Peter Thiel, il visionario reazionario

Quando, con fatica, usciamo dalla consolatoria abitudine di definire con il termine “oligarchi” solo i miliardari dei Paesi non occidentali, in particolare russi, e riusciamo a utilizzare questa definizione anche per la cricca di super ricchi che ormai condiziona pesantemente i processi decisionali dell’Occidente “democratico”, i primi nomi che ci vengono in mente sono generalmente Elon Musk, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg. Dietro le quinte (ma ormai neppure troppo) c’è però un personaggio che, non a caso, Luca Ciarrocca – autore del libro di cui parliamo oggi, edito da Fuoriscena – definisce l’anima nera della Silicon Valley. Si tratta di Peter Thiel che, seppure ancora poco noto al grande pubblico italiano ed europeo, è il vero artefice dello spostamento dei multimiliardari delle big tech dall’area progressista a quella MAGA. Aperto sostenitore delle politiche della destra radicale, nel 2016 è stato finanziatore di Donald Trump e vero e proprio burattinaio dell’ascesa politica dell’oggi Vicepresidente J.D. Vance.

La biografia del protagonista del libro è interessante. Figlio di immigrati tedeschi (e già questo suona grottesco per un personaggio che sostiene le politiche di deportazione dei migranti della presidenza Trump), sin da giovane mostra un carattere anticonvenzionale e da bastian contrario. Grande lettore della filosofa Ayn Rand, teorica dell’individualismo, dell’egoismo razionale e della difesa della proprietà privata come elemento fondamentale per il raggiungimento della libertà umana, fonda, ai tempi della sua frequentazione dell’università di Stanford, un giornale conservatore che attacca frontalmente l’egemonia progressista che in quel periodo domina negli atenei.

Negli anni Novanta si trova al posto giusto al momento giusto: nella California in piena età dell’oro dell’informatica. Qui, guidato da una mente vulcanica e da un fiuto per i progetti destinati a imporsi nel futuro, si butta nel mondo della tecnologia. Incrocia Musk, del quale è stato sia competitor, sia socio in investimenti.

Se scorriamo in modo rapido la carriera da capitalista di ventura di Thiel, notiamo come il suo nome sia legato (che sia come co-ideatore o come finanziatore poco importa) ad alcune delle più importanti aziende che nell’ultimo ventennio si sono imposte nel mercato globale: Paypal, Facebook, Airbnb e, infine, Palantir.

Ed è proprio Palantir, colosso della raccolta e gestione dei dati, a essere ritenuto l’elemento più preoccupante da una parte sempre più cospicua dell’opinione pubblica, allarmata dal crescente controllo sociale e dal diffondersi dell’autoritarismo nella società americana. Dopo i fatti di Minneapolis, con le squadracce trumpiane dell’ICE che si sono rese responsabili, oltre che delle deportazioni di massa di migranti, dell’esecuzione di Renée Good e Alex Pretti, due attivisti che protestavano contro le pratiche violente di questa milizia, la società è stato pubblicamente accusata di aiutare ICE nella schedatura e tracciatura dei migranti.

Diversi altri elementi curiosi e insieme preoccupanti contraddistinguono il patron di Plantir. Come altri tecnomiliardari, anche Thiel è per esempio ossessionato dal tema della morte, della fine del mondo, del superamento dei limiti imposti all’uomo dalla biologia. E la sua risposta al problema non si discosta da quella dei suoi compari: il futuro è un’utopia per pochi eletti. Così, investe nella ricerca scientifica più audace e in progetti come il Seasteading Institute, che mira alla creazione di comunità autonome su isole indipendenti nel mezzo dell’oceano, che si autoregolano fuori dalla sovranità degli Stati. C’è poi la retorica dell’Apocalisse, che a Thiel piace evocare in convegni a porte chiuse e senza contraddittorio che sono poi diffusi online.

Il nuovo libro di Ciarrocca ha il merito di mettere a nudo l’agire di questo personaggio capace di plasmare il cupo e distopico presente in cui viviamo e di modellare per noi un futuro ancor più oscuro. In un mondo dilaniato da una costante “guerra tra poveri” (abilmente fomentata dall’apparato informativo), l’autore ci fornisce gli strumenti per alzare la testa e guardare verso l’alto, provando a riconoscere la vera sorgente di tanti dei mali che attanagliano l’umanità in questi oscuri anni Venti del nuovo secolo.

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