Gli abitanti delle case popolari di Lulli/Porpora prendono parola dopo il presidio sotto l’ALER

Dopo il presidio di giovedì sotto la sede ALER di viale Romagna riprendiamo il comunicato del Comitato Inquilini del comparto Lulli-Porpora.

L’atteso incontro tra i vertici di ALER Milano, il Comitato Inquilini Lulli-Porpora, i sindacati SICET, Unione Inquilini e ASIA USB, alla presenza del Presidente del Municipio 3 e del Presidente della Commissione Casa del Comune di Milano, rappresenta un primo importante risultato della mobilitazione permanente costruita dagli abitanti.

La conferenza stampa del 9 luglio ha rotto il muro del silenzio. Infatti, se l’ente gestore è stato costretto a sedersi al tavolo e ad ascoltare, è solo grazie alla determinazione e alla lotta degli inquilini. La delegazione ha chiesto con forza e insistenza l’attivazione immediata di un Tavolo Tecnico Permanente e Plurale e la stesura di un Protocollo d’Intesa vincolante per gestire il piano che interessa la ristrutturazione del comparto. Tuttavia, nonostante la presenza compatta di tutti gli attori coinvolti, il confronto si è rivelato inefficace.

Ad oggi, le risposte restano largamente insufficienti e prive di tutele reali. Il Presidente di ALER ha sistematicamente eluso la questione, trattando la firma di un Protocollo d’Intesa quasi come se fosse un passaggio inutile e superfluo. Inoltre, per il futuro tavolo di discussione, la presidenza ha proposto di limitare la partecipazione a soli 4 o 5 esponenti: una mossa che escluderebbe la pluralità dei soggetti coinvolti e che non offre alcuna garanzia di rappresentanza democratica per tutti i cittadini interessati. In uno Stato democratico, un Protocollo d’Intesa si sigla e si condivide prima di procedere con i trasferimenti delle famiglie. I “tavoli ristretti”, al contrario, rispondono a una logica unilaterale volta a escludere il confronto e a evitare di firmare tutele vincolanti.

L’unica nota di merito dell’incontro è la consegna della documentazione tecnica relativa al progetto, che è ora al vaglio dei tecnici per una valutazione indipendente sui progetti stessi e sul loro impatto sociale. Per rispondere alle rassicurazioni di facciata della dirigenza, il Comitato Inquilini ha avviato un censimento autonomo e capillare delle famiglie residenti nel quartiere. I dati parziali emersi finora, che coprono già il 50% dei nuclei familiari del comparto, restituiscono una fotografia drammatica che ALER non può più ignorare: si registra infatti un tasso di fragilità superiore al 75%. Tre quarti dei residenti censiti sono persone in condizioni di estrema vulnerabilità, tra cui anziani storici del quartiere (spesso soli), una presenza massiccia di disabili psichici e invalidi fisici, e nuclei familiari con minori.

Questi numeri dimostrano che lo “svuotamento” indiscriminato degli stabili non è un’operazione tecnica a impatto zero, ma uno sradicamento sociale violento ai danni di cittadini fragili.

Gli inquilini rilanciano le proprie condizioni per l’eventuale sospensione della mobilitazione:

● Firma immediata del Protocollo d’Intesa: Nessun trasferimento, nemmeno “volontario”, deve essere attuato prima della sigla di un accordo vincolante tra Regione, ALER e Sindacati, che contenga tutte le garanzie necessarie a tutela dei residenti.

● Tavolo Tecnico Permanente e Plurale: Il tavolo di gestione dei cantieri deve includere tutti gli attori coinvolti: il Comitato Inquilini, tutte le sigle sindacali, il Municipio 3 e il Comune di Milano.

● Piano a rotazione con mobilità interna: Prevedere l’utilizzo di via Porpora 47 come stabile “volano”, per evitare il trasferimento forzato e traumatico delle famiglie fuori dal proprio quartiere. “La riqualificazione è necessaria, ma non può essere pagata sulla pelle della popolazione.

Affrontare anche un solo trasloco per queste persone è un trauma insostenibile, e pensare di sottoporre una popolazione fragile a un doppio trasloco (andata e ritorno, dopo due o tre anni di cantiere) dimostra una totale distanza dalla realtà sociale. Non siamo i numeri di un bilancio in rosso: siamo esseri umani, cittadini residenti di uno Stato democratico ed esigiamo rispetto per la nostra dignità”.

La nostra battaglia è diventata il simbolo di una resistenza più grande. Al presidio davanti alla sede di ALER il giorno 16 erano presenti, in solidarietà attiva, le delegazioni di altri quartieri popolari milanesi in lotta contro il degrado e l’abbandono istituzionale: dagli abitanti di Molise/Calvairate, che denunciano da mesi una gravissima invasione di topi lasciata senza risposta da ALER, fino agli inquilini di Conte Rosso, attualmente sotto la minaccia di sgombero.

Ribadiamo con forza che la riqualificazione dei quartieri non può trasformarsi in un’operazione speculativa per fare cassa, agganciata ai grandi flussi di valorizzazione immobiliare e gentrificazione che stanno travolgendo l’area di piazzale Loreto.

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *