“L’armata dei sonnambuli”: tra storie e Storia.

 

Giovedì 24 Aprile, Wu Ming day a Milano:

ore 14.30: presentazione del nuovo libro di Wu Ming – L’armata dei Sonnambul, università Statale di Milano, via festa del perdono 3, Atrio bacheche

ore 22.30: presentazione del cd di Wu Ming Contingent – Bioscop,  Z.A.M. 3.0 – Largo Don Gallo 1, ex via Santacroce 19. Ingresso a sottoscrizione con presentazione del libro 

 
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Si apre con la congiura per liberare un re diretto al patibolo, e si chiude circolarmente col complotto per liberarne un altro, il nuovo libro dei Wu Ming, “L’armata dei sonnambuli”.

Mai inizio fu più in medias res: dalla prima riga, infatti, ci ritroviamo nelle strade della Parigi del 1793, ad assistere al trasporto verso la ghigliottina di Luigi 16esimo, mentre intorno all’evento inziano a dipanarsi le tante storie dei diversi protagonisti.

wu ming armata sonnabmbuli

Fin da questa prima, potentissima scena, il collettivo bolognese tesse la sua consueta trama, fatta della Storia con la S maiuscola che si intreccia inevitabilmente con le piccole storie che la compongono. Tuttavia, i tessitori si concedono qui un virtuosismo tecnico che è, in realtà, la base della narrazione stessa: quasi tutte le figure del romanzo sono esistite realmente, e le loro storie nel libro si snodano incastrandosi alla perfezione tra i dati delle cronache e dei registri dell’epoca. Questa tecnica, affinata negli anni dai Wu Ming, riesce a passare del tutto inosservata, nel perfetto scorrere, succedérsi e incastrarsi degli eventi narrati: le tessere si incastrano senza forzature, e il “trucco” viene giustamente svelato solo alla fine.

Forse anche per questo il libro è il punto di arrivo di un percorso ventennale sul romanzo storico e sulla scrittura collettiva, e probabilmente l’ultimo romanzo storico così concepito dai Wu Ming.

Come di consueto, si potrebbero riscontrare molte analogie con la storia recente ma, proprio come per gli altri libri dei quattro autori, la ricerca sarebbe probabilmente inutile e rovinerebbe la lettura: che si voglia riportare il libro agli anni ‘70, agli avvenimenti dei movimenti in epoca più recente o a qualsiasi altro periodo moderno, il respiro degli eventi narrati è talmente ampio da prevenire qualsiasi paragone.

Sono tante le rivoluzioni narrate in questo libro sulla Rivoluzione: si passa infatti dal palcoscenico della Storia, dove per la prima volta “la mannaia era in mano al popolo e il re stava sotto”, alle storie dei protagonisti, che vanno dall’affermazione ante litteram dei diritti per le donne e alla loro rivendicazione di un ruolo attivo, ai nuovi metodi della psicoanalisi e della cura dei pazienti psichiatrici, ai primi timidi approcci di scienze sociali.

Non è certamente un caso che, anticipando Freud, molti dei protagonisti siano orfani di un padre da “uccidere” come Bastien e Leo Modonnet, o siano reduci da forti traumi, come Marie Noziere e Orphee Damblanc. Proprio come la Francia, che uccide il suo re, e viene precipitata in un vortice di eventi da cui solo i protagonisti del libro potranno salvarla, salvando al contempo se stessi: non servono padri, non serve un passato per fare la Rivoluzione.

Una menzione speciale merita la figura del “cattivo” contro cui tutti i protagonisti si ritrovano a lottare, tratteggiata splendidamente nelle sue varie incarnazioni (non si può scendere nei dettagli, a rischio di spoiler). La sua ombra si staglia su tutto il romanzo,a cui dona certamente spessore.
Il modo di agire di questo “antagonista” è certamente la parte più evocativa ed inquietante del personaggio: un potere capace di controllare a distanza e rendere insensibili decine o centinaia di individui non può non ricordare metodi di comunicazione e controllo ben più moderni, così come la sua rappresentazione della rivoluzione nel manicomio di Bicetre ricorda la distanza tra i fatti e la loro rappresentazione mediatica, specialmente quando si parla di rivolte e movimenti. Abbiamo detto che è difficile, se non sbagliato, fare parallelismi tra il libro e l’oggi, ma certamente c’è molto del mondo dei mass media moderni, nel modo in cui è tratteggiata questa figura.
Non è un caso che per la sua sconfitta sia necessaria l’unione di tutti i protagonisti, e di ciò che rappresentano: la violenza vedicativa a volto coperto e la teatralità di Scaramouche/Modonnet, l’egualitarismo e la ricerca del Bene di Damblanc, Marie Nozière con la sua coscienza piena di dubbi e, visti i tempi, col suo essere donna, infine Treignac e il suo tentativo di mantenere quell’ossimoro che è l’ordine rivoluzionario.

Particolarmente toccante è la similitudine, nelle ultime righe, tra il figlio della popolana Marie e il figlio del defunto Luigi Capeto: certo, ci sono stati Brissot, la ghigliottina, il terrore e la controrivoluzione termidoriana, ma il figlio di un re e un ragazzo senza padre cresciuto nei “foborghi” non solo si somigliano ma sono ora, finalmente, uguali e parlano e vivono allo stesso modo.

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2 risposte a ““L’armata dei sonnambuli”: tra storie e Storia.”

  1. Matteo Spinelli ha detto:

    Lo sto leggendo proprio ora. Lette solo le prime 50 pagine, bellissimo, promette grandi cose.

  2. […] «Il modo di agire di questo “antagonista” è certamente la parte più evocativa ed inquietante del personaggio: un potere capace di controllare a distanza e rendere insensibili decine o centinaia di individui non può non ricordare metodi di comunicazione e controllo ben più moderni, così come la sua rappresentazione della rivoluzione nel manicomio di Bicetre ricorda la distanza tra i fatti e la loro rappresentazione mediatica, specialmente quando si parla di rivolte e movimenti. Abbiamo detto che è difficile, se non sbagliato, fare parallelismi tra il libro e l’oggi, ma certamente c’è molto del mondo dei mass media moderni, nel modo in cui è tratteggiata questa figura. Non è un caso che per la sua sconfitta sia necessaria l’unione di tutti i protagonisti, e di ciò che rappresentano: la violenza vedicativa a volto coperto e la teatralità di Scaramouche/Modonnet, l’egualitarismo e la ricerca del Bene di Damblanc, Marie Nozière con la sua coscienza piena di dubbi e, visti i tempi, col suo essere donna, infine Treignac e il suo tentativo di mantenere quell’ossimoro che è l’ordine rivoluzionario.» Andrea Parapini, L’Armata dei Sonnambuli: tra storie e Storia […]

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