Uno scorcio di Zapatismo

18 anni fa, il 1 gennaio 1994, il mondo scopriva l’esistenza dell’EZLN e con questa scoperta si ricordava delle popolazioni indigene del Messico e del mondo.

La lotta Zapatista si presentò al mondo sfidando un atto simbolico della globalizzazione neoliberista per il Nord America, e più in generale per dell’intero pianeta, quel giorni entrava infatti in vigore il TLCAN (Trattato Libero Commercio Americhe del Nord) patto tra Messico, USA e Canada che sanciva l’eliminazione dei dazi doganali per metà dei prodotti statunitensi diretti verso gli altri paese e un graduale abbattimento di tutte le tassazioni nei successivi 15 anni.

La capacità di giocare con la simbologia, l’innovativo lessico politico e l’incredibile abilità nell’utilizzo della comunicazione e di internet unite alla complessità e l’attualità delle rivendicazioni sociali, economiche e politiche rese velocemente il movimento Zapatista di interesse mondiale.

L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale si presentò al mondo per quello che è ed era, un esercito, occupando militarmente 7 città del Chiapas. Giocando su i paradossi dicevano di essere militari per non dover più essere militari ma per i primi 15 giorni del 1994 combatteremo e morirono in molti di loro. Tra questi cadde in battaglia il Subcomandante Pedro, leader militare e “famoso” per il suo cappello con le 3 stelle rosse, si quel cappello che dopo la sua caduta è diventato emblema del volto pubblico della lotta degli indigeni del sud-est messicano ovvero il SubComandante Marcos.

Mille pagine ci sarebbero da scrivere su questi 18 anni di lotta e di resistenza. Incredibile rimane come lo zapatismo sia stato capace di  diventare simbolo della lotta alla globalizzazione da un lato e dall’altro di creare un nuovo lessico politico in grado di modificare e creare nuovi immaginari attorno ai concetti di democrazia, società, comunità, autonomia politica e organizzazione.

Tanto influente nella vita politica del nostro mondo che molte delle parole d’ordine dei movimenti contro la globalizzazione (da Seattle a Genova) e contro la guerra erano proprio prese dai comunicati dell’EZLN.

Una pagina molto ampia sarebbe da legare al ruolo della donna nella lotta degli indigeni maya del sud-est messicano. L’EZLN è l’unico esercito al mondo composto per un terzo da donne.

Le donne dell’EZ hanno imposto leggi e mutamenti nella secolare vita indigena riuscendo a far diminuire le disparità sociali all’interno delle comunità.

I volti della Comandanta Ramona o della Comandanta Esther saranno per sempre tra quelli più conosciuti di questa particolare avventura politica.

La resistenza delle comunità indigene zapatiste continua incessantemente da 18 anni, una lotta meravigliosa e particolare, un movimento guerrigliero alzatosi in armi non per ottenere il potere ma per reclamare diritti, una guerriglia che ha cessato di essere guerriglia ma non ha potuto deporre le armi dovendo rimanere avamposto difensivo dell’organizzazione sociale delle comunità tutt’ora vessato dalla violenza e dalla prepotenza dell’esercito e della politica Messicana.

Continua sviluppando il sistema autonomo di gestione del territorio. Dopo il nulla ottenuto dagli “amministratori per conto di Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e delle corporation finanziarie mondiali della regione Messico”, ovvero la classe politica Messicana, le comunità e l’EZLN si sono organizzate in maniera autonoma creando un sovragoverno del territorio così dall’agosto 2004 educazione, sanità, giustizia e organizzazione politica sono gestiti direttamente dalle popolazioni indigene. Il massimo concetto di AUTONOMIA possibile, costruire un’altra società bypassando il potere politico economico vigente.

