Contro guerra e riarmo, a Livorno si incontrano le resistenze
Il 18 giugno Livorno è stata teatro di una giornata di mobilitazione che ha unito campagne di solidarietà con la Palestina, lavoratori portuali impegnati contro il traffico di materiali militari, il Movimento No Base e realtà antimilitariste attive da anni sulla costa toscana.
Protagoniste dell’iniziativa sono state le imbarcazioni della campagna internazionale Global Intifada – Disarm the Genocide, arrivate dopo le tappe di Gioia Tauro e Salerno, e la barca “Ghassan Kanafani” di Freedom Flotilla Italia, impegnata nel progetto “100 Porti – 100 Città”.
La giornata si è aperta con un presidio al Varco Vallesini, davanti al porto di Livorno, dove è stato denunciato il coinvolgimento crescente delle infrastrutture civili nelle filiere della guerra. Nel pomeriggio le imbarcazioni hanno attraversato il Canale dei Navicelli in direzione di Camp Darby, mentre un presidio di terra si è svolto nei pressi del ponte ferroviario girevole che collega la base alla rete ferroviaria nazionale.

Il territorio tra Livorno e Pisa rappresenta uno dei principali nodi logistici militari del paese. Porto, Camp Darby, aeroporto militare di Pisa e rete di collegamenti ferroviari e fluviali costituiscono infatti un sistema integrato per la movimentazione di mezzi e materiali.
La scelta di percorrere il Canale dei Navicelli ha voluto evidenziare proprio il ruolo di queste infrastrutture, spesso considerate civili ma inserite pienamente nelle catene logistiche militari. Al centro delle contestazioni resta Camp Darby, la base statunitense operativa dal 1952, la cui presenza e il cui potenziamento continuano a essere oggetto di critiche da parte di movimenti pacifisti, ambientalisti e antimilitaristi.
Tra i temi affrontati durante la giornata è emersa anche la discussione sul futuro del porto di Livorno. Nelle scorse settimane ha suscitato attenzione la richiesta di Drass, azienda attiva nel settore subacqueo e della difesa, di utilizzare aree portuali per attività legate alla costruzione e alla sperimentazione di mezzi subacquei. Le realtà antimilitariste chiedono invece investimenti orientati al lavoro civile, alla riconversione ecologica e ai bisogni sociali del territorio.
Alla mobilitazione hanno partecipato anche attivisti e attiviste del Movimento NoBase, nato nel 2022 contro il progetto di una nuova base militare a Coltano. Dopo le mobilitazioni che portarono alla revisione del piano originario, il progetto è stato trasferito nell’area ex-CISAM di San Piero a Grado, ma il movimento continua a opporsi alla sua realizzazione.
L’elemento più significativo della giornata è stato l’incontro tra percorsi di lotta differenti: dalle campagne per la Palestina alle mobilitazioni contro le basi militari, fino alle iniziative dei lavoratori portuali. Una convergenza che punta a collegare vertenze territoriali e questioni internazionali, individuando nelle infrastrutture logistiche uno dei terreni centrali del confronto politico contemporaneo.
Il viaggio della Ghassan Kanafani proseguirà verso Viareggio, mentre la rete costruita attorno a queste mobilitazioni continua a rafforzarsi lungo le coste italiane, con l’obiettivo di contrastare guerra, riarmo e militarizzazione dei territori.
di Dalia Ismail

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