Disinformazione Exponenziale: la palla (anche) ai lettori

disinformazione1Povero giornalismo.
Ricattato dai poteri economici che siedono nei Cda.
Manovrato da forze vecchie come il cucco.
Deturpato dall’ignoranza dei giornalisti.
Orfano di lettori muniti di coscienze critiche.

Eh già, perché spesso ce lo dimentichiamo, ma i giornali, almeno un pochino, li fanno anche i lettori. E se i pochi professionisti seri ancora in circolazione si trovano le spalle scoperte e sono sotto un esponenziale ricatto al ribasso in termini di ricerca della qualità e, soprattutto, della verità, è anche perché chi latita e non si piglia responsabilità sono i lettori, il pubblico, i “consumatori” dell’informazione.

Noi che siamo milanesi dalla nascita e che, forse per campanilismo, forse per ingenuità, dal Corriere della Sera ci aspettiamo un giornalismo distante anni luce politicamente dal nostro pensiero, ma, quantomeno, rispettabile e di una qualità tutto sommato ancora accettabile, quando vediamo un articolo come quello scritto da Andrea Galli sul NoExpo (il “dossier” di domenica 11 gennaio 2015), ci indigniamo.

Ci indigniamo, perché è pieno non solo di imprecisioni, ma anche di falsità.
Ci indigniamo, perché ah, ma non è Lercio, e nemmeno Libero o Il Giornale.
Ci indigniamo, perché disinforma, archivia, spaventa e anestetizza allo stesso tempo.
Ci indigniamo, perché leggendo i commenti in fondo alla pagina che lo contiene vediamo un’istigazione reciproca alla pigrizia mentale e fisica tra chi lo scrive e chi lo legge.
In un circolo vizioso al ribasso che puzza di morte intellettuale e politica.

E allora, per una volta, invece di prendercela con chi sta sopra, vogliamo rivolgere un appello a chi sta sotto. Perché se è vero che chi sta sopra fa la propaganda che ritiene a sé funzionale, è anche vero che certe rappresentazioni e certi modi in cui vengono raccontate circolano perché manca lo spirito critico di chi trova più comodo bersele invece che metterle in discussione.

Navighiamo tutti in un mare di ricattabilità e di povertà, economica e culturale, finiamola di farci andare bene certe storie.

Partiamo dal titolo: “Occupazioni, agguati e leadership. Lotta intestina nel fronte NoExpo”. Ma che cocktail è? Cosa vuole evocare? E poi: quali agguati? Quale leadership? Quali lotte intestine? Quale fronte? La Rete Attitudine NoExpo è espressione, come dice il nome stesso, evidentemente ignoto al competentissimo giornalista, di una “rete” di soggetti che condividono un’“attitudine” che va ben oltre la critica all’Esposizione Universale. Quello che tiene insieme i comitati, i soggetti politici, le collettività e i singoli che compongono questa rete è stato comunicato in infinite occasioni e per chi volesse è anche stato sintetizzato in un documento che Internazionale ha collocato al 73esimo posto tra le cose più interessanti del 2014. Cari giornalisti e cari lettori, invece di affidarvi ai “noexpologi” delle testate mainstream, avete mai provato ad andare alla fonte? Oggi avete la possibilità di farlo. Vi suggeriamo un po’ di siti per facilitarvi: quello su cui state leggendo questo articolo, ad esempio, milanoinmovimento.com, così come noexpo.org, offtopiclab.org, macaomilano.org e anche scioperosociale.it. Troverete un sacco di materiale interessante, testi, video, audio, grafiche…

Ma andiamo avanti. “Il fronte NoExpo debutta ufficialmente in società”. Il “fronte” cosa? A parte la parola “fronte”, quantomeno discutibile, la Rete Attitudine NoExpo è sempre stata aperta. Da anni porta avanti un lavoro di analisi e di informazione approfondita attraverso incontri, laboratori, assemblee, iniziative pubbliche, manifestazioni, articoli, pubblicazioni su carta, web, radio. Il No Expo non debutta affatto in società il 17 gennaio 2015. Il No Expo nasce dalla società, nella società, per la società, e si racconta, si evolve, cresce ormai da diversi anni. A Milano, come in Italia e in Europa. E non solo.

Poi: il “cartello” dei No Expo. No, “cartello” proprio no. È sbagliato. Ci sono i dizionari dei sinonimi, li usi chi di dovere. Il termine cartello si riferisce a chi vuole limitare la concorrenza sul mercato e la rete attitudine NoExpo da anni lavora perché altri facciano propria questa battaglia. Dietro questo presunto virtuosismo giornalistico, si nasconde in realtà un’allusione che rispediamo al mittente e che lasciamo in esclusiva alle organizzazioni mafiose ai grandi trust economici internazionali.

Ai “cittadini uniti da un «nemico» dichiarato (i No Canal contestano il progetto delle «Vie d’acqua») e che combattono con dossier, pareri tecnici e legali, un’attività di studio, una oggettiva preparazione sull’argomento” il giornalista oppone i centri sociali arrivati in un secondo momento che “puntano a cavalcare la protesta”. Niente di più falso. Il laboratorio Off Topic e il Comitato No Expo, che hanno casa in uno spazio occupato, si dedicano a questo tema da tempi non sospetti e il loro impegno risale addirittura a prima che l’assegnazione dell’Esposizione Universale a Milano fosse in testa a testa con Smirne. E, proprio per un lavoro di studio e di analisi politica che è frutto di anni, di studio e di ricerche, il livello di approfondimento è oggi quello che è: un livello alto. Fa paura, lo sappiamo, ma fatevene una ragione: l’autogestione e i centri sociali sono anche questo.

Proseguiamo oltre. I centri sociali “avevano avviato la dialettica anti-Expo con la denuncia dei malaffari alla luce del sole”: ennesima menzogna. Le prime tre parole chiave del movimento No Expo erano debito, cemento e precarietà. E non perché le infiltrazioni mafiose non ci fossero o non fossero da condannare. Ma proprio perché questo movimento voleva evitare derive giustizialiste o populiste, di cui già siamo sommersi a sufficienza, con il rischio di abbassare il livello della discussione e di ridurlo in caciara. Per onestà intellettuale, per senso di responsabilità e per completezza, però, a un certo punto anche la parola “mafia” è diventata una delle parole chiave adottate per descrivere il grande evento. Dopo, però, non prima. Le ragioni di esistenza della battaglia NoExpo includono senza alcun dubbio la lotta ai potentati mafiosi, ma vanno ben oltre ad essa.

L’assemblea del 17 è a quanto pare stata convocata per “scegliere chi saranno i leader dei NoExpo”. L’attitudine NoExpo è oltre Milano, oltre il 2015, in ogni città e in ogni soggetto che ne condivide i contenuti e le forme di espressione.

Molto altro ci sarebbe da dire, per ora ci fermiamo qui, confidando nel fatto che, anche se non per forza dotati di un’attitudine NoExpo, tutti i potenziali lettori del Corsera abbiano la curiosità intellettuale di informarsi meglio dei giornalisti di via Solferino.

Noi, dal canto nostro, faremo di tutto per parlare linguaggi il più possibile accessibili e includenti. Buone letture a tutti.

La Redazione di MilanoInMovimento
P.s.
Un velo pietoso sulla chiosa dedicata ai No Tav.

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