Covid19 – No, non è andato tutto bene
Mia mamma ha i primi sintomi il 20 marzo. Lavora come operatrice socio-sanitaria in una RSD, quel giorno è di riposo, si prova la febbre a casa e ha 37,5. Il 21 marzo chiama la guardia medica per richiedere il certificato e la visita domiciliare, in quanto la comunicazione della Regione Lombardia e del Governo è quella di rimanere a casa se si ha la febbre uguale o superiore a 37,5. La risposta ricevuta è di recarsi direttamente alla loro sede ambulatoriale, incuranti di qualsiasi regola istituita per contenere il contagio. Le danno solo due giorni di malattia, consigliandole di sentire in seguito il suo medico di famiglia per eventuali giorni in più. Tra il 22 e il 26 marzo mia madre continua ad avere la febbre fino a 38,6 con assenza di gusto e olfatto. Dal 27 marzo fortunatamente la febbre comincia a calare fino a 37,2. La sintomatologia viene curata con Tachipirina su prescrizione esclusivamente telefonica del medico curante.
Durante questi giorni di malattia la persona che si prende cura di mia madre è mio padre, un uomo di 75 anni senza particolari patologie ma che due anni fa aveva avuto una lunga polmonite. Il medico curante, già a conoscenza dello stato di salute dei miei genitori avendoli in cura da diverso tempo, raccomanda l’isolamento domestico e la limitazione dei contatti tra di loro, difficilmente attuabile in un appartamento di piccole dimensioni e con tutte le difficoltà date dalla mancanza di adeguati presidi sanitari, più volte propagandati dalla Regione Lombardia e invece non ancora forniti dal sistema sanitario regionale.
Nonostante il medico curante abbia richiesto il tampone non arriva nessuna risposta, nessun supporto medico né una soluzione per separare temporaneamente i miei genitori. Vengono letteralmente lasciati da soli in casa con il virus.
Inizialmente provano a fare i “separati in casa”: dormono in stanze diverse, cercano di stare sempre con le mascherine, tengono gli asciugami in due punti diversi del bagno e lavano tutto in lavastoviglie. Purtroppo tutto questo non basta e mio padre inizia ad avere la febbre il 28 marzo. E’ lui stesso a dirmelo al telefono mentre sono occupata a fare loro la spesa. Io scoppio in lacrime, sono spaventata. Mio padre cerca di consolarmi dicendomi che visto come è andata a mia madre, anche a lui sarebbe passato tutto in una decina di giorni…io provo a crederci e smetto di piangere.
Tra il 29 e il 31 marzo la temperatura di mio padre comincia a salire fino a 38,7. Anche in questo caso la terapia prescritta, esclusivamente al telefono, è costituita da Tachipirina e Plasil per combattere il senso di nausea. Tra i sintomi non si rileva tosse, ma un continuo abbassamento della voce che viene imputato alla stanchezza e alla spossatezza provocata dall’infezione. Continua senza sosta e senza esito la richiesta di tamponi per acclarare la natura della malattia ed eventualmente poterla gestire evitando il suo possibile aggravarsi. Il primo di aprile facciamo la prima chiamata al 112 , su suggerimento del medico, perché la temperatura continua a salire e mio padre è sempre più debole. La chiamata porta ad uno screening telefonico con l’indicazione di trattenere il respiro e contare fino a 10. Non ritengono necessario nessun intervento, né propongono indagini più approfondite. Lasciano nuovamente da soli i miei genitori ad affrontare un nemico invisibile e insidioso.
