Marocco: possibili evoluzioni di un movimento

In Marocco da circa un anno centinaia di giovani riempiono le strade di città come Tangeri, Casablanca, Rabat, ma anche di villaggi minori, remoti, più piccoli e meno conosciuti.   Le strade e le piazze si riempiono tutti fine settimana, alternando marce nazionali unitarie coordinate con tante manifestazioni di piazza locali.

Il movimento marocchino del 20 Febbraio è nato l’anno scorso, quando i nostri mezzi di informazione avevano gli occhi puntati su Egitto e Libia. E’ nato in verità sulla scia di piazza Tahrir al Cairo a fine gennaio: la motivazione era l’esasperazione per il sistema politico marocchino, basato e centrato sulla figura del Re, sovrano assoluto (politico e religioso) e proprietario della stragrande maggioranza dei beni e delle risorse del paese.    Il movimento chiede cambiamenti: democrazia, la creazione di un’assemblea costituente, ma soprattutto la messa in discussione del sistema del potere, potenzialmente delle stesse basi del sistema monarchico. Soprattutto, reclama la fine dei privilegi dell’elite che gravita attorno al potere, e la messa in discussione di un modello di sviluppo che, negli anni, ha fortemente allargato il divario tra ricchi e poveri accrescendo le ingiustizie sociali.

Quando il movimento ha preso forza, dopo la prima manifestazione, appunto, del 20 febbraio 2011, attorno a questa spontanea protesta di giovani che si erano auto organizzati attraverso Facebook , si sono riunite circa 80 associazioni ed organizzazioni politiche e della società civile. Tra di esse vi erano partiti della sinistra radicale, il partito religioso (islamico) di Giustizia e Sviluppo, l’associazione marocchina dei diritti umani, alcune associazioni del movimento berbero.

A giugno, è stato realizzato un referendum, al seguito del quale è stata rivista la costituzione e sono avvenute le elezioni . Questo processo, che non ha soddisfatto la parte più “indipendente” del movimento (che non ha viste soddisfatte le proprie rivendicazioni di assemblea costituente e soprattutto di ristrutturazione vera del sistema del potere) ha però portato alla disgregazione della coalizione: alcune associazioni erano infatti favorevoli alle riforme, culminate con la vittoria alle elezioni, lo scorso 25 Novembre, del partito islamico di Giustizia e Sviluppo.

Mentre questo ultimo aspetto ricorda vagamente alcune dinamiche viste in Egitto, la situazione della gestione dei movimenti da parte delle autorità è stata ben diversa da Egitto, Tunisia e Siria.  Il potere marocchino ha scelto di alternare fasi di repressione più dura, con fasi di “concessione” di riforme e un’apparente “apertura” nei confronti delle richieste dei manifestanti che, però, come essi stessi reclamano, non sono state affatto ascoltate nel profondo.

Nonostante questo, il movimento rimane pacifico, anche se non sono mancati episodi di violenza (un morto in piazza e 6 morti di attivisti in circostanze misteriose e mai accertate), che tuttavia non hanno dato occasione al regime di scatenare folli episodi di repressione come si è visto in altre situazioni.

C’è tuttavia il dubbio che questa gestione in qualche modo “prudente” da parte delle autorità, possa anche essere dettata da motivi di convenienza.

Il Marocco è infatti un paese dalle forti contraddizioni e dalle già radicate tensioni sociali. Non sono nuove solo di questi ultimi giorni manifestazioni disperate di HOGRA (termine locale per “impotenza, frustrazione”), già culminate in passato con suicidi tramite auto combustione, da parte di persone esasperate, emarginate, strangolate da povertà e precarietà. Persone che non hanno più nulla da perdere, in quanto gli è già stato tolto tutto. Non mancano né sono mancati detenzioni, minacce, intimidazioni nei confronti di manifestanti ed attivisti (già più di 50 sono stati arrestati e condannati per aver partecipato al movimento). Vi sono villaggi rurali che portano avanti da tempo battaglie contro lo sfruttamento delle proprie risorse (soprattutto acqua e fosfati, sfruttate da compagnie di proprietà del Re) e protestano contro la disoccupazione e l’assenza totale di welfare e supporto alla popolazione.

In questo contesto di forte scontento, rabbia e pressione sociale (soffocata fino ad oggi dal regime attraverso l’uso dell’esercito), una possibile confluenza del movimento politico del 20 febbraio (quello indipendente, che continua tuttora a scendere in piazza con le proprie, decise, rivendicazioni) e dei gruppi che manifestano scontento sociale (in particolare dalle zone rurali, marginali e inascoltate da anni), potrebbe rappresentare una miccia esplosiva per il regime marocchino. Potrebbe creare un fronte di rabbia e scontento la cui gestione risulterebbe difficile, scomoda e spinosa.

Jacopo Granci è un ricercatore e blogger italiano, che vive da anni in Marocco.

E’ un osservatore attento, informato e partecipe, e mi ha raccontato i possibili sviluppi di questi forti cambiamenti politici e sociali che sta vivendo il paese. I suoi articoli si trovano sul suo blog, www.rumoridalmediterraneo.blogspot.com ,  sul sito http://www.osservatorioiraq.it/ (nell’aera “Processi Politici”).  Jacopo è anche il corrispondente dal Marocco per Radio Onda d’Urto (http://www.radiondadurto.org/category/news/internazionale/).

Jacopo è già stato fermato e arrestato, ma continua il suo lavoro di ricerca e di informazione.

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