Il naufragio delle civiltà

Una recensione del nuovo libro di Amin Maalouf “Il naufragio delle civiltà” (La nave di Teseo).

In questo saggio la memoria scorre le pagine della Storia e il naufragio, usato come metafora, ne è l’immagine.

Un appuntamento mancato con la Storia, Oriente e Occidente amalgamati insieme, stessa casa per i popoli e le loro religioni monoteiste. Forse sarebbe stato un modello di convivenza armoniosa, ma è accaduto il contrario.

I ricordi dell’Egitto della speranza culturale; compositori, romanzieri e poeti egiziani che sono diventati grandi star del mondo arabo. Poi l’ascesa al potere del colonnello Nasser, l’intervento delle potenze europee contro la nazionalizzazione del canale di Suez e il trionfo finale di Nasser.

Il colonialismo occidentale aveva le sue prerogative anche in termini di giustizia. In molti paesi del Medioriente vigeva la regola dell’extraterritorialità a favore degli occidentali; gli stranieri a ragione di un crimine commesso potevano chiedere di essere giudicati nel loro paese di origine. In questo modo tutti gli occidentali si ponevano al di sopra della legge.

Il modello levantino delle diverse comunità in uno stesso territorio nascondeva una debolezza di fondo. Per esempio, in Libano i maroniti cercavano di farsi proteggere dalla Francia, i Drusi si erano legati all’Inghilterra, i sunniti erano molto vicini ai turchi e gli ortodossi alla Russia. Questa realtà manifestava un’apertura al mondo ma anche una debolezza a livello di Nazione. Tante piccole patrie interne pronte a frantumarsi alla prima crisi.

Il disegno nassseriano della RAU (Repubblica Araba Unita) non attecchì in Libano ma portò alla formazione di due linee contrapposte: quelli a favore e quelli contrari. Si inasprirono anche i conflitti religiosi tra musulmani, cristiani ed ebrei. Il confessionalismo portò alla spartizione delle cariche pubbliche tra le diverse comunità, ma su questa impalcatura crebbe il potere dei leader e dei clan.

C’è stato un tempo in cui anche nel Levante i movimenti marxisti hanno giocato un ruolo importante. Il comunismo metteva l’accento sull’appartenenza di classe e molti uomini e donne avevano adottato questo punto di vista che permetteva di superare le identità di etnia e di religione. Con la scomparsa di questo movimento è sparito l’unico spazio in cui le persone si sentivano cittadini di una nazione, indipendentemente dall’origine etnica.

La guerra arabo-israeliana del 1967 cambiò le sorti del nazionalismo arabo. Israele con un attacco aereo fulmineo rase al suolo le forze aeree di tutti i paesi arabi coalizzati e in sei giorni vinse la guerra. Il principale sconfitto fu Nasser ma tutto il mondo arabo subì la stessa sorte. L’ideologia nazionalista perse la sua credibilità e si rafforzò l’islamismo politico. Oggi, dopo cinquanta anni, i popoli arabi hanno abbandonato il panarabismo, ma non hanno ancora elaborato un’idea altrettanto potente. Si sentono eterni perdenti, ma nella Storia le rivincite  non vengono sempre dalla vittoria in guerra.  Ne è un esempio la piccola Corea del Sud che in pochi decenni, sviluppando istruzione ed economia, é riuscita a superare molti paesi più grandi.

Il 1979, con l’avvento della Thatcher in Inghilterra, segnò il trionfo di una visione economica e politica nuova, si potrebbe definire quasi rivoluzionaria. Al centro del cambiamento vennero posti i pilastri del neoliberismo; meno intervento del governo sull’economia, riduzione della spesa sociale, limitazione del potere sindacale e ampi spazi di libertà per le forze imprenditoriali e finanziarie. Questa nuova politica è stata la sostituzione di quella vecchia: la classe dei ricchi che sfodera le sue armi per conquistare più potere e ricchezza. Oggi, a distanza di tanti anni, possiamo constatare il successo di quella strategia.

L’epoca attuale è caratterizzata da enormi disparità, una minoranza di persone detiene patrimoni enormi rispetto al resto dell’umanità. Si assiste anche alla mancanza di rivolte da parte dei ‘dannati della terra’ mentre si deforma la bussola dei valori. Viene legittimato l’arricchimento sfrenato, la corruzione e la rapina legalizzata ad opera dei più forti. Le dottrine che esaltavano l’universalità attraverso l’unità del proletariato mondiale  sono fallite e ne è uscita rafforzata l’ideologia della classe privilegiata e della tecnocrazia.

Dopo lunghi anni di disordini e di attentati terroristici le persone hanno cercato di allontanare il senso di insicurezza affidandosi a leggi sempre più rigide. Per difendersi dalla paura non si intercettano solo le conversazioni dei nemici ma anche quelle dei liberi cittadini e si cerca di controllare tutto quello che passa su Internet. Che siano società private o enti governativi, la raccolta incensante dei dati delle persone apre scenari complessi e foschi. Una realtà che possiamo paragonare ad una macchina orwelliana.

 

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