Un week end d’ordinario e invisibile fascismo meneghino…

villa littaAbbiamo ricevuto diverse mail, negli ultimi giorni, con un tema di fondo: le presenze diversamente assortite della destra meneghina in città.
Come se non bastassero i faccioni cubitali di Maroni, che dopo quasi vent’anni di governo ininterrotto della Regione Lombardia a fianco dei peggiori maneggioni mai affacciatisi in un ente locale, ha la pretesa di spiegarci in modo saccente come e perchè dovremmo ancora votarlo; come non bastassero i muri ricoperti dal Partito-Famiglia di La Russa, attacchinati rigorosamente da service italianissimi che mettono al lavoro (chissà a quali condizioni…) quei migranti che vorrebbero cacciare a pedate; come non bastasse tutto ciò e molto altro ancora, le elezioni sono da sempre l’occasione in cui una miriade di micro(cefali)gruppi della cosiddetta “destra radicale” si ricordano che, tra un’aggressione e l’altra, serve ogni tanto fingere di far politica.
Accade così che il solito banchetto ricco di fuffa  “terzomillenniofascistissima” di Casa Pound sorga impunemente sabato pomeriggio in Piazza Cinque Giornate, ovvero a pochi passi da quella Camera del Lavoro che già ha avuto modo di ricevere visite “destro-democratiche” dei loro compari di Forza Nuova. A protezione dei simpatici ragazzi dall’ormai noto simbolo della tartaruga spiaggiata tre nerissimi blindati dei carabinieri, a rinverdire un’alleanza storica (potremmo dire: nei secoli fedele!)
Sempre nel fine settimana, girovagando per la città nel cuore della notte ci si è potuti imbattere per più volte in autovetture ferme nei pressi di metropolitane, fermate degli autobus e piazzette che trasportavano esseri striscianti e ignobili riconducibili, ad una primissima occhiata, al mondo fascista e più precisamente a quello dei bonhead.
Se in un primo momento poteva sembrare che il loro attivismo fosse dovuto al periodo elettorale, fatto di per sè già gravissimo, in realtà il tutto si è rivelato molto peggio dell’immaginazione in quanto un’altra segnalazione parlava di 8 teste rasate in zona Piazza Oberdan tutti col medesimo abbigliamento che “importunavano” un gruppo non precisato di “immigrati”, stessa segnalazione avuta da un gruppo di nordafrincani, questa volta in zona Loreto però…
Come a dire: anche sotto elezioni le eroiche e italianissime gesta dei soggetti in questione non vengono meno, anzi!
Altre mail e messaggi vari parlano di ancora altre macchine in giro ad affiggere manifesti in zona Romolo, sempre senza farsi mancare l’adeguato corollario di minacce agli automobilisti incrociati casualmente o ai passanti fermi alle fermate degli autobus.
Infine, ciliegina sulla torta, non poteva mancare la prova di coraggio e ardimento che da sempre caratterizza i nostri valorosi roditori meneghini: l’italiano per tutti!
Eccoli quindi cimentarsi ne “la scritta sul muro”, desiderosi di mostrare, senza pericolo di refuso alcuno e con tratti sicuri e ben tracciati d’italica precisione, i rudimenti di lingua italiana (con qualche divagazione anche nell’aritmetica complessa)  appresi dopo anni di scuola quadri nelle organizzazioni d’appartenenza.
E’ così che uno splendido luogo come la Biblioteca di Villa Litta, ad Affori, diventa una sorta di lavagna per bestie (senza nessuna offesa alle bestie) in cui l’ignoranza la fa da padrone.
L’immagine che riportiamo parla da sola e non richiede ulteriori parole.
Che dire, in conclusione: quelli citati sono solo alcuni piccoli esempi di cronache ormai troppo spesso frequenti…il periodo elettorale come sempre risvegli appetiti mai sopiti e ardori destroidi purtroppo ancora esistenti.
Il pericolo, come sempre, da parte di questi figuri non è certo politico: sono sempre di meno e non contano nulla. Non hanno seguito, hanno più sedi che militanti e una capacità di proselitismo pari al venditore di termosifoni sulla linea dell’equatore.
Il pericolo che rappresentano invece è come sempre un altro: pericolo fisico, per l’incolumità di chi ha la sventura d’incontrarli e non rientra nelle “categorie” per loro accettabili (ovvero ormai la stragrande maggioranza della popolazione).
Mentre ci avviciniamo al decimo anniversario dell’assassinio di Dax è bene ricordarlo a tutti, anche perchè il tipo-sub-umano modello “accoltellatore neonazi” è in queste primordiali esperienze di fascismo da cerebroleso che sguazza, cresce, si alimenta.

 

Tag:

2 risposte a “Un week end d’ordinario e invisibile fascismo meneghino…”

  1. gigi ha detto:

    non mi stancherò mai di dirlo…chiamiamo le cose con il loro nome: naziskin e non skinhead che è ben altra cosa!

    • Franz_MiM ha detto:

      Hai perfettamente ragione, facendo copia-incolla dalle diverse mail mi sono dimenticato di correggere questa impropria definizione. Correggo con Bonheads, che è il titolo più appropriato per questi personaggi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.