L’area di influenza zapatista è divisa in 5 regioni, ogni regione è governata da una “Giunta Del Buon Governo”. La giunta è la massima espressione politico/organizzativa delle comunità indigene zapatiste. Questa carica è rotativa (il periodo di tempo che si sta nella giunta è diverso da regione a regione), così come tutte le cariche di responsabilità e rappresentanza di comunità, municipi autonomi e Giunte del Buon Governo, e non dura mai più di 3 mesi.

Si prova così a responsabilizzare ogni cittadino e contemporaneamente a cancellare i possibili privilegi legati a posizioni di potere.

La lotta Zapatista è diventata ora maggiorenne. Oramai è lontana dall’attenzione mediatica e spesso anche dall’attenzione e dall’interesse dei movimenti sociali e politici nel mondo. Nonostante tutto continua a costruire un altro mondo, un mondo dove ci possano stare tanti mondi tra questi quello di chi sta in basso e a sinistra e che pensa e sogna un mondo diverso per tutti.

 

Per finire riporto uno pezzo della Quarta Dichiarazione Della Selva Lacandona, uno dei testi più belli e significativi di questi primi 18 anni di lotta:

 

Oggi diciamo:
Qui siamo!
Siamo la dignità ribelle, il cuore dimenticato della patria!

1º gennaio 1996

“Tutti quei popoli, tutti quelli che lavorano la terra, che noi invitiamo ad unirsi al nostro fianco e noi daremo la vita in una sola lotta, cammineremo con il vostro aiuto.
Che continuiamo a lottare e che non riposiamo e la nostra proprietà sarà la terra, proprietà di genti, quella terra che fu dei nostri nonni e che dita di zampe di pietra che schiacciano ci hanno strappato, all’ombra di quelli che sono passati che molto comandano: che insieme noi tutti innnalziamo in alto e con la forza del nostro cuore, quel bel stendardo che deve essere visto, che è lo stendardo della nostra dignità e della nostra libertà, di noi lavoratori della terra; che continuiamo a lottare e vinciamo quelli che si sono messi di nuovo in alto, quelli che aiutano coloro che hanno tolto terra agli altri, quelli che per denaro si appropriano del lavoro di quelli che sono come noi… Questo è il nostro dovere di onore, se vogliamo che ci chiamino uomini di buona volontà e davvero buoni abitanti del paese.
Adesso, più che mai, è necessario che tutti camminiamo uniti, con tutto il nostro cuore e con tutto il nostro impegno, in questo gran lavoro di unificazione meravigliosa, davvero autentica, di coloro che hanno incominciato la lotta, che hanno conservato puri nel loro cuore i principi e non perdono la fede in una vita buona.
Noi preghiamo colui che avvicina la sua mano a questo manifesto che lo passi a tutti gli uomini di questo paese”.

“Riforma, Libertà, Giustizia e Legge.
Il Generale in Capo dell’Esercito Liberatore del Sud
Emiliano Zapata
(Manifesto zapatista in náhuatl)

Al popolo del Messico
Ai popoli ed ai governi del mondo

Fratelli:

non morirà il fiore della parola. Potrà morire il volto nascosto di chi oggi la nomina, ma la parola che è venuta dal fondo della storia e della terra non potrà più essere strappata dalla superbia del potere.

Noi siamo nati dalla notte. In lei viviamo. Moriremo in lei. Ma la luce sarà il domani per i più, per tutti quelli che oggi piangono la notte, per tutti quelli cui si nega il giorno, per quelli per i quali la morte è un regalo, per quelli ai quali è proibita la vita. Per tutti la luce. Per tutti tutto. Per noi il dolore e l’angoscia, per noi l’allegra ribellione, per noi il futuro negato, per noi la dignità insorta. Per noi niente.

La nostra lotta è per farci ascoltare, ma il malgoverno grida la sua superbia e tappa con i cannoni il suo udito.

La nostra lotta è contro la fame, ma il malgoverno regala piombo e carta allo stomaco dei nostri figli.

La nostra lotta è per un tetto dignitoso, ma il malgoverno distrugge le nostre case e la nostra storia.

