Sei poliziotti del Commissariato Mecenate indagati per la morte di Igor Squeo
Svolta nelle indagini sulla morte di Igor Squeo. Ieri, 3 giugno 2026, è stata resa nota l’iscrizione nel registro degli indagati di sei poliziotti e un medico per il decesso del ragazzo, avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 giugno 2022 nel suo appartamento milanese, durante un intervento delle Forze di Polizia. Quattro agenti rispondono di omicidio preterintenzionale, due di falso ideologico; il medico di omicidio colposo e falso ideologico.
La svolta arriva grazie all’iniziativa della Procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, che ha avocato a sé l’inchiesta ribaltando la doppia richiesta di archiviazione del pm Francesco De Tommasi, che aveva ricondotto il decesso a un’overdose di cocaina. La tesi della procuratrice coincide con quella della perizia indipendente commissionata dalla famiglia: Igor Squeo è morto per asfissia posizionale, determinata dall’impropria contenzione fisica da parte delle Forze di Polizia e aggravata dalla somministrazione del calmante Propofol in una situazione di già grave stress respiratorio. È stata disposta una nuova perizia medico-legale.
Quello che non tornava
La versione ufficiale non reggeva fin dall’inizio. I consulenti del pm collocavano l’assunzione letale di cocaina tra le 5.15 e le 5.45 — ma in quel lasso di tempo Igor era già al secondo arresto cardiocircolatorio, sotto custodia delle Forze di Polizia da ore. Le persone sanitarie intervenute smentivano la versione degli agenti sulla posizione laterale di sicurezza: Igor era tenuto in posizione prona. Il taser usato quella notte era stato rottamato a indagini in corso, senza che fosse mai estratta la scheda di memoria contenente le registrazioni ambientali. La famiglia si è opposta due volte all’archiviazione, ha commissionato una perizia indipendente, ha resistito. Per quattro anni.
Il Commissariato Mecenate
Le persone intervenute quella notte appartenevano al Commissariato Mecenate di via Mecenate — lo stesso coinvolto nella morte di Michele Ferrulli nel 2011 e in quella di Abderrahim Mansouri il 26 gennaio 2026, ucciso da un colpo di pistola dall’agente Carmelo Cinturrino, ora in carcere con oltre trenta capi d’accusa. Non è un caso isolato: è un commissariato con una storia. Un’istituzione gerarchica e opaca che ha coperto i propri, archiviato le morti, distrutto le prove.
«Finalmente posso sperare di sapere cosa è successo realmente quella notte», ha detto oggi Franca Pisano, madre di Igor. Sono parole che pesano quattro anni.
È d’obbligo la richiesta di piena trasparenza sull’operato del Commissariato Mecenate e di tutte le persone coinvolte. Le dimissioni dei vertici responsabili della copertura non sono sufficienti — ma sono un punto di partenza.
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