L’alba dell’era solare

Una recensione del libro di Prem Shankar Jha pubblicato per Neri Pozza.

La concentrazione di CO2 nell’atmosfera è uno dei parametri che influenza la temperatura media globale. Gli scienziati hanno reso noto che le emissioni di CO2 sono aumentate in modo straordinario negli ultimi cento anni.

Assistiamo allo scioglimento dei ghiacciai polari e al riscaldamento degli oceani. Sono due realtà estremamente serie e preoccupanti. La perdita delle distese di ghiaccio fa aumentare la superficie del mare esposta ai raggi del sole e quindi al loro riscaldamento.

Nell’aera Nord del pianeta (Alaska, tundra siberiana, tundra canadese) l’aumento della temperatura ha raggiunto valori critici (tra 2 e 3,5). Gli oceani assorbono i due terzi di tutta la CO2 ma il riscaldamento prodotto dall’uomo influenza negativamente questo processo naturale. La CO2 non assorbita dal mare fa aumentare quella nell’atmosfera.

L’aumento progressivo della temperatura terrestre mette a rischio la stabilità del permafrost. Questo strato terrestre che circonda il Polo Nord contiene al suo interno quasi 2 trilioni di tonnellate di carbonio, resti vegetali in decomposizione e congelati nell’ultima era glaciale. Lo scioglimento del permafrost  potrebbe mettere in moto una catena di eventi non controllabili dall’uomo.

Un’altra minaccia per l’umanità deriva dall’esaurimento delle risorse non rinnovabili e della lotta tra le nazioni per accaparrarsi le ultime risorse rimaste. Questo fenomeno spiega le tante crisi aperte in alcune zone del mondo per il controllo politico e militare dei giacimenti petroliferi.

In Brasile per coltivare la canna da zucchero e ricavare etanolo si distruggono le foreste dell’Amazzonia, in Malesia e Indonesia le foreste vengono abbattute per coltivare la palma da olio per produrre il biodiesel. In Malesia questa pianificazione ha fatto salire il tasso di deforestazione del 150% nell’anno 2014. L’Indonesia è diventata uno dei massimi produttori di biodiesel a scapito di immense distruzioni di foreste pluviali.

Intanto l’economia di mercato va avanti senza che qualcuno riesca a imporre limiti allo sfruttamento della terra e agli eccessi dello sviluppo economico. Neppure il protocollo di Kyoto per lo sviluppo pulito si sgancia da questa logica. I ‘crediti di carbonio’ (CER) per le società che hanno adottato un politica per ridurre le emissioni di carbonio possono essere venduti ad altre imprese che non hanno raggiunto i loro obiettivi. Salvare il pianeta con i CER è una tipica logica del libero mercato.

Intanto lo scioglimento dell’Artide ha spinto diversi paesi a investire in progetti e in operazioni finalizzati allo sfruttamento di petrolio sui fondali marini. Negli Stati Uniti è aumentata la produzione di gas e petrolio grazie al franching. Con questa tecnica di trivellazione, pompando prodotti chimici e grandi volumi di acqua, si raggiungono i letti di cisto e le sabbie bituminose intrappolate nella crosta terrestre.

L’energia eolica e gli impianti fotovoltaici sono tecnologie utili per ottenere i CER ma non per rimpiazzare i combustibili fossili. Occorrono grandi investimenti e programmi statali capaci di sfruttare l’energia solare e produrre energia pulita con tecnologie migliori di quelle basate sul carbone, gas e petrolio. Gli impianti CSP concentrano il calore del sole in un ricevitore e producono vapore per sviluppare eletticità. L’impianto a concentrazione solare più grande al mondo è stato costruito in Marocco. Una realizzazione decisa dallo Stato per limitare le importazioni di energia e soddisfare il fabbisogno energetico del paese.

Nel 2009 si è tenuta a Copenaghen  una conferenza sul cambiamento climatico. La sua conclusione è stata deludente, nessuna presa di posizione sulla strategia per controllare il riscaldamento globale. Nello stesso anno sono apparse notizie su giornali e Internet che attaccavano le dichiarazioni degli scienziati sull’emergenza climatica. I sostenitori del cambiamento climatico venivano definiti warmist. Le critiche si concentravano soprattutto sulle previsioni del ritiro dei ghiacciai dell’Himalaya.

Siamo circondati da incessanti messaggi pubblicitari basati sulle parole ‘verde’, ‘bio’, ‘a emissione zero’. Le imprese usano queste etichette per vendere i loro prodotti senza ridurre minimamente la concentrazione di CO2 nell’atmosfera.  Oggi la maggior parte dell’energia usata per alimentare le batterie delle auto elettriche è prodotta da centrali che bruciano carbone e gas.

La crescita della popolazione modiale, lo stile di vita americano imposto a livello mondiale e la ricerca spasmodica del profitto sono motivi sufficienti per annullare qualsiasi programma di freno al cambiamento climatico. Dobbiamo essere scettici sulle capacità delle nazioni del mondo di sfruttare il sole invece dei combustibili fossili. Solo lo sfruttamento dell’energia solare termica potrebbe rappresentare una svolta fondamentale per  il XXI secolo.

In questo saggio ci sono tanti dati numerici, tabelle, grafici e altri dettagli tecnici ma gli argomenti trattati illustrano tutti i dilemmi della problematica green.

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