La nostra lotta è per il sapere, ma il malgoverno dispensa solo ignoranza e disprezzo.

La nostra lotta è per la terra, ma il malgoverno offre cimiteri.

La nostra lotta è per un lavoro giusto e degno, ma il malgoverno compra e vende corpi e vergogne.

La nostra lotta è per la vita, ma il malgoverno offre morte come futuro.

La nostra lotta è per il rispetto del nostro diritto a governare e governarci, ma il malgoverno impone ai più la legge dei meno.

La nostra lotta è per la libertà di pensare e camminare, ma il malgoverno mette prigioni e tombe.

La nostra lotta è per la giustizia, ma il malgoverno è pieno di criminali ed assassini.

La nostra lotta è per la storia, ma il malgoverno propone l’oblio.

La nostra lotta è per la Patria, ma il malgoverno sogna con bandiera e lingua straniere.

La nostra lotta è per la pace, ma il malgoverno annuncia guerra e distruzione.

Tetto, terra, lavoro, pane, salute, educazione, indipendenza, democrazia, libertà, giustizia e pace. Queste sono state le nostre bandiere nell’alba del 1994. Queste sono state le nostre richieste nella lunga notte di 500 anni. Queste sono oggi, le nostre esigenze.

Il nostro sangue e la nostra parola hanno acceso un piccolo focherello nella montagna ed abbiamo camminiamo verso la casa del potere e del denaro. Fratelli e sorelle di altre razze e di altre lingue, di un altro colore e dello stesso cuore, hanno protetto la nostra luce e da lei hanno acceso pure i loro fuochi.

È venuto il potente a spegnerci col suo forte soffio, ma la nostra luce è cresciuta in altre luci. Sogna il ricco di spegnere la prima luce. È inutile, ci sono già molte luci e tutte sono le prime.

Vuole il superbo spegnere una ribellione che la sua ignoranza ubica all’alba del 1994. Ma la ribellione che oggi ha un viso bruno e una lingua vera, non è nata ora. Prima ha già parlato con altre lingue ed in altre terre. In molte montagne e con molte storie ha camminato la ribellione contro l’ingiustizia. Ha parlato in lingua náhuatl, paipai, kiliwa, cúcapa, cochimi, kumiai, yuma, seri, chontal, chinanteco, pame, chichimeca, otomí, mazahua, matlazinca, ocuilteco, zapoteco, solteco, chatino, papabuco, mixteco, cuicateco, triqui, amuzgo, mazateco, chocho, izcateco, huave, tlapaneco, totonaca, tepehua, popoluca, mixe, zoque, huasteco, lacandón, maya, chol, tzeltal, tzotzil, tojolabal, mame, teco, ixil, aguacateco, motocintleco, chicomucelteco, kanjobal, jacalteco, quiché, cakchiquel, ketchi, pima, tepehuán, tarahumara, mayo, yaqui, cahíta, ópata, cora, huichol, purépecha y kikapú. Ha parlato e parla in castellano. La ribellione non è una parola in una lingua, è dignità, è esseri umani.

Perché lavoriamo ci ammazzano, perché viviamo ci ammazzano. Non c’è posto per noi nel mondo del potere. Perché lottiamo ci ammazzeranno, ma noi faremo un mondo dove ci stiamo tutti e dove tutti viviamo senza morte nella parola. Ci vogliono togliere la terra perché il nostro passo non incontri più la terra. Ci vogliono togliere la storia perché nell’oblio muoia la nostra parola. Non ci vogliono come indios. Morti, ci vogliono.

Per il potente il nostro silenzio è sempre stato il suo desiderio. Tacendo morivamo, senza parola non esistevamo. Lottiamo per parlare contro l’oblio, contro la morte, per la memoria e per la vita. Lottiamo per la paura di morire la morte dell’oblio.

Parlando nel suo cuore indio, la Patria continua degna e con memoria.”

Andrea Cegna

 

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