Dalla Fornace di Rho, a nome della Rete Climate Camp, su Expo 2015

A poco più di 900 giorni dall’inizio di Expo 2015 proviamo a fare il punto su quanto sta accadendo nei cantieri di Rho-Pero e in generale nel territorio nord ovest di Milano.

Il 10 ottobre scorso viene arrestato l’assessore regionale Domenico Zambetti per aver comprato voti dalla ’Ndragheta e aver promesso appalti per Expo. Si scopre, inoltre, che la procura di Milano ha aperto una nuova inchiesta per turbativa d’asta sull’appalto per la realizzazione della cosiddetta piastra tecnologica di Expo 2015. Il valore complessivo dell’appalto è di circa 165 milioni di euro ed è stato vinto da una cordata di imprese guidata dalla Mantovani spa che, tra le altre cose, a Venezia è incaricata di realizzare il progetto del Mose. Un’altra inchiesta per turbativa d’asta era stata aperta anche per il primo appalto per la rimozione delle “interferenze” dal sito di Expo, aggiudicato alla C.M.C. Lo scorso 13 ottobre migliaia di persone  provenienti da varie parti della penisola – Val di Susa, Torino, Milano, Bologna, Pistoia, Cagliari – si sono date appuntamento a Ravenna per contestare la “coop rossa” protagonista delle principali grandi opere sul territorio italiano – Tav, Expo, Ponte sullo stretto di Messina, per dirne alcune. Da qui l’inizio di una rete nazionale che si riconvocherà nuovamente a Milano l’1 e il 2 dicembre.

Dagli ultimi fatti di cronaca giudiziaria, emerge chiaramente che il concetto di “infiltrazioni criminali” o “mafiose”, contro le quali sono stati siglati protocolli di legalità e create commissioni ad hoc, sia del tutto fuorviante e mistificatorio perché lascia intendere che possa esistere un Expo “buono” o “pulito”, nei fatti una chimera. E’ inoltre una lente di ingrandimento inadatta a spiegare quello che sta avvenendo. Ossia, come le cronache di questi giorni ben evidenziano,
che in Lombardia esiste un “sistema”, un fitto reticolo di gruppi di interesse, lobby più o meno occulte, organizzazioni criminali, centrali politico-finanziarie, imprenditori, partiti e organi istituzionali che si spartiscono benefici economici e potere dietro la facciata immaginifica di Expo 2015.
Il “grande evento” di Expo 2015 è lo “shock” creato ad arte da questo fitto intreccio di interessi, la “terapia d’urto” usata per rimettere in circolo denaro nell’economia metrolombarda e, attraverso favori e scambi, a redistribuirlo tra gli accoliti.  Va in questo senso ad esempio la funzione di grande acceleratore che Expo ha avuto nella realizzazione delle grandi opere che andranno a ridisegnare la viabilità regionale da qui al 2015: TEM, Pedemontana, BreBeMi, calate sulla testa dei territori col loro carico di nocività.

Expo 2015 è fallito prima ancora di iniziare come caduti in disgrazia sono i suoi sponsor della prima ora (Moratti, Penati, Formigoni), travolti, loro o le loro amministrazioni, da figuracce, inchieste, scandali. Da cinque anni sosteniamo queste cose e con la stessa certezza, sappiamo già che sarà un evento in perdita. Con la conseguenza che, dopo averne sostenuto i costi di realizzo con soldi pubblici (tagliati ad altri impieghi) e con i risparmi postali tramite Cassa Depositi e Prestiti, ci ritroveremo anche a pagare i debiti di Expo. Debiti che ricadranno in primis sugli abitanti della metropoli milanese e, soprattutto, su quelli dei territori adiacenti all’esposizione sotto forma di cemento, alloggi a costi spropositati, inquinamento… Il tutto permettendo l’ennesima speculazione edilizia. A dimostrazione di questa tesi basta ricordare che il Comune di Milano ha approvato una fideiussione di 55 milioni di euro a favore di Arexpo, la società a partecipazione prevalentemente pubblica incaricata di acquisire i terreni da concedere ad Expo 2015 per la realizzazione dei padiglioni. Questi 55 milioni che il Comune di Milano mette a garanzia, confermano che le banche non vogliono scucire un soldo senza precise garanzie da parte degli enti coinvolti. Un gigantesco paracadute di euro che serve a garantire gli interessi di chi nel dopo Expo vorrà avere la certezza di cementificare buona parte del milione di mq di area verde fra Milano e Rho. L’unico modo infatti per pagare il debito che contrarrà Arexpo acquisendo i terreni per l’Esposizione è la cementificazione dell’area.

Rimane poco tempo per contrastare questo grande evento e tutte le opere collegate. È necessario attivarsi per unire le lotte, per sabotare il meccanismo di creazione immaginifica di questa manifestazione mostrandone i reali effetti concreti sulle nostre vite, sulle risorse pubbliche e sui beni comuni.

I prossimi appuntamenti per parlarne sono il 26 ottobre alle 19,00 per la presentazione del dossier “Exit Expo 2015” a Zam e il 7 novembre alle 21,00 all’assemblea delle rete Climate Camp al Piano Terra per organizzare il meeting dell’1 e 2 dicembre.

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