L’anno in cui Bob Marley atterrò a San Siro

Il 27 giugno del 1980 allo stadio di San Siro accadono due fatti unici, per la prima e unica volta Bob Marley fece un concerto in Italia e per la prima volta San Siro fu teatro di un grande concerto davanti a 80.000 persone (c’è chi dice anche 100.000) nel momento in cui dopo alcuni brani si aprirono i cancelli e fu davvero una grande festa.

San Siro, dopo l’evento di Bob Marley si aprì nuovamente a luglio dello stesso anno per Edoardo Bennato di cui non ci sono tracce né fotografiche né video, ci vollero altri 5 anni prima che lo stadio si riempisse di altre 80.000 persone, fu il 21 giugno 1985 con il concerto di Bruce Springsteen, ma questa è un’altra storia.

Un altro grande evento del 1980 è stato il concerto The Clash il 1° giugno a Bologna.

Il concerto di Bob Marley fu un grande evento, perché Milano per un certo periodo fu tagliata fuori dai circuiti musicali internazionali a causa di una impennata dei costi dei biglietti che per molti giovani significava non poter accedere alla cultura in generale e nello specifico ai concerti di artisti stranieri che chiedevano un cachet maggiore dovuto alle spese logistiche.

La realtà era che gli impresari dello spettacolo di allora non erano all’altezza di queste situazioni e diversi “pirati” pensavano solo ed esclusivamente al loro tornaconto economico, guadagnare molto spendendo il minimo e talvolta lasciando gli spettatori con dei biglietti acquistati per eventi saltati.

Tornando allo spettacolo di San Siro il concerto si aprì con le esibizioni di Roberto Ciotti (un grande bluesman italiano) e il mitico Pino Daniele, da quel momento fu una grande serata musicale che si concluse a notte fonda quando Bob Marley insieme al suo staff e agli organizzatori scesero sul prato di San Siro per una partitella di calcio tra amici.

Non ci furono le tensioni che talvolta nei concerti precedenti si presentavano, ma come raccontavo precedentemente la combinazione di un grande luogo, di una maggiore professionalità degli organizzatori che hanno deciso a un certo punto di aprire i cancelli, di un servizio d’ordine, di cui ho fatto parte insieme a tanti amici e militanti del movimento di allora che militavano nelle diverse organizzazioni politiche e spettatori della partita di calcio citata prima, che ha gestito al meglio un evento di quelle dimensioni gestendo anche qualche difficoltà che inevitabilmente accadono quando i numeri sono così importanti.

Faceva molto caldo e aiutò anche la scelta dei pompieri in servizio che iniziarono a usare gli idranti per nebulizzare dall’alto l’acqua con un effetto rinfrescante per chi era sotto il sole senza nessuna protezione.

Mentre eravamo in quell’immenso stadio e isolati dal resto del mondo e poco prima che la band di Bob Marley, The Wailers, salisse sul palco arrivò la notizia che alle ore 20,58 un’aereo dell’Itavia, un DC9, era caduto presso l’isola di Ustica, Nel disastro morirono 81 persone. Le prime notizie parlarono di un incidente aereo, ma a breve nacquero sospetti su cause diverse anche perché non c’erano tracce evidenti che potevano portare all’ipotesi di un guasto tecnico. Ci vollero 25 anni, con la sentenza del 2015, per confermare che quelle persone furono uccise perché l’aereo fu colpito da un missile. Ma ancora oggi non si sa da chi fu lanciato il missile e perché un missile ha colpito un aereo di linea, domande alle quali ancora oggi i famigliari chiedono risposte.

Un’altra strage italiana che non ha trovato colpevoli.

Per restare sull’argomento stragi, poco più di un mese all’evento di San Siro alla stazione di Bologna esplose una bomba collocata tra la  d’attesa della 2^ classe e il primo binario. Morirono 85 persone, le prime immagini fecero vedere una stazione rasa al suolo che diede immediatamente la dimensione della potenzialità della bomba usata.

Come era accaduto per piazza Fontana si parlò di una causa accidentale, ma per molti fu immediatamente chiaro le modalità di una strage fascista. Anche in questo caso iniziarono fin da subito i depistaggi, ancora oggi durante i processi emergono novità, responsabilità, deviazioni e protagonisti che sapevano che si stava preparando una strage.

Come sempre i protagonisti sono da ricercare tra i servizi segreti italiani e internazionali ossessionati dal pericolo comunista, l’incapacità di chi conduce l’indagine di raccogliere le prove perché si spostano le attenzioni su altre cause, ma i responsabili materiali sono da ricercare come sempre tra il neofascismo italiano sempre più violento e stragista, sempre più isolati e incapaci di tradurre a loro favore una campagna stragista iniziata nel 1969 che intendeva portare il nostro Paese a una svolta autoritaria sul modello greco.

Sempre a proposito di un neofascismo allo sbando e violento, il 1980 non iniziò bene quando il 22 febbraio i neofascisti romani uccisero Valerio Verbano.

maggio inizia la grande crisi alla Fiat di Torino dovuto al crollo del mercato dell’auto, con una grande risposta dei lavoratori che per mesi contrastarono la volontà dell’azienda che rispondeva solo attraverso un ridimensionamento drastico del potere e delle condizioni di lavoro. La risposta dei lavoratori si incentra sulla rivendicazione di un piano di intervento statale sull’industria dell’auto e una piattaforma aziendale fondata sulla organizzazione del lavoro, inquadramento unico, salario, orario, su cui si apre la consultazione tra i lavoratori. Fu una lunga battaglia, anche repressiva, che portò all’esasperazione molte famiglie che i padroni, la destra e la borghesia cavalcarono con la marcia dei 40.000 a ottobre.

Il 1980 è stato anche l’anno in cui iniziò l’avventura da Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan (insediato il 21 gennaio ’81) e l’anno si chiuse con l’assassinio di John Lennon (8 dicembre).

Tutti gli anni Ottanta sono stati attraversati da personaggi che hanno avuto un ruolo devastate per la classe operaia, per l’attacco ai diritti allo studio e per la corruzione diffusa, oltre a Reagan, si registra il lungo decennio di Margaret Thatcher e in Italia Bettino Craxi che ha fatto da da apripista al berlusconismo.

Un compagno milanese

 

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