Salute mentale e migranti: i retroscena ignorati dell’episodio di Milano

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L’episodio avvenuto a Milano la scorsa settimana ha sollevato polemiche e commenti (spesso strumentali) su immigrazione e criminalità.

E’ una vecchia abitudine della destra e di una larga fetta della nostra popolazione, quella più ingannata e influenzata dai media istituzionali: quando un crimine viene commesso da un italiano ha sempre una gravità minore rispetto a quando viene commesso da un non-italiano…..come a voler dire che fare del male a qualcuno sia un “diritto” legato al passaporto e alla nazionalità, e non un problema indipendentemente dalla provenienza di chi lo compie.

Di ben altri diritti invece, sarebbe il caso di parlare, proprio sulla base di quanto è accaduto: in particolare potrebbe essere utile avviare una riflessione sul diritto alla salute, anche mentale, delle persone senza permesso di soggiorno.

La legge italiana infatti stabilisce che anche chi non ha un regolare permesso debba avere diritto alle cure di base: purtroppo però questa legge non viene pienamente applicata da molti anni, soprattutto da quando, nel 2009, sono iniziate le pratiche di perquisizione e arresti nelle sale dei pronti soccorsi.

In quegli anni, lavorando proprio su questa tematica, ci si rendeva già conto di quanto la legge Turco-Napolitano (che appunto, sanciva il diritto alla salute per tutti, indipendentemente dallo status giuridico e dalla nazionalità) venisse quotidianamente disattesa negli ambulatori, negli ospedali e presso i presidi medici: laddove no erano gli operatori sanitari o amministrativi a richiedere i documenti e i permessi per fissare le visite mediche o erogare una prestazione sanitaria, erano gli stessi migranti che si avvicinavano con difficoltà alle strutture sanitarie, per paura, per mancanza di informazioni e di accoglienza.

La salute mentale, in questo quadro, è un settore che ancor più a fatica riesce ad essere riconosciuto e affrontato adeguatamente dal nostro sistema sanitario: chiunque abbia avuto o abbia esperienza con la psichiatria e i servizi pubblici conosce le difficoltà culturali, sociali e strutturali sia degli operatori, che dell’intero sistema sanitario, difficoltà che si riversano sui bisogni e sulle possibilità di risposta e di intercettazione dell’utenza. E’ importante tenere a mente che l’intercettazione dell’utenza e del bisogno (anche e soprattutto nella fase di “bassa soglia”) può essere rilevante per la prevenzione e per la sicurezza sociale.

Tutto il settore sociale, tra cui alcuni servizi relativi alla psichiatria o alla psicologia dedicati proprio a queste attività preventive e di osservazione, sono stati tagliati insieme alle politiche sociali, e continuano a venir trattati come servizi marginali e poco meritevoli di risorse.

I migranti sono pienamente esclusi dai servizi, già carenti e problematici, di salute mentale (soprattutto preventivi ma anche curativi): per i migranti, portatori di bisogni importanti in questo senso (basti pensare alle vittime di tratta, ai rifugiati che hanno vissuto guerre, a tutti coloro che hanno vissuto l’esperienza migratoria che porta con sé traumi e difficoltà emotive) sarebbero necessari servizi ancora più puntuali e specifici (essendo necessaria anche una componente di etno-psichiatria o di altre scienze sociali capaci di leggere e rispondere ai bisogni multiculturali).

In assenza non solo di questi servizi adeguati, ma anche della basica possibilità di accesso alle strutture sanitarie (anche psichiatriche o sociali, legate alla salute mentale) non si esagera affermando che i migranti siano completamente esclusi da qualsiasi possibilità di risposta ai proprio bisogni di salute mentale. Di fatto, abbandonati a sé stessi in un territorio straniero (nel quale anche le relazioni sociali e le possibilità di “presa in carico” informale sono molto rare).

In questi giorni è di certo più facile gridare all’assassino, invocare la pena di morte e prendersela con i “delinquenti venuti da fuori”.

Ma per cercare almeno in parte di evitare che episodi come quello di Milano succedano di nuovo basterebbe invece porsi qualche domanda in più su un sistema, quello sanitario (che si intreccia con quello sociale) sempre più inadeguato a rispondere al fenomeno della migrazione e del disagio, e che sta iniziando a rispondere direttamente delle conseguenze della mancanza di ascolto di bisogni che da troppo tempo vengono sistematicamente ignorati.

 

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