Il giorno dopo la salute di mio padre si aggrava ulteriormente e la febbre arriva a 39,5: mia madre estremamente preoccupata chiama di nuovo il 112 per avere supporto medico ma la domanda che le fanno è sempre la stessa: “Il signore ha problemi respiratori?”. Così anche la seconda volta dal 112 non riusciamo ad ottenere l’attenzione e la cura per un uomo che sta ormai lottando tra la vita e la morte. Il 3 aprile la temperatura continua ad essere alta, mia madre chiama per l’ennesima volta il medico di base che le prescrive un antibiotico, senza alcuna visita medica sul paziente. In mattinata arriva tramite corriere un saturimetro che i miei parenti DA ROMA hanno comprato e spedito, in quanto estremamente preoccupati e consci del fatto che al di là dei problemi respiratori, con questo virus è assolutamente necessario tenere sotto controllo la saturazione di ossigeno nel sangue. Cosa che invece durante le chiamate con il 112 non è mai stata presa in considerazione o anche banalmente accennata. Mia madre con estrema paura prova ad utilizzare questo apparecchio. Non sapendo bene come interpretare i due numeri che vengono fuori richiama l’operatore del 112, che dopo aver ascoltato i valori rilevati invia un’ambulanza che arriva in 10 minuti e dopo una prima visita decidono di ricoverarlo d’urgenza. Mio padre viene così calato dal balcone con una difficilissima operazione da parte dei Vigili del Fuoco, perché sulle scale del palazzo sono state lasciate le impalcature per la costruzione dell’ascensore e da lì la barella non riesce a passare. Dopo ore riescono a metterlo sull’ambulanza e a portarlo al San Paolo di Milano. Prima di andare via mio padre chiede a mia mamma di mettergli le scarpe in un sacchetto perché lui ci credeva che sarebbe tornato a casa sulle sue gambe. Insieme alle scarpe si porta dietro i vari documenti e il cellulare, che mai utilizzerà per contattarci, evidentemente perché troppo debole.
In ospedale gli fanno il tampone a cui risulta positivo. Viene così trasferito al reparto di malattie infettive. Dal 4 al 7 aprile mia madre viene aggiornata dai medici di turno con brevi telefonate. Ci dicono che mio padre è sotto casco di ossigeno, alternato alla maschera. Ci dicono che la febbre rimane alta ma che l’ossigenazione costante tiene la saturazione sotto controllo. Ci dicono che è stabile, che dobbiamo sperare, ma anche prepararci al peggio…la versione varia a seconda del medico che chiama. Al secondo giorno di somministrazione del medicinale sperimentale dicono che non sta reagendo, cosa che mi sembra particolarmente strana da dire dopo solo due giorni di cura. Uno dei polmoni di mio padre è compromesso dall’infezione e l’altro fa fatica a funzionare doppiamente, ma continuano a dire che è stabile, non migliora e non peggiora.
L’8 aprile verso le 13.30 mia mamma viene chiamata dall’ospedale e mi aggiunge alla telefonata con la dottoressa di turno che ci comunica che mio padre è deceduto.
In soli 12 giorni di malattia, dopo 3 chiamate al 112, svariate chiamate al medico di base e al call center della Regione Lombardia, dopo appena 5 giorni di ricovero in ospedale, mio padre ci ha lasciati e non è più potuto tornare a casa sulle sue gambe e con le sue scarpe.
La telefonata con la dottoressa è stata molto breve e nella difficoltà di accettare una notizia simile abbiamo chiuso la comunicazione senza pensare di chiedere come muore esattamente una persona sotto ossigeno. L’ospedale non ci ha più chiamati per spiegarci precisamente cosa è successo. Nonostante abbia richiesto la cartella clinica il giorno dopo, ad oggi non sono ancora riuscita ad ottenerla per sapere esattamente la causa del decesso. So solo che mio padre, un uomo di 75 anni con un evidente stato di polmonite avanzata, non è MAI stato messo in terapia intensiva.
In questo momento estremamente doloroso per una figlia, assalita dai sensi di colpa sapendo che mio padre è morto da solo e spaventato, trovo la forza di concentrarmi su mia madre, che deve rimanere in quarantena a casa da sola nel momento più doloroso della sua vita.
Inizio a chiamare compulsivamente il 112, il 118, il numero verde della Regione e il medico di base per avere risposte e un tampone immediato per mia madre, in quanto malata e sicuramente venuta in contatto con una persona positiva. Ci dicono che dovrebbe avere un canale preferenziale, anche perché operatrice sanitaria, ma il rimbalzo delle responsabilità di chi deve materialmente farle questo tampone sembra una voce registrata che si ripete all’infinito.
