Sul tetto della Marcegaglia

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Sei operai sono saliti sul tetto della fabbrica.

All’inizio fu la Innse.
Era l’Agosto 2009 e nel corso di una durissima e lunghissima vertenza, nel momento in cui la battaglia sembrava persa e la Polzia aveva circondato la fabbrica per sgomberarla, la salita di cinque operai sul carroponte della fabbrica fu lo “scacco al re” che riuscì a sbloccare la situazione e consentire la vittoria della vertenza.
Sei anni sono passati da quei momenti.
La crisi è diventata feroce.
Centinaia di aziende, anche a Milano e in Lombardia, hanno chiuso.
Decine e decine di migliaia di posti di lavoro sono stati persi.
Durissime vertenze si sono combattute un po’ ovunque nella penisola con modalità di lotta sempre nuove e nella generale indifferenza dei media che, solitamente, accendono i riflettori solo in casi di conflitto con le Forze dell’Ordine.

Ora è toccato alla Marcegaglia.
L’azienda metalmeccanica dell’’ex-Presidente di Confindustria.
L’1 Luglio 6 lavoratori sono saliti sul tetto della fabbrica per protestare contro l’alternativa che gli veniva posta: trasferimento o licenziamento.

Ma facciamo qualche passo indietro.
L’intera vicenda inizia circa un anno fa quando la proprietà decide la chiusura dello stabilimento di Milano.
Dopo una dura e complessa vertenza si arriva a un accordo che prevede o il trasferimento dei lavoratori nello stabilimento di Pozzolo Formigaro (in provincia di Alessandria, a 100 chilometri dal capoluogo lombardo) o un incentivo all’esodo.
Per chi non accettava l’accordo era invece prevista la Cassa Integrazione Straordinaria per 2 anni.
Molte parti dell’accordo avevano sollevato la perplessità della Fiom.

In questi giorni la decisione della Marcegaglia.
Invece che ricollocare i lavoratori rimasti in quattro altri suoi stabilimenti in Lombardia come sarebbe possibile (e come da accordo) la direzione aziendale ha posto ai lavoratori l’aut-aut: o trasferimento a Pozzolo o licenziamento.

Da qui la salita di 6 lavoratori sul tetto.
In condizioni ambientali proibitive (visto il caldo di questi giorni).
E in condizioni di salute altrettanto preoccupanti, vista la malattia di uno e lo sciopero della fame di un secondo.

Questa mattina un lavoratore si è appeso a una corda sul tetto mentre dall’azienda arriva una risposta molto rigida: le trattative riprenderanno solo se i lavoratori scenderanno dal tetto.

Continueremo a seguire la vicenda.

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