Moratti litiga con i medici di base: «Lavorano poco»

Mentre al Pirellone la riforma sanitaria regionale è ferma, l’Assessora lombarda al Welfare Letizia Moratti striglia i medici di medicina generale dando loro dei fannulloni in diretta tv. Lo scorso sabato, durante un programma in onda su un’emittente locale, aveva spiegato che la carenza dei medici di base non è «una questione di numeri ma di ore di lavoro inferiori rispetto a chi lavora negli ospedali». Le reazioni sono state immediate.

L’opposizione ha puntato sulle responsabilità della giunta nella gestione Covid, ricordando come «durante l’emergenza pandemica, il sistema sanitario ha mostrato i limiti di un piano sbilanciato nel rapporto tra pubblico e privato». Da circa un anno in Lombardia si discute della carenza dei medici di famiglia e delle difficoltà della categoria causate da trent’anni di privatizzazione sanitaria firmata dalle giunte regionali di centrodestra. Ad oggi, Moratti e Fontana hanno rigettato gli emendamenti alla riforma di Pd, M5s e Radicali condannando allo stallo una legge più che mai necessaria.

La Fimmg (Federazione italiana Medici di medicina generale) ha invitato l’assessora a trascorrere una giornata in uno studio: «Le esternazioni di questi giorni – si legge nella nota – ci amareggiano, viste le condizioni di lavoro dei mesi scorsi». Il comunicato, firmato da Paola Pedrini, segretaria generale Fimmg Lombardia, aggiunge che «i medici di famiglia hanno supplito le strutture sanitarie nella gestione dei malati, vaccinando i cittadini lombardi anche a domicilio pensando di essere apprezzati».

Il coordinatore regionale della Fp Cgil Mmg Lombardia, Giorgio Barbieri, che ha firmato una lettera indirizzata all’assessora, spiega come sia sbagliato additare come responsabili i medici invece di chi «avrebbe dovuto coordinarli». Barbieri, che abbiamo raggiunto al telefono, è convinto che non servano difese corporativiste e che sia «sterile tornare su quanto accaduto durante l’emergenza Covid». Serve prendere coscienza delle falle del sistema: per esempio che «per la registrazione dei vaccini antinfluenzali di 300 pazienti occorreranno 50 ore di lavoro in più poiché la nuova piattaforma di Poste Italiane richiede molti passaggi in più rispetto a quelle delle Ats utilizzate fino all’anno scorso. Se c’è già un portale pubblico e gratuito che funziona, perché passare a un privato (e a pagamento) che per di più richiede maggior tempo? Questo è boicottare il nostro lavoro».

Barbieri si dice convinto che le frasi dell’assessora siano un modo per soffiare sul fuoco: «Dice una cosa ma in realtà ne intende un’altra. Sa bene che in questi giorni verranno firmati una serie di accordi anche relativi alla gestione della campagna vaccinale e con quelle frasi cerca di mettere sotto pressione i medici per scaricare su di loro le eventuali responsabilità».

Con i soldi del Pnrr, la Lombardia vorrebbe avviare il progetto delle Case e degli Ospedali di comunità, che fondano sulle prestazioni del medico di famiglia la loro attività. Ma all’appello, attualmente, ne mancano quasi 1.000 in tutta la regione, senza contare gli oltre 4.000 che andranno in pensione entro il 2021.

di Francesca Del Vecchio

da il Manifesto del 26 ottobre 2021

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