Un’occasione persa per la Memoria: Black Lives Matter e il caso Montanelli

L’estensione ed il grande valore politico che il movimento Black Lives Matter ha avuto, ha ed avrà per il futuro degli Stati Uniti saranno tali da rimettere in discussione gli equilibri politici che parevano sostanzialmente immodificabili in vista delle prossime elezioni. Donald Trump con il suo carico di fanatismo razzista e misogino, di ignoranza e prepotenza, ha data spazio e rivitalizzato la violenza del suprematismo bianco non estraneo alle forze di Polizia. L’onda lunga del movimento è approdata in Europa. Nel nostro continente si è manifestata subito la solidarietà che per essere concreta dovrà pensare anche al razzismo reale, non meno violento, che dal Regno Unito all’Italia, sino al quel grande cimitero che è diventato il Mediterraneo, al razzismo reale che alligna pure tra di noi nelle generale sottovalutazione di tutte le forze politiche. Nei brandelli d’opinione pubblica rimasta il dibattito si è arrestato ed avvitato intorno alla questione delle statue, perlopiù da difendere da una presunta “furia iconoclasta”; in clamorosa elusione del significato profondo di tale movimento, un movimento afroamericano a dominante proletaria: e forse questa due qualità hanno concorso al suo ridimensionamento ed alla drastica rimozione dei suoi significati più profondi.

In Italia, ignorando ampiamente il portato simbolico dell’abbattimento delle statue, si è arrivati ad “angelizzare” la figura di Indro Montanelli, per noi dell’Anpi, invece, sarebbe stato il caso di riattivare una Memoria antifascista, una memoria attualizzante ed attiva quindi, che in questi mesi di alti consensi Salviniani e dei neofascisti di Fratelli d’Italia avrebbe fatto perlomeno da argine al dilagare del senso comune più retrivo, misogino e razzista. Un’ altra Memoria da non minimizzare nel suo consolidamento. Invece si è preferito non pronunciarsi sul grande portato di quanto accade negli USA limitandosi malamente alla sopraddetta “furia iconoclasta” e si è malamente semplificato quel lugubre connubio di sessismo, razzismo e colonialismo implicito all’acquisto di una dodicenne eritrea ridotto “a quel fatto dell’etiope.” Nulla più.

Montanelli anticipa Salvini

Indro Montanelli ha contribuito, per tutto il corso della sua carriera giornalistica, fitta di indicazioni ed implicazioni politiche, ad infangare la Memoria della Resistenza, con modalità proprie al suo imprinting di fascista strapaesano, che sopravvivono come pulsioni anche nel più grezzo Salvinismo. Ha coniato, e rivendicato per sé, la buffonata del termine “anti-antifascista”: già dal maggio ’45 riteneva l’antifascismo come un raggruppamento logoro non meno “stupido” dei fascisti, anzi “per certi versi peggiore”. Tutto ciò sarà fertile preludio alla seguente buffonata del derby fascismo/antifascismo coniata da Matteo Salvini. Questo non gli impedirà di scrivere sotto pseudonimo nei fascistissimi fogli quali “Il Borghese”, “Candido” e di simpatizzare per l’ultrareazionario movimento dell’”Uomo Qualunque” ove si nascondevano non pochi fiancheggiatori dei ragazzi di Salò. In due libri pubblicati nel primo dopoguerra, “Qui riposano” (che Italo Calvino definì “L’Iliade del qualunquismo”) e “Memorie del cameriere di Mussolini” scritto con Leo Longanesi, inaugura una letteratura della “verosimiglianza” che con Pansa avrà tanto successo e prefigurerà uno dei cardini del Revisionismo che infesterà il dibatto pubblico per almeno trent’anni; in questo libro, dirà lo storico Sergio Luzzatto, “troviamo concentrati tutti gli argomenti storici e politici che per mezzo secolo avrebbero alimentato l’arsenale dell’anti-Resistenza”. Limitandoci ai casi più eclatanti non si può tacere lo scambio epistolare tra Indro e l’ambasciatrice Usa a Roma Claire Booth Luce del maggio 1954. Allora di fronte al rischio di una partecipazione governativa di parte della sinistra non si fece scrupolo di indicare nel Colpo di Stato la soluzione ai problemi dell’Italia. A capo dell’organizzazione terroristica, con l’aggiunta di “centomila bastonatori”, suggerì di mettere il Maresciallo Giovanni Messe (“non molto intelligente, ma le idee le forniremo noi”) che fu al vertice di tutte le guerre fasciste a poi a fianco delle truppe naziste. Ovviamente nella continua denigrazione della Resistenza ridotta ad una brutale “resa dei conti” non mancheranno la difesa del criminale nazista Albert Kesselring “che mi auguro con tutto il cuore di vedere assolto”, dirà nel maggio 1947, sino all’altra difesa del responsabile della strage delle Fosse Ardeatine Erich Priebke e del criminale, ben conosciuto dagli antifascisti milanesi per aver organizzato l’esecuzione dei partigiani del 10 agosto 1944, Theodor Saevecke: “la saluto da soldato a soldato (anche se fummo avversari) con la più viva cordialità”, questo nel 1977, al quale aggiungerà i saluti ad Herbert Kappler, altro criminale nazista responsabile della strage delle Fosse Ardeatine.

Chiudiamo ricordando la costante rimozione dei crimini italiani in Etiopia, che Montanelli minimizzò arrivando a negare il largo uso degli aggressivi chimici contro i civili. Lo storico, e partigiano, Angelo Del Boca fu pioniere di queste ricerche storiche sin dal 1965. La destra neofascista si scatenò insultando a più riprese Del Boca e Montanelli fu lo “storico” di riferimento della contro memoria. Solo nel 1996 chiese scusa a Del Boca di fronte all’evidenza dei documenti consegnati dal Ministero della difesa. Riguardo il “fatto dell’etiope” comprata, Montanelli riferirà, senza nessuna presa di distanza, nel 1969 e pure nel 2001, caricando il racconto di dettagli barbaramente disgustosi. Per chi avesse tempo da buttare e pelo sullo stomaco consigliamo di sfogliare il suo opuscolo “Addio, Wanda!”, scritto nel 1956 contro la Legge Merlin a difesa delle case di tolleranza, e si avrà nero su bianco la statura etica del supposto “grande giornalista”. Così valuterà lo scritto nel 1965, per riassumere, l’ex-squadrista e regista del 25 luglio, sempre fascista, Dino Grandi, grande amico di Indro Montanelli: “Caro Indro, questo è davvero il libro di commiato della nostra generazione di puttanieri, di soldati, di patrioti”. Cosa aggiungere di più?

Direttivo Anpi Fiore-Garanzini, Stadera-Gratosoglio

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