ma in un senso molto forte e molto fisico, luoghi densi di esperienze, di pensieri, di immagini che tornano alla mente appena ne pronunci il nome, come fosse una formula magica. Atlantide, per me, è uno di questi luoghi.

Ci sono arrivata nel 2008, quando già aveva 10 anni e io poco più del doppio; ci sono arrivata per l’Intersex Pride, una delle prime iniziative a parlare di intersessualità in maniera pienamente politica, uscendo dai gruppi di sostegno di pazienti e provando a parlare di autodeterminazione. Ricordo ancora di essere arrivata al cassero piena di un timore – non conoscevo quasi nessuno – che è scomparso appena entrata, come di fronte ad un’epifania. Atlantide era piena di gente e lì ho sentito parole nuove, piene di vita. Ci sono arrivata da femminista, certo, già con molta curiosità verso la teoria queer, che avevo avuto la fortuna di incrociare in università (Butler si stava diffondendo…) e che sentivo poteva raccontare anche qualcosa su di me. Ma appunto di teoria si trattava: ad Atlantide, invece, ho visto una pratica, ho sentito che un altro modo di agire il proprio genere era possibile, ho trovato spazio su una sedia di plastica e mi sono sentita bene.

La sera sono stata accolta in una casa piena di uomini e di trucchi in cui io ero, senza dubbio, la meno femminile: ho fatto colazione con un panino con la crescenza, tra tacchi alti e vestiti coi volants, aspettando di andare al Pride. Ed ecco la seconda epifania dei miei giorni bolognesi, di una Bologna che ricorda Damasco – luogo delle illuminazioni. La scoperta, banale se volete, è questa: potevo essere parte di un Pride. Non che non lo fossi mai stata, ma fino a quel momento mi ero sentita l’ospite tollerata, la solidale che cammina al fianco di chi lotta, e invece, quella volta, ho scoperto che il Pride parlava anche di me, della mia insofferenza a stereotipi e imposizioni, in un poliedrico gioco di differenze che si fanno forza l’un l’altra. Sfilando nello spezzone di Facciamo Breccia ho vissuto un diverso modo di praticare la politica, in cui i diritti si accompagnano alla festa e la rabbia può sciogliersi in un ballo e nel mascara che cola. Ho visto la determinazione e la radicalità sfuggire dalla necessità di essere seri, tristi, disciplinati.

Per questo devo ringraziare Atlantide, che negli anni aveva saputo creare una comunità capace di non chiudersi, di accogliere anche una ragazzina come me, che sgranava gli occhi per non perdere nemmeno un dettaglio di quel mondo sommerso  che fino a quel momento sembrava un’utopia.

Sembra esagerato, lo so, e negli anni ho imparato ad accostarmi ad Atlantide con meno enfasi, ad entrarci senza tuffi al cuore e a sentirmi parte di quel mondo. Ma intanto Atlantide sarà stata quell’illuminazione per qualche altra visitatrice, perché le atlantidee hanno continuato a saper accogliere e a raccogliere le correnti sotterranee per portarle a galla, acqua fresca e mossa tra quelle stagnanti in cui viviamo.

Lo sgombero di Atlantide, oggi, qui, in questa Italia attraversata dal panico contro il gender, svela la miopia di una politica che si dichiara di sinistra, a favore dei diritti civili, disposta a tutelare le differenze e che, invece, sigilla uno dei luoghi in cui quelle differenze vivono, prosperano e, perché no, danno scandalo. Lo scandalo, infatti, è un inciampo, un intoppo che interrompe il flusso liquido della quotidianità e della “normalità” per permetterci di vedere qualcosa di nuovo, qualcosa di altro. Lo scandalo increspa la superficie del mondo per scombinare certezze e verità con la forza del dubbio e dell’inaspettato. Atlantide, in questo senso, ha sempre dato scandalo e continuerà a darlo.

Alle sei di questa mattina le forze dell’ordine (e qui hanno fatto onore al loro nome – hanno riportato un ordine vuoto e grigio nel disordine scintillante) hanno trascinato fuori dal cassero le atlantidee e hanno murato la porta: un gesto che dimostra l’incompetenza di chi governa la città, prima ancora che la sua violenza reazionaria, incapace di trovare una soluzione ad un problema semplice, dopo una trattativa che va avanti da anni. Questa storia dimostra la rinuncia della politica, almeno di quella istituzionale, ad ogni sforzo di immaginazione, ad ogni slancio capace di staccarsi dal presente, dalla pura amministrazione, per diventare arte del possibile, con sguardo al futuro e all’impensabile. La politica si accoda ai crociati contro il gender, che vorrebbero rinchiuderci tutt* nei recinti della natura, della necessità, degli schemi rigidi e impossibili da modificare che compongono il loro presunto ordine. I proclami in difesa dei diritti civili diventano pura e vuota retorica quando si accompagnano a scelte politiche che vengono nascoste sotto lo schermo dell’inevitabilità, di quella stessa necessità di cui parla chi si oppone al fantomatico gender. E questa storia, che parte da Bologna, non riguarda solo Bologna, ma di tutti quei luoghi in cui gli spazi di libertà si restringono, in cui i diritti vengono usati solo strumentalmente, in cui le differenze vengono ridotte a problema di ordine pubblico: è una storia che parla di noi.

Lo sgombero di Atlantide scopre le carte di questa politica miope, incapace di capire che sfrattare un fantasma da un luogo significa sempre infestare le città, le strade e le piazze, in un contagio incontenibile (nonostante il dolore per la perdita di un luogo e la difficoltà dell’essere nomadi, senza una casa da cui partire). Avete murato le porte di Atlantide, ma noi siamo già fuori, fantasmi di carne, ossa, sangue e umori, pronte a travolgervi con lo tsunami che sempre si scatena quando si inabissa un’isola.

Con Atlantide nel cuore,

sarà una pioggia di glitter a seppellirvi.

qui trovate i video dello sgombero

seguite la pagina fb per gli aggiornamenti: Atlantide R-esiste

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