Il 112 dice che è il medico di base a doverlo richiedere, oppure il direttore sanitario della sua struttura. Il medico di base dice che è responsabilità di ATS o dell’ospedale e che lui non può assolutamente farlo. Il direttore sanitario continua a chiamare ATS ma nessuno risponde al telefono. Gli ospedali fanno il tampone solo ai pazienti ricoverati in situazioni già critiche (ancora oggi mi chiedo quale sia la logica, se il tampone serve proprio per individuare i malati prima che siano all’ultimo stadio). Ultima notizia dalla Regione Lombardia: mancano i reagenti, dobbiamo aspettare!
Aspettare…aspettare…
Dopo ben 33 giorni dal primo sintomo e 15 dalla morte di mio padre, mia mamma riesce finalmente a farsi fare il primo tampone, a cui risulta positiva, solo ed esclusivamente grazie alla battaglia del suo direttore sanitario per ottenere i tamponi per i suoi pazienti e per i suoi dipendenti. Da quel momento ATS decide di contattarla, sapendo SOLO ALLORA della sua esistenza, così come la Polizia per registrarla nel loro data base. Ormai mia mamma si trascina una lieve febbre da settimane ma non ha altri sintomi, le uniche cose che riescono a dirle al telefono sono di restare a casa e di stare tranquilla…ma come fa una donna malata, che ha appena perso il marito per lo stesso male, e che sta vivendo da sola il suo dolore (perché io non posso materialmente entrare in casa), a stare tranquilla? Come può lo Stato lasciare le persone così da sole, abbandonate a loro stesse? L’unica consolazione di mia madre, oltre alla rete familiare che continua a chiamarla cercando di farle compagnia, è una psicologa volontaria che contatta tutte le persone che hanno subito un lutto, recuperando i numeri direttamente dall’ospedale. Le telefona una volta alla settimana.
Ad aggiungersi al dolore del lutto e ai sensi di colpa per non aver mentito al 112 dicendo che mio padre aveva problemi respiratori (cosa siamo costretti a fare!?) intorno a mia mamma nel suo palazzo si crea una rete di indifferenza e di isolamento per paura del contagio. Viene trattata come un’appestata, un essere che deve rimanere rinchiuso senza far pesare il suo dolore, viene addirittura aggredita verbalmente e fisicamente dalle sue stesse vicine di casa perché accusata INGIUSTAMENTE di passare l’aspirapolvere alle 2 di notte e perchè considerata “pazza”. Anche il semplice gesto di buttare la spazzatura (con guanti e mascherina ffp2) suscita polemiche e nonostante non sia contro le direttive di ATS, a mia madre viene impedito di farlo. Sono io ad occuparmene quando vado da lei a portarle la spesa.
A questo punto nella mia testa si accumulano un milione di domande e di se…
Io resto a casa, ma se è proprio in casa mia il virus? Lavarsi le mani, indossare mascherine, restare a non meno di 1 metro di distanza, gestire i pazienti da casa… Ma come fanno dei semplici cittadini malati e impauriti a gestire la profilassi per la protezione dei parenti sani durante l’isolamento domestico? Come fanno a trovare quel minimo di serenità necessaria a curarsi quando la maggior parte del tempo la si passa cercando di ottenere risposte che non arrivano mai?
Se avessero fatto i tamponi ai miei genitori, subito dopo i primi sintomi di mia madre, mio padre sarebbe ancora vivo?? Sarebbero riusciti a curarlo al meglio? Perché la Regione Lombardia ha fatto così pochi tamponi se per contrastare una pandemia è necessario avere i dati reali dei contagiati?? Come si fa a curare la gente in questo modo??
“Non recatevi al pronto soccorso ma chiamate il 112”…per due volte siamo stati ignorati! Se fossero arrivati prima mio padre si sarebbe salvato??? Bisogna arrivare al punto di dover mentire, dicendo di avere problemi respiratori??? Dobbiamo arrivare a comprarci da soli i saturimetri?? Perché omettere un dato tanto rilevante come la saturazione del sangue??
Perché hanno puntato solo sugli ospedali e non sui medici di base? Perchè nessuno è venuto a visitare i miei genitori??? Come si fa a curare al meglio una persona malata di COVID, che ha 75 anni e 39 di febbre per telefono???
Sono consapevole che la mia storia assomiglia purtroppo a tante altre che sono successe in questi mesi. Provo solo tanta rabbia e dolore, perché sono convinta che potevano essere evitate.
Mio padre era un uomo e un artista meraviglioso, mi manca immensamente.
Chiara Giordana
88 commenti
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Chiara, mi dispiace immensamente per la vostra perdita. Il virus ci ha trovati impreparati ma mi sento di dire che nessuno si è mosso per migliorare le cose. Ho amici che lavorano in tenda Covid Humanitas i quali nn hanno ancora fatto tamponi. È davvero uno schifo.
Un abbraccio -
Ti abbraccio con tanto tanto affetto
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La abbraccio con affetto, Chiara. La sua storia mi ha colpito nel profondo. Un caro abbraccio anche alla sua mamma.
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Cara, la storia dei tuoi genitori è molto simile a quella dei miei…purtroppo loro non ci sono più entrambi. Niente tamponi, tachipirina prescritta telefonicamente, chiamate inutili al 112 e alla guardia medica. Anche mio papà era in salute prima di prendere il covid ma, a detta dei medici dell’ospedale, ha passato troppi giorni a casa e quando è stato ricoverato i polmoni erano già troppo compromessi. Auguro ogni bene a te e alla tua mamma. Un abbraccio forte.
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Cara Chiara purtroppo le cose sono andate per tantissime persone come hai descritto tu e questi politici e burocrati da strapazzo avranno tante persone sulla coscienza perché si potevano salvare tante vite. Lo so che questo non ti può certo consolare perché l’unica cosa che ti può dare pace, serenità e speranza è l’amore di Dio che si è donato a noi morendo sulla croce e salvandoci aprendoci le porte del paradiso. Tuo papà sarà tra le braccia di Gesù e un giorno potrai riabbracciarlo.Non so se sei credente ma spero che queste mie semplici e povere parole ti diano un po’ di consolazione. Dio ti benedica
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Mi dispiace. Ti ringrazio per la testimonianza. Vedrai che la tua mamma ce la farà!
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Ti sono
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Ciao Chiara, non posso che inviarti un abbraccio.
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Comprendo ed empatizzo le tue perplessità, la tua rabbia e il tuo dolore… toglie il respiro!
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Mi spiace Chiara, ho letto il tuo scritto con un grippo in gola. Ho avuto mio marito 63 anni ricoverato 11 gg a Monza. Febbre altra x 3 gg , antibiotico e terapia nulla fanno, il 3° giorno fatica a respirare (ha subito un infarto 7 anni fa con 4 Bypass). Chiamato il 112, dopo 3 solleciti escono e lo ricoverano. Il mio medico è sempre stato presente anche se ci ha sempre seguito , anche dopo il rientro a casa. Ti mando un grande abbraccio e spero tu possa trovare un pò di pace e serenità con la tua mamma. Purtroppo c’è tanto da fare e non andrà tutto bene, ma io mi auguroo che qualcuno si metta davvero una mano sulla coscienza e lasci stare il portafoglio.
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ti abbraccio forte, siate coraggiose!
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Causa colpevole e assassina mancanza di chiarezza, copertura e assistenza, si, secondo me dovevi mentire per smuovere questa elefantiaca burocrazia messa su dalla regione Lombardia quale insormontabile barriera che nasconde la mancanza semplicemente di tutto : informazione, organizzazione, rete assistenza di base, visite a casa, tamponi, saturimetri, mascherine …. che fa morire le persone. Questa è colpevolezza punto.
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Mi dispiace tanto e te lo sto scrivendo con le lacrime agli occhi. Anch’io ho perso mio padre nel 1982,infarto, si è accasciato in sala d’attesa dopo ore e nessun medico lo aveva visitato… Attenta alla rabbia ti logora… Cerca di farci i conti subito altrimenti sarà sempre più difficile. Ti sono tanto vicina. Con affetto. Laura
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Innanzitutto condoglianze ed un grande abbraccio. È successa una cosa simile a mio padre ma per fortuna lui è guarito…ma nessuno lo ha visitato…la dovranno pagare cara, siamo con te!
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Ciao sono dispiaciuto per la tua storia ma non mollare denuncia il fatto chiedi le cartelle cliniche e denuncia tutte le mancanze, questo non ti farà riavere tuo padre ma almeno farà luce su una storia di indifferenza, condoglianze un abbraccio
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Anche mio padre è morto l’8 aprile alle 13:30.
Covid e, per non negarsi niente, anche una broncopolmonite batterica che si sommavano a un quadro di BPCO.
Intubato per 9 giorni, poi passaggio in alta intensità e infine bassa intensità.
Nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo e invece sembrava sulla strada di casa.
Highlander lo chiamavano.
E poi? E poi di botto precipita tutto e l’8 aprile alle 13:30 muore.
Muore nel momento in cui mia madre esce di rianimazione dopo quasi tre settimane.
Come se sulla scialuppa ci fosse stato un solo posto e lui lo avesse lasciato a lei.O almeno questo è ciò che ci raccontiamo per consolarci un po’.
Un abbraccio
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Chiara, mi dispiace tantissimo per la tua perdita e per la situazione che stai vivendo. Hai fatto bene a raccontarla, è davvero una vergogna che ci sia stata questa indifferenza generale e chi non ha provato deve saperlo. Un abbraccio.
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È veramente una vergogna lasciare morire cosi una persona, mi spiace tantissimo e purtroppo di questo casi ce ne sono molti. Un abbraccio di cuore
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Non riesco neppure ad immaginare il dolore per la tua situazione purtroppo comune a tantissime persone.
Purtroppo l’inefficienza della Regione ha fatto strage, ancora oggi non si riescono a reperire gli strumenti più semplici…
Fatti coraggio, la mamma ce la farà è il tempo aiuterà a superare questo tristissimo momento, un abbraccio -
È davvero una vergogna la gestione attuata dalla Regione Lombardia. Hanno abbandonato le persone al proprio destino. La tua lettera mi ha profondamente commossa e colpita. Sono vicina a te e tua madre e condividerò la tua storia. ❤️
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Perchè girarci intorno ? Una parola sola: assassini.
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Hai descritto la realtà cosi come è facendo così qualcosa di buono per te e per gli altri
Abbi cura di questi tuoi sentimenti sono veri quindi belli quindi buoni. -
La cosa più brutta purtroppo è che nessuno pagherà per questo. Esperti in tv, task force, sedicenti virologi. Loro sono stati le fake news. Conosco persone che hanno vissuto storie simili se non peggiori. Un abbraccio
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VERGOGNA X TUTTO….
TI SONO VICINO!!!
UN ABBRACCIO -
Mi dispiace molto leggere la tua dolorosa testimonianza, il governo, lo Stato e tutte le sue istituzioni ci hanno lasciato allo sbaraglio, con mascherine che tra l’altro ci fanno respirare anidride carbonica. Uno Stato che non ha fatto assolutamente niente per chi si è trovato nelle condizioni in cui si sono trovati i tuoi genitori. Questo governo non ci ha tutelato assolutamente ma chi ci governa non pagherà purtroppo per queste colpevolezze.
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È agghiacciante. Per quel che conta ti sono vicina. Io ho perso mia madre in Liguria ed era in un instituito per Alzheimer. Se ne dono fregati ed è morta da sola in isolamento. Non ci solo per quello che ti è successo. Fai bene a scriverlo perché tutti dovremmo denunciare. Anche se il dolore Che provi lo capisco e sono affranta per te. Ti abbraccio…. per quel che serve.
