Piazza Ferravilla, la storia infinita

Il Lambretta prende parola sull’eterna vicenda delle villette di piazza Ferravilla perfetto esempio di privatizzazione del patrimonio pubblico.

Le villette di piazza Ferravilla, primi spazi liberati dal Collettivo Lambretta, sono ora in mano a privati. Appena entrati, nell’aprile del 2012 lo stato del comprensorio era a dir poco fatiscente: oltre allo stato di totale abbandono e degrado si aggiungeva un lago di siringhe, manifesto della presenza di un intenso spaccio che circondava il Sert presente in Apollodoro, la minuscola via che costeggia gli edifici.

L’occupazione del Collettivo Lambretta ha riportato in vita quelle strutture, colmando la falla del sistema attraverso un duro lavoro di ristrutturazione e riqualifica degli stabili, oltre a riscattare il territorio sottraendolo alla piazza di spaccio d’eroina.

La presenza di ragazze e ragazzi di svariate età, di attività rivolte a chiunque, di voci diverse e di valori alternativi è stata una risorsa reale per il quartiere e la città ed è stato un utilizzo virtuoso di uno spazio totalmente in disuso e dimenticato.

Dimenticato da chi? Dall’Aler, Azienda Lombarda Edilizia Residenziale, nota per la scarsa capacità gestionale e i buchi di bilancio.

Nonostante la totale incompetenza Aler richiedere lo sgombero del Lambretta, poi concretizzato nell’ ottobre 2012.

Con le villette di nuovo vuote e in mano all’azienda la situazione precipita molto velocemente: gli edifici vengono semi distrutti al loro interno, le porte chiuse con le lamiere e l’intera area abbandonata a se stessa.

Di fronte all’ ennesima prova di mancanza di cura, il Collettivo Lambretta decide di riaprire le porte di piazza Ferravilla 10.

L’interesse “reale” di Aler verso le villette nasce solo dopo il secondo sgombero del 2014, dopo che occupazione e autogestione si dimostrano un mezzo più efficace rispetto alla gestione di un’istituzione che dipende dalla Regione Lombardia, notoriamente in mano alla Lega.

L’articolo del Corriere sulla vicenda delle villette di piazza Ferravilla

Aler passa ai fatti mettendo in vendita l’intero complesso per acquisire liquidità per la manutenzione delle case popolari. Il bando prevedeva l’acquisto dell’intero complesso, senza cessione di porzioni e con una base d’asta di 11 milioni e 120mila con una rateizzazione massima fino a 24 mesi.

Nel 2016 si aggiudica il bando la società “Quartiere del Sarto” con un anticipo di 1 milione e 112 mila euro. Per l’intero rogito mancano 10 milioni e 8 mila euro. E’ al momento della firma che iniziano a cambiare le carte in tavola, infatti viene concesso all’acquirente di prendere possesso delle ville progressivamente.

Tra febbraio e marzo 2018 la società mette in vendita le prime tre ville e incassa 1 milione e 647mila euro. Non risulta che Aler abbia mai ricevuto quel denaro, in più lo scoglio dei 24 mesi è stato ormai superato.

Con questa operazione Aler ha concesso a un privato un affare senza alcun rischio d’impresa, senza aver nemmeno incassato i soldi della vendita: di fatto è stato dato un regalo ad un privato.

Quale può essere il ragionamento alla base di una logica così irrazionale oltre che sleale, dato che sono state cambiate le regole del bando tra l’asta e il preliminare d’acquisto?

Probabilmente è stata la palese incapacità gestionale di Aler che ha portano l’azienda ad affrettarsi in un processo di vendita, modificando i criteri di assegnazione pur di avere un acquirente il più velocemente possibile.

Si è preferito donare ad un privato, il quale ha iniziato lavori di ristrutturazione per riportare “l’eleganza liberty” a Milano, creando nuove abitazioni con affitti che pochi potranno permettersi.

Le politiche gestionali degli spazi palesano l’ormai consueta volontà di comuni e regioni di concedere sempre più spesso strutture che idealizzano una Milano-Bene abitata da famiglie ricche e gestita da privati sciacalli. Questa prassi esclude completamente una grossa fetta della società che rifiuta queste politiche o non può permettersi di viverle, una parte che ha contribuito direttamente alla riappropriazione delle villette in Ferravilla e che lotterà sempre per avere spazi aperti a tutti basati sulla socialità e sulla costruzione di autonomie.

Il Lambretta è stato un’alternativa e come tale è stata esclusa da un sistema che preclude qualsiasi tipo di utilizzo degli spazi non conforme e non controllabile.

Aprire spazi è dare voce a chi non ne ha, faremo questo, per sempre.

Csoa Lambretta

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