Nuovo stadio di Milano, salta il dibattito pubblico

In Consiglio comunale i Verdi promettono di non mollare: «Il dibattito pubblico sullo stadio di San Siro si farà, l’inizio è solo rimandato di una settimana». Ma se a parole tutti si dicono favorevoli alla discussione in aula, il fronte compatto nella maggioranza di centrosinistra non c’è più.

La delibera per avviare il dibattito pubblico sul nuovo stadio di Milan e Inter sarebbe dovuta arrivare ieri in aula, primo firmatario il capogruppo verde Carlo Monguzzi, ma non è stata messa all’ordine del giorno perché gli uffici tecnici comunali hanno espresso parere negativo. Su uno dei progetti urbanistici più importanti di Milano oscurato in campagna elettorale e riattivato pochi giorno dopo la sua rielezione dal Sindaco Sala, ci si affida anche alla burocrazia per limitare la partecipazione dei cittadini. Il regolamento del Comune di Milano permette dibattiti pubblici per opere con un valore da 5 milioni fino al limite fissato dal regolamento nazionale che prevede a sua volta di avviare dibattiti pubblici per opere sopra ai 300 milioni di euro. Tradotto: per gli uffici comunali superata la soglia di 300 milioni la discussione deve avvenire a livello nazionale e la questione stadio rientra in questa casualità perché il progetto presentato due anni fa da Milan e Inter ha un valore di 1.2 miliardi di euro.

«Noi andremo avanti» dice il verde Monguzzi. «Dobbiamo decidere se fare una deroga al regolamento comunale milanese oppure applicare il regolamento nazionale, anche se sarebbe una figuraccia andare a dire ai cittadini milanesi che il Consiglio comunale non è stato in grado di discutere un importante progetto cittadino demandando l’attivazione del dibattito a Roma». Secondo Monguzzi «se c’è la volontà politica ci si mette pochi minuti a modificare il regolamento comunale e lunedì prossimo si potrebbe avviare il dibattito pubblico». Ma qui iniziano i problemi.

La maggioranza di centrosinistra fino ad oggi compatta nel chiedere il dibattito pubblico inizia a scricchiolare. Il Pd si starebbe avviando a chiedere una mozione più blanda del dibattito vero e proprio. «Non è in discussione il dibattito pubblico sul progetto stadio» ha detto in aula il capogruppo del Pd Filippo Berberis «ma la forma di attivazione». Il consigliere della lista civica Sala Enrico Fedrighini è tornato a chiedere un dibattito complessivo, quello che in gergo tecnico si chiama Piano d’Area, su tutta la zona dello stadio, e quindi anche sul cemento – case, grattacieli, alberghi, negozi – destinato a colare attorno allo stadio secondo il progetto presentato due anni fa da Milan e Inter.

Nelle pieghe delle diverse modalità d’azione rischia di impantanarsi tutto quanto. Fuori dal Consiglio comunale crescono intanto le adesioni al comitato Sì Meazza che chiede di mantenere, ammodernandolo, l’attuale stadio. È un comitato promosso da nomi piuttosto noti in città, da Milly e Massimo Moratti (l’ex presidente dell’Inter), al promoter di Bruce Springsteen e altri colossi musicali Claudio Trotta, all’ex prefetto Bruno Ferrante, e ancora l’ex vicesindaco del Pci Luigi Corbani, il nuovo patron del Teatro Arcimboldi Gianmario Longoni, e poi una sfilza di giornalisti, docenti, professionisti, i comitati civici di San Siro guidati da Gabriella Bruschi e tanti semplici cittadini.

Si parla di un referendum cittadino per salvare il Meazza e il quartiere di San Siro dall’ennesimo progetto immobiliare per ricchi. C’è un progetto di ristrutturazione del Meazza firmato dagli ingegneri Riccardo Aceti e Nicola Magistretti che farebbe spendere la metà alle società e allungherebbe la vita alla “Scala del calcio” come in tanti definiscono il Meazza.

Da anni il coordinamento dei comitati di San Siro chiede di destinare a verde pubblico l’area dell’ex Trotto che sorge di fianco allo stadio passata nel 2019 al colosso immobiliare Hines. Le società, Milan e Inter, ora che hanno incassato l’interesse pubblico votato dalla giunta, nei prossimi mesi dovranno passare alla fase esecutiva e presentare il piano di fattibilità che tiene conto delle indicazioni uscite dalla giunta. Ottenute le volumetrie e il via libera definitivo al nuovo stadio è probabile che entrambe le società verranno vendute a fondi immobiliari con interessi diretti nella costruzione dell’area.

E il Sindaco Beppe Sala? «Per me il nuovo stadio non è più in discussione, non partecipo al dibattito sì o no» ha ribadito ieri. «Se vogliono fare il referendum è nella disponibilità dei consiglieri, ma rimane il fatto che qua parliamo senza il terzo incomodo, ossia le squadre. Sono due anni che ci provo, poi magari non sono stato capace di convincere le squadre a lavorare su San Siro, però questa è la realtà e io non sono disponibile a partecipare a un dibattito che lo metta ancora in discussione».

di Roberto Maggioni

da il Manifesto del 23 novembre 2021

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