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Vissuta la stessa situazione, anche mia madre (ASA) è stata contagiata: i termometri del RSA le davano sempre 36.9 °C di febbre, nessuno ad ascoltarla quanto si sentisse male, tutto il contrario sgridata per non svolgere il suo lavoro senza lamentele, così si è portata uno personale e, guarta te!, segnava 38.2 °C (perché sotto il 37.5 sei “sana”, se vuoi chiedi malattia-sospetto Covid ma partono le discussione di chi deve prenotare il tampone!) con tale misura è stata finalmente portata in ospedale per la prima volta, il tampone è stato fatto ma i risultati ci avrebbero messo almeno due giorni. Infatti, a casa, ancora prima di sapere che era positiva era già partita la polmonite! Tra una seconda telefonata al 112, 8 litri di ossigeno in ambulanza, una seconda volta all’ospedale, una settimana tra cortisone e antibiotico, è migliorata. Il saturimetro era arrivato troppo tardi. Settimana scorsa è risultata ancora positiva anche se non ha più i sintomi. I suoi colleghi l’hanno vissuta molto peggio.
Concordo con te su tante cose:
1. Il battibecco di chi deve prenotare il tampone.
2. Perchè aspettare la polmonite per fare il tampone?
3. Per il Covid non c’è cura ma una polmonite la si può diagnosticare e trattare credo…
4. Saturimetri scarsi. -
Credo, non sia di consolazione, che le responsabilità della scomparsa di almeno il50% degli scomparsi ultra70enni sia da attribuire ad un sistema sanitario basato su una ospedalizzazione del quartzo (mi si scusi il francesismo) invece che su una medicina fondata su territorio ed epidemiologia testata e classificata su base territoriale, su condizioni socioeconomiche, su fascie di età. Spero che non sia vana la scomparsa di tanti anziani ovvero che sia di insegnamento su cosa è la prevenzione e su quali priorità questa deve basarsi.un abbraccio sentito.
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Ti capisco e ti sono vicina. Anche mio padre mi manca immensamente.
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Mi spiace moltissimo per tutte queste morti, anche per le persone che hanno commentato e anche loro hanno perso i loro cari a causa di una pessima gestione in Lombardia. Nessuno vi ridarà i vostri cari purtroppo, però io credo sia importante impedire a chi ha in mano la sanità in questa regione di continuare a fare danni come stanno facendo. Credo sia doveroso denunciare, voi che avete storie precise, concrete, date, nomi di persone, credo che sia l’unico modo per ridare un po’ di giustizia ai vostri parenti che sicuramente, con una gestione diversa avrebbero potuto quasi sicuramente salvarsi. Un abbraccio a tutti voi. Non chiudetevi nel vostro dolore, denunciate, non devono passarla liscia e continuare ad ammazzare altra gente
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Mi ha colpito molto quanto scrivi, il tuo dolore la tua rabbia, ti abbraccio forte.. questo è tutto quello che non viene diffuso.. il dolore che ognuno in questi casi porterà sempre con te, spero che questi messaggi possano fare capire la nostra vicinanza.
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Coraggio Chiara! Vi abbraccio forte!!!
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Ciao chiara
Mi dispiace molto per il tuo padre, forza e coraggio per te e la tua famiglia. Contro il destino non si può fare niente per quanto riguarda la morte. Ma la burocrazia italiana è un virus peggio della corona può ammazzare persone come può rovinare persone e aziende -
Andrà tutto bene…. Non proprio, non per tutti. Il diritto alla vita, a prescindere dall’età, è sacrosanto: marzo 2015, ospedale di Rivoli, Torino, sono al cappezzale di mia mamma, da numerosi giorni, incessantemente, unitamente alla badante, ci alterniamo praticamente sulle 24 ore. Mia mamma è anziana si, ha 87 anni, ma non per questo deve morire, perchè tanto è “vecchia”. Ha lavorato duro per anni fuori ed in casa come madre e moglie, facendo innumerevoli sacrifici e dando la sua parte sempre con la massima onestà nella società. Ricoverata per problemi respiratori: in una sola notte tenendoci in una stanza dove l’aria condizionata ci “spifferava” addosso, le hanno fatto prendere la polmonite. Ha avuto durante il ricovero una piccola, breve ripresa, che era però il preludio al termine del suo percorso esistenziale. In quei giorni medici sempre molto freddi e ben poco “psicologi”, passavano l’indispensabile, perchè non potevano farne a meno. Parole di conforto zero. Ormai quasi alla fine, con gli occhi che mi guardavano tristi, per l’enorme sofferenza e l’immobilità completa, ho dovuto chiedere, per cortesìa e non per iniziativa del personale medico di lenire queste terribili sofferenze. Penso, probabilmente a malincuore, per i costi per la società, le hanno somministrato la morfina; dopo non molto, è per fortuna, entrata in coma ed è giunta poi la sua fine. Ricordo un particolare, che mi ha lasciato sconcertato: un’infermiera, impietosita, per vedermi sempre, 12 e forse più ore al giorno, vicino a mia madre, ha detto di essere dispiaciuta per vedermi così prostrato ed aggiungeva: non mi faccia parlare!! Ringrazio questa signora che è stata l’unica a palesare umanità, in un contesto di persone che facevano il loro lavoro in maniera sufficiente, ma non andavano minimamente al di là del loro dovere!!! Capisco perfettamente cosa sta provando la Signora Chiara Giordana, le sono vicino e sicuramente, suo padre c’è la poteva fare, con un pò di umanità in più, impegno e buon senso! Non sono proprio “tutti eroi” come vengono osannati!
