Comunicato di LUMe sull’occupazione dell’ex-Cinema Orchidea

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Abbiamo occupato il Nuovo Cinema Orchidea perché è chiuso da 8 anni. Lo abbiamo occupato perché da allora i milanesi sono privati di un luogo pubblico votato alla cultura. Negli anni, sono fioccate le dichiarazioni da parte del Comune sull’impegno a ristrutturarlo e riaprirlo alla città, eppure è ancora chiuso.

Abbiamo riaperto il Cinema Orchidea perché su di esso siano accesi i riflettori: lo restituiamo alla cittadinanza riempiendolo di musica, teatro, cinema, facendone un luogo vivo, di partecipazione politica, affinché diventi risposta alla richiesta che da mesi poniamo all’amministrazione: garantire spazi di produzione culturale e politica a chi fornisce servizi accessibili alla cittadinanza.

Se il Comune di Milano inizierà i lavori di ristrutturazione, approvati e mai avviati, ce ne andremo e saremo i primi a gioire quando quello spazio sarà restituito all’uso pubblico.

Riteniamo inammissibile che l’amministrazione lasci chiusi o addirittura chiuda spazi di cultura quando la cultura si ritrova spesso per strada perché non ha spazio. Fu il Cinema Apollo, il Teatro Atir Ringhiera, furono il Cinema De Amicis e il Cinema Orchidea, fu lo stabile di Vicolo Santa Caterina a cui abbiamo dato vita per due anni. Esiste una Milano giovane e intraprendente che non ha le risorse autonome per aprire centri polifunzionali di sperimentazione e condivisione artistica. Noi ci facciamo portavoce di questa esigenza.

Oggi la produzione culturale ha bisogno di spazi che il Comune non garantisce. Negli ultimi due anni abbiamo costruito un modello di auto organizzazione politica e artistica, siamo partiti dall’esigenza di aprire un luogo di confronto tra studenti, giovani lavoratori e artisti in via di professionalizzazione, dove poter crescere ed essere arricchiti dalla partecipazione, dalla condivisione di un progetto politico e della direzione artistica attraverso cui realizzarlo.

Ci opponiamo al modello Milano, entusiasta di ripresentare la fashion week in salsa culturale, innalzandosi a paradigma di una nuova cultura estemporanea, immediata e anonima. Riteniamo inammissibile che ciò avvenga a scapito di realtà che costruiscono una progettualità continuativa e ragionata, che mette al centro il significato sociale e politico dell’arte e ne fa un servizio per la propria comunità. A Milano mancano luoghi che facciano dell’arte una professione degna e degnamente retribuita, ma comunque a buon mercato. Noi li creiamo e li rivendichiamo.

Quanta e quale cultura vogliamo per la nostra città?

Esigiamo una risposta dal Comune su questi temi: Quale dovrebbe essere lo spazio per la produzione culturale di una nuova generazione di cittadini? Dove dovremmo continuare a costruire la nostra idea di produzione partecipata?

Riteniamo che lo spazio pubblico debba tutelare esperienze di cittadinanza attiva, modelli partecipativi che costruiscono volontariamente alternative alla mercificazione di arte e cultura, luoghi di confronto politico e crescita personale.

Siamo alla ricerca di modalità praticabili per dare una casa alla sperimentazione artistica e culturale che centinaia di giovani vogliono portare avanti. Vogliamo risposte su questi temi. Noi solleviamo alcune esigenze fondamentali e ad oggi non vediamo proposte concrete per il nostro futuro.

Collettivo LUMe – Laboratorio Universitario Metropolitano

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