3 attivisti dei Municipi Sociali rischiano fino a 30 mila euro con il nuovo Decreto Sicurezza per aver contestato Lagarde, la presidente della BCE

Il 5 marzo – giornata di sciopero studentesco in Germania contro la leva militare – a Bologna è stata una giornata di lotta.
Alla John Hopkins University, nota università privata per ricchi, arriva Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, per partecipare a una conferenza. In un momento di crescente distacco tra i potenti e la vita reale delle persone, ci è sembrato necessario scendere in piazza immediatamente per affermare che dobbiamo contendere lo spazio europeo, per contestare tra l’altro chi, come l’attuale struttura di governo europea, ha permesso l’avanzata dell’Internazionale nera. Quest’ultimo è lo stesso motivo per cui questo sabato 18 aprile eravamo a Milano insieme ai centri sociali per contestare la remigrazione, perché se loro fondano la loro propaganda sull’odio, noi costruiamo reti di solidarietà.

Quindi, una volta scoperta la sua presenza, decidiamo di andare a contestarla immediatamente.
Dopo un presidio in Piazza Verdi, il corteo parte verso la sede della ricca università privata e viene fermato da un ingentissimo dispiegamento di polizia – parliamo di decine di camionette che hanno militarizzato la zona universitaria di Bologna e un elicottero che ha stazionato in volo per diverse ore –, per poi essere fermato nuovamente in un’altra via.

Per non aver avvisato la Questura di questo corteo (di circa 100 metri), a tre compagni è stata notificata la nuova sanzione amministrativa prevista dal Decreto Sicurezza attualmente in discussione, con una multa che potrebbe arrivare fino a 30 mila euro. Per capire l’entità della nuova norma, a uno dei tre compagni è stato contestato il semplice aver preso la parola con un megafono. È un vero e proprio ossimoro rischiare di dover pagare questa cifra per aver contestato la banchiera più potente d’Europa.

Questa misura ha un obiettivo chiaro: disincentivare la protesta, limitare il diritto a manifestare, circoscrivere il conflitto e il dissenso esclusivamente entro forme mediate. Non lo fai? Paghi una multa salata. Quanto, da mille a 10 mila euro a testa, lo deciderà il prefetto, emanazione del Ministero dell’Interno. Ecco l’altra contraddizione: il governo decide cosa deve essere colpito, chi e poi decide anche con quale importo. Nessun processo, nessuna tutela giuridica. Noi ci siamo sempre opposti alla magistratura perché ci ha sempre messo i bastoni tra le ruote e ci ha spesso condannati a dure misure, accusati di lottare per un mondo migliore. Ma qui c’è un salto di scala: piena discrezionalità a forze dell’ordine e prefetti, con l’obiettivo di rendere impraticabile il diritto a manifestare – che è una misura ben più subdola di, semplicemente, abolire questo diritto.

Tutto questo avviene in un momento in cui tutto accade alla velocità di un post sui social, in un mondo instabile e attraversato da crisi continue. Come si può chiedere il preavviso di tre giorni alla Questura se i militari israeliani arrestano, o peggio bombardano, la Flotilla diretta verso Gaza? Come si può chiedere un preavviso di fronte al Presidente degli Stati Uniti che minaccia via social di distruggere un’intera civiltà in una sola notte?

Da qui nasce la campagna “0€ signor Prefetto”, con l’obiettivo di fargli arrivare tutta la pressione collettiva possibile, affinché 0€ sia la risposta e che questa misura venga stralciata e non riproposta mai più, e che tutti i casi analoghi vengano trattati allo stesso modo.
Lo facciamo perché non riguarda soltanto noi, ma chiunque si batta per un mondo migliore.

Quanto costa la libertà, signor prefetto?

Link al comunicato su MunicipioZero

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