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Che disastro la sanità lombarda! Le mie più sentite condoglianze.
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Mi dispiace veramente tanto. .. è una sanità assurda la nostra..giocano a scarica barile con la vita delle persone.un abbraccio e condoglianze. Stai vicina alla tua mamma ♥️
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Grazie per aver condiviso il suo dolore con tutti noi. Le domande senza risposta sono tante e tutte le lecite. Qualcuno dovrà darle conto. Siamo vicini con tutto il cuore.un abbraccio immenso a lei e sua madre. Paola
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Che dolore ascoltare questa storia… la correttezza di chi si fida del sistema viene ripagata con superficialità e indifferenza .
Non si può fare medicina al telefono senza esperienza e senza presidi e strumenti medici. La tua storia è drammatica e sono dispiaciuta per voi. Vi sono vicina -
Un abbraccio e le nostre condoglianze a Chiara.
Una storia emblematica di quello che è successo (e sta succedendo) a Milano, in Lombardia, in Italia.
Il centro di tutto quello che sta succedendo in questi mesi è lo stato tragico del Sistema Sanitario Lombardo e soprattutto le politiche, le scelte e le speculazioni che lo hanno amministrato e portato a questo stato . Un sistema sanitario ridotto a castello di carta, spolpato fino all’osso, reso esangue da un sistema politico nazionale/regionale/locale mortalmente inadeguato, ottuso.
Da più di due mesi i decreti sanciscono le urgenze, le necessità e le limitazioni di spostamento dei nostri corpi. Da due mesi la martellante campagna comunicativa ci chiede di essere responsabili (di convincerci che siamo noi, in gran parte, i responsabili della diffusione del virus).
Nulla è stato fatto per capire lì dove il disastro avveniva. Nulla è stato chiesto, nulla risposto a chi chiedeva una reazione istituzionale. Si è solo alimentata la reciproca delazione, la caccia all’untore, la mostrificazione degli animi. Si è solo cercato di nascondere la catastrofe scaricando le rsponsabilità e mascherando tutto dipingendo e focalizzando l’attenzione su scenari eroici di guerra in cui la situazione era (è) solo una fatalità sfortunata. Folletto 25603 -
Quanta sofferenza, il solo pensiero che una persona possa morire senza un caro accanto, troppo duro da sopportare, oltre il dolore immenso della famiglia. Chiara fatti forza pensa sempre al tuo papà sarà lui ad aiutarti. 😔
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Tutto questo è vergognoso. Oggi è il compleanno di mio papà, a casa finalmente dopo 35 giorni ricoverato di cui 10 in terapia intensiva. Mia mamma operatrice sanitaria finalmente negativa al tampone dopo quasi due mesi. A volte mi chiedo se fossero stati in Lombardia che cosa sarebbe successo. Un abbraccio forte.
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Ti capisco, capisco i tuoi sensi di colpa, ma renditene conto: NON sei responsabile. Il virus fa paura, ma ancora di più è terribile non sapere che fare in caso di infezione. Un abbraccio
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Chagrin transalpin!! Des mots, des formules ne peuvent pas effacer la douleur et aussi la rancoeur de l’injustice! Crier au ciel; hurler! La main dans la main avec ferveur!
(désolé en français) -
Il tuo dolore e la tua storia mi hanno addolorato profondamente. Ogni uomo o donna che ci lascia resta un altro incolmabile vuoto in tutti noi specialmente se è stato causato nella colpevole gestione della sanità in quest periodo di pandemia. Non ci sono parole adeguate e posso solo riuscire a comprendere quanto hai sofferto per le tante perdite che ho avuto anche io nel mio passato. Il tuo cognome mi è ancora + caro perché ho un amico carissimo che lo condivide. Un enorme seppure virtuale abbraccio.
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Un forte abbraccio, Chiara. Grazie di questa testimonianza, condivido la tua storia.
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Fa amarezza sentire questa storia l’ennesima in Lombardia.
L’emergenza non si combatte privatizzando la cura della salute di tutti.
Un abbraccio dalla Sicilia ma sono davvero amareggiato😔 -
Ciao purtroppo anche a noi è successo una situazione simile, mio suocero si ammala,quella mattina io sono al lavoro e mio marito con nostro figlio di 10 mesi va a casa dai suoi genitori per vedere se avevano bisogno di qualcosa, si sofferma 50 minuti più o meno. La sera mio suocero fa fatica a respirare e il medico di base chiama l’ambulanza, e gli infermieri ci mettono già in quarantena obbligatoria essendo stati a contatto, ricoverano mio suocero e rimane due giorni in pronto soccorso solo con la mascherina, dopo due tamponi negativi lo portano nel reparto di medicina generale altri due giorni solo con mascherina e altri due tamponi negativi, il 5 giorno fanno un altro tampone ed è positivo e informano i parenti. Noi chiamiamo ATS di Milano dove gli spieghiamo tutto, ci mettono di nuovo in quarantena obbligatoria e chiediamo il tampone per mio marito e il bambino, visto che erano stati in contatto con mio suocero e ci hanno detto che non era possibile a meno che non sarebbero stati ricoverati in ospedale, tra l’altro l’operatore al telefono ci disse che se mio suocero fosse risultato positivo al covid 19 non c’è l’avrebbe fatta… Io tengo monitorato la febbre al mio piccolino e per fortuna non si è mai alzata oltre a 37, dopo una settimana mio suocero muore, e chiamiamo ancora ATS richiediamo di nuovo il tampone almeno per mio figlio, perché eravamo spaventati, la risposta è stata uguale, ci hanno fatto stare di nuovo in quarantena obbligatoria in un due locali in 5!! Ah già scusate non ho specificato che noi abbiamo altri due figli uno di 23 anni, l’altro di 15. Beh immaginate la nostra quarantena…non si è fatto vedere nessuno per un mese, l’unica a chiamarmi per due volte è stata la pediatra per sapere come stava il bambino…. Beh la situazione in Italia è questa!
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Sono molte le storie come la tua. Hai proprio ragione: la solitudine, l’isolamento, lo stigma sociale. Ho sempre odiato lo slogan “andrà tutto bene”, perché pensavo che magari andrà bene per chi supererà l’epidemia senza aver perso la propria vita o quella di un proprio famigliare, ma di sicuro non andrà bene per gli altri. Non riesco neanche a immaginare il dramma che avete vissuto te e tua madre. Ti stringo in un abbraccio virtuale, anche se non ti conosco. Grazie per il tuo racconto.
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Cara Chiara,
capisco benissimo quello che hai e stai passando. la mia situazione, in Emilia Romagna, è molto simile. Ho dovuto insistere io per far chiamare il 118, perchè mio padre aveva la febbre da tanti giorni e la saturazione bassa. Il 12 aprile, il giorno di Pasqua, mio padre, un uomo sano e forte di 66 anni, è morto per Covid…il giorno dopo è morto mio nonno, lui invece anziano e con patologie. Nella mia famiglia si sono ammalati in 8, praticamente tutti tranne me, 5 ricoverati in ospedale, e 2 non sono più tornati a casa. Un abbraccio Chiara. La mia rabbia e il mio senso di colpa è cone il tuo.
Che tristezza e dolore a leggere questa lettera